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Lo sai che? Falsificare una cambiale è reato

Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 maggio 2017

La falsificazione della scrittura privata è stata depenalizzata, ma ciò quella della cambiale che resta ancora reato.

Immaginiamo che una persona rilasci a un creditore, a garanzia dell’esatto adempimento di un proprio debito, una cambiale firmata in bianco. Il debito viene poi regolarmente estinto; tuttavia il creditore, abusando della cambiale che ha tra le mani, decide ugualmente di compilarla e di metterla all’incasso indicandosi falsamente come beneficiario del titolo di credito. Cosa può fare il debitore in questi casi? Può sporgere querela? La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza che spiega se falsificare una cambiale è reato o meno.

L’anno scorso, una riforma [2] ha depenalizzato circa 40 reati e, tra questi, vi è anche quello di «falsità in scrittura privata» [3]. Ora, è indubbio che la cambiale sia una scrittura privata, sicché a qualcuno è venuto il dubbio che anche questa rientri tra i documenti la cui falsificazione non è più reato. Sul punto, però, la Cassazione è stata rassicurante: poiché la falsificazione della cambiale è una condotta prevista e sanzionata da un autonomo articolo del codice penale [4] e quest’ultimo non rientra tra le norme abrogate dalla riforma, chi falsifica una cambiale commette tutt’oggi reato. Dunque, nell’esempio di poc’anzi, il presunto debitore – che tale non è – potrà sporgere querela ai carabinieri e chiedere la punizione del colpevole per aver riempito la cambiale senza la sua autorizzazione, così falsificandola.

note

[1] Cass. sent. n. 25948/17 del 24.05.2017.

[2] D.lgs. n. 7/2016.

[3] Art. 485 cod. pen.

[4] Art. 491 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 6 aprile – 24 maggio 2017, n. 25948
Presidente Bruno – Relatore Riccardi

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato.
2. La questione concerne i limiti dell’incidenza dell’intervenuta abrogazione dell’art. 485 c.p., da parte dell’art. 1, lett. a), d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7.
L’art. 2, comma 1, lett. d), d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, ha sostituito la precedente formulazione dell’art. 491 cod. pen. (“Documenti equiparati agli atti pubblici agli effetti della pena”), secondo cui “Se alcuna delle falsità prevedute dagli articoli precedenti riguarda un testamento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore, in luogo della pena stabilita per la falsità in scrittura privata nell’articolo 485, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’articolo 476 e nell’articolo 482. Nel caso di contraffazione o alterazione di alcuno degli atti suddetti, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell’articolo 489 per l’uso di atto pubblico falso”.
Secondo la nuova formulazione dell’art. 491 cod. pen., la cui rubrica è ora intitolata “Falsità in testamento olografo, cambiale o titoli di credito”, “Se alcuna delle falsità prevedute dagli articoli precedenti riguarda un testamento olografo, ovvero una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore e il fatto è commesso al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, si applicano le pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’articolo 476 e nell’articolo 482. Nel caso di contraffazione o alterazione degli atti di cui al primo comma, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsità, soggiace alla pena stabilita nell’articolo 489 per l’uso di atto pubblico falso”.
Non costituendo più reato la falsità in scrittura privata, in conseguenza della citata abrogazione dell’art. 485 cod. pen., che, non a caso, non è più richiamato nell’art. 491, comma 1, cod. pen., occorre interpretare tale ultima previsione, poiché, da un lato, tra “le falsità prevedute dagli articoli precedenti” non possono essere ricomprese quelle originariamente previste dall’art. 485 cod. pen. (perché abrogato); dall’altro, appare indiscutibile la natura di scritture private del testamento olografo, della cambiale e di ogni altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore.
Orbene, l’interpretazione logico-sistematica della nuova disposizione consente di affermare che, limitatamente a quelle previste dall’art. 491, comma 1, cod. pen., la falsificazione delle scritture private costituisce ancora reato se commessa “al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno”.
Depone in tal senso innanzitutto il nuovo titolo della rubrica, da cui si evince che il contenuto precettivo della norma è destinato a disciplinare non, come in precedenza, l’estensione della pena prevista dagli artt. 476, 482 e 489 cod. pen. ad alcune categorie di documenti privati equiparati agli atti pubblici, bensì l’attività di falsificazione ovvero di utilizzazione dei suddetti documenti, frutto di falsificazione (testamento olografo, cambiale, titoli di credito).
Ciò appare evidente alla luce del nuovo contenuto della norma, che sottopone alle pene rispettivamente stabilite nella prima parte dell’art. 476 cod. pen., e nell’art. 482 cod. pen., ovvero, in caso di mera utilizzazione della scrittura privata da altri falsificata, alla pena prevista dall’art. 489 cod. pen., le condotte di falsificazione (da intendersi nel duplice, tradizionale significato, alternativo, di contraffazione o di alterazione) ovvero di utilizzazione degli atti innanzi indicati, ove commessa in una delle forme previste dagli articoli collocati, nell’ordine codicistico, prima dell’art. 491 cod. pen. (ad eccezione di quelle precedentemente contemplate dall’art. 485 cod. pen.).
L’effetto abrogativo dell’art. 485 cod. pen. va, pertanto, delimitato, nel senso che esso opera nei confronti di tutte le scritture private diverse da quelle contemplate nell’art. 491, comma 1, cod. pen., nella sua nuova formulazione, nonché, nei confronti di queste ultime, in tutti i casi in cui l’attività di falsificazione non sia sorretta dal dolo specifico di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno.
Va dunque ribadito il principio secondo cui, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 cod. pen. e della nuova formulazione dell’art. 491 cod. pen., da parte del d.lgs. n. 7 del 2016, la rilevanza penale dell’attività di falsificazione (ovvero di utilizzazione dell’atto falso), realizzata secondo le modalità previste dagli articoli che precedono il predetto art. 491, è circoscritta alle scritture private indicate da quest’ultimo (testamento olografo, cambiale e titoli di credito trasmissibili per girata o al portatore), sempre che il fine avuto di mira dall’agente sia quello di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno (Sez. 5, n. 26812 del 10/02/2016, Cimino, Rv. 267291, in una fattispecie in tema di cambiali).
Nel caso di specie, riguardando la falsificazione una cambiale, espressamente prevista dalla fattispecie di cui all’art. 491 cod. pen., e perciò esclusa dall’ambito della depenalizzazione degli artt. 485 e 486 cod. pen., la sentenza impugnata va annullata con rinvio al Tribunale di Brescia per nuovo esame.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Brescia per nuovo esame.


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