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Falsificare un testamento è reato?

28 maggio 2017


Falsificare un testamento è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 maggio 2017



Il reato di falsità in scrittura privata è stato depenalizzato, ma ciò vale anche per cambiali e testamenti olografi?

Immaginiamo che una persona, trovando il testamento del padre, defunto da pochi giorni, che non lo soddisfa completamente, decida di distruggerlo e di sostituirlo con un altro, redatto di proprio pugno attraverso una perfetta opera di riproduzione della grafia del genitore. Cosa succede in questi casi? Se gli altri eredi lo scoprono possono impugnare il testamento falso entro cinque anni per farlo dichiarare nullo dal tribunale. Se però volessero “denunciare” il responsabile di tale comportamento potrebbero sporgere querela presso i Carabinieri o si tratta di un semplice illecito civile da risolversi, appunto, fuori dalle aule penali? Falsificare un testamento è reato oppure è stato depenalizzato? La soluzione a questa domanda è stata fornita qualche giorno fa da una interessante sentenza della Cassazione [1].

L’anno scorso è intervenuta la depenalizzazione di circa 40 reati [1] e, tra questi, vi è quello di falsità in scrittura privata [2]. Ora non vi è dubbio che anche il testamento olografo (quello cioè fatto “in casa”, in assenza del notaio), sia una scrittura privata. Tuttavia, falsificare un testamento (così come una cambiale) è un reato previsto e punito da un apposito articolo del codice penale [3]. Per cui è legittimo chiedersi se, a seguito della depenalizzazione del reato di «falsità in scrittura privata», anche quello del testamento è stato di fatto cancellato. Secondo la Cassazione la risposta è negativa. L’intervenuta depenalizzazione della falsità in scrittura privata – sostiene la Corte – non travolge anche le disposizioni speciali del codice che comprendono specifiche forme di scritture private come, appunto, il testamento olografo e la cambiale. Risultato: falsificare un testamento è reato e non è stato depenalizzato. Lo stesso dicasi anche per la cambiale.

Quindi, nell’esempio di poc’anzi, gli eredi potranno querelare il colpevole che ha distrutto il testamento originale e lo ha sostituito con uno redatto di proprio pugno.

Attenzione però: falsificare un testamento è reato solo quando – come dice la norma – viene fatto «al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno». La precisazione, per quanto possa sembrare scontata, richiede però la dimostrazione, nell’ambito del processo, dell’utilità che, dalla falsificazione, discende per il colpevole. Senza tale prova, ovviamente, non si potrà avere alcuna condanna e il comportamento non costituirà reato. Chiaramente, la dimostrazione dello scopo di “lucro” è insita nel fatto che il responsabile sia anch’egli erede e, dalla falsificazione, ne sia derivato un proprio utile per aver acquisito maggiori beni.

note

[1] Cass. sent. n. 25948/17 del 24.05.2017.

[2] D.lgs. n. 7/2016.

[3] Art. 485 cod. pen.

[4] Art. 491 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 6 aprile – 24 maggio 2017, n. 25948
Presidente Bruno – Relatore Riccardi

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato.
2. La questione concerne i limiti dell’incidenza dell’intervenuta abrogazione dell’art. 485 c.p., da parte dell’art. 1, lett. a), d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7.
L’art. 2, comma 1, lett. d), d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, ha sostituito la precedente formulazione dell’art. 491 cod. pen. (“Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena”), secondo cui “Se alcuna delle falsità prevedute dagli articoli precedenti riguarda un testamento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore, in luogo della pena stabilita per la falsità in scrittura privata nell’articolo 485, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’articolo 476 e nell’articolo 482. Nel caso di contraffazione o alterazione di alcuno degli atti suddetti, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell’articolo 489 per l’uso di atto pubblico falso”.
Secondo la nuova formulazione dell’art. 491 cod. pen., la cui rubrica è ora intitolata “Falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito”, “Se alcuna delle falsità prevedute dagli articoli precedenti riguarda un testamento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore e il fatto è commesso al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’articolo 476 e nell’articolo 482. Nel caso di contraffazione o alterazione degli atti di cui al primo comma, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell’articolo 489 per l’uso di atto pubblico falso”.
Non costituendo più reato la falsità in scrittura privata, in conseguenza della citata abrogazione dell’art. 485 cod. pen., che, non a caso, non è più richiamato nell’art. 491, comma 1, cod. pen., occorre interpretare tale ultima previsione, poiché, da un lato, tra “le falsità prevedute dagli articoli precedenti” non possono essere ricomprese quelle originariamente previste dall’art. 485 cod. pen. (perché abrogato); dall’altro, appare indiscutibile la natura di scritture private del testamento olografo, della cambiale e di ogni altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore.
Orbene, l’interpretazione logico-sistematica della nuova disposizione consente di affermare che, limitatamente a quelle previste dall’art. 491, comma 1, cod. pen., la falsificazione delle scritture private costituisce ancora reato se commessa “al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno”.
Depone in tal senso innanzitutto il nuovo titolo della rubrica, da cui si evince che il contenuto precettivo della norma è destinato a disciplinare non, come in precedenza, l’estensione della pena prevista dagli artt. 476, 482 e 489 cod. pen. ad alcune categorie di documenti privati equiparati agli atti pubblici, bensì l’attività di falsificazione ovvero di utilizzazione dei suddetti documenti, frutto di falsificazione (testamento olografo, cambiale, titoli di credito).
Ciò appare evidente alla luce del nuovo contenuto della norma, che sottopone alle pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’art. 476 cod. pen., e nell’art. 482 cod. pen., ovvero, in caso di mera utilizzazione della scrittura privata da altri falsificata, alla pena prevista dall’art. 489 cod. pen., le condotte di falsificazione (da intendersi nel duplice, tradizionale significato, alternativo, di contraffazione o di alterazione) ovvero di utilizzazione degli atti innanzi indicati, ove commessa in una delle forme previste dagli articoli collocati, nell’ordine codicistico, prima dell’art. 491 cod. pen. (ad eccezione di quelle precedentemente contemplate dall’art. 485 cod. pen.).
L’effetto abrogativo dell’art. 485 cod. pen. va, pertanto, delimitato, nel senso che esso opera nei confronti di tutte le scritture private diverse da quelle contemplate nell’art. 491, comma 1, cod. pen., nella sua nuova formulazione, nonché, nei confronti di queste ultime, in tutti i casi in cui l’attività di falsificazione non sia sorretta dal dolo specifico di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno.
Va dunque ribadito il principio secondo cui, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod. pen., da parte del d.lgs. n. 7 del 2016, la rilevanza penale dell’attività di falsificazione (ovvero di utilizzazione dell’atto falso), realizzata secondo le modalità previste dagli articoli che precedono il predetto art. 491, è circoscritta alle scritture private indicate da quest’ultimo (testamento olografo, cambiale e titoli di credito trasmissibili per girata o al portatore), sempre che il fine avuto di mira dall’agente sia quello di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno (Sez. 5, n. 26812 del 10/02/2016, Cimino, Rv. 267291, in una fattispecie in tema di cambiali).
Nel caso di specie, riguardando la falsificazione una cambiale, espressamente prevista dalla fattispecie di cui all’art. 491 cod. pen., e perciò esclusa dall’ambito della depenalizzazione degli artt. 485 e 486 cod. pen., la sentenza impugnata va annullata con rinvio al Tribunale di Brescia per nuovo esame.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Brescia per nuovo esame.

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