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Le Guide Calcolo età pensionabile

Le Guide Pubblicato il 29 maggio 2017

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Come calcolare l’età per l’accesso alla pensione: pensione di vecchiaia, Ape, pensione anticipata, lavori usuranti, opzione donna e altre deroghe.

L’età pensionabile, cioè l’età a partire dalla quale è possibile pensionarsi, non è uguale per tutti, ma dipende dalla gestione previdenziale a cui si è iscritti (ad esempio, per gli avvocati, iscritti alla Cassa Forense, è diversa rispetto alla generalità dei lavoratori, così come per ingegneri, consulenti, etc.) e dal tipo di pensione richiesta (pensione di vecchiaia, anticipata, di anzianità, etc.). Peraltro, per la stessa tipologia di pensione possono essere previste delle deroghe o delle modalità per anticipare l’uscita dal lavoro: pensiamo alla pensione anticipata quota 41, che consente a determinate categorie di lavoratori precoci di uscire prima dal lavoro. O, ancora, pensiamo all’Ape che, anche se non è una vera e propria pensione, consente comunque l’uscita dal lavoro dai 63 anni di età, grazie al supporto di un assegno mensile.

Tipologie di pensioni e loro deroghe sono davvero numerose: dall’opzione donna alla pensione anticipata per i lavoratori precoci, dall’Ape alla pensione anticipata per gli addetti ai lavori faticosi.

Ad ogni modo, l’età non è l’unico requisito di cui si deve tener conto per quanto riguarda la possibilità di pensionarsi: giocano un ruolo fondamentale, difatti, i contributi accreditati nell’arco della vita lavorativa. La pensione di vecchiaia ordinaria nelle gestioni Inps, per esempio, richiede un minimo di 20 anni di contributi.

Cerchiamo allora di fare un po’ d’ordine sul calcolo dell’età pensionabile e sui requisiti necessari per le principali tipologie di pensione.

Pensione: calcolo dei requisiti

A seconda della tipologia di pensione (anticipata, di vecchiaia, etc.), per raggiungerla sono stabiliti differenti requisiti, che possono riguardare sia l’età, che gli anni di contributi.

Per quanto riguarda il calcolo dell’età pensionabile, è necessario fare riferimento alle tabelle riportate nella guida, che segnano l’età pensionabile prevista per ogni anno, in base agli incrementi periodici legati all’aumento della speranza di vita.

È invece più complesso il calcolo dei contributi, in quanto, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è solitamente indicata in settimane, ma a volte anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente.

Per capire quanti anni di contributi si possiedono, bisogna dunque considerare che:

  • 1 anno corrisponde a 52 settimane;
  • 1 mese corrisponde a 4,333 settimane;
  • 1 giornata corrisponde a 0,19259 settimane.

I periodi di contribuzione appartenenti a diverse gestioni possono essere sommati:

  • gratuitamente, nel caso in cui si richieda la totalizzazione dei contributi, il cumulo, il computo, o la totalizzazione retributiva;
  • a titolo oneroso, qualora si richieda la ricongiunzione dei contributi presso un’unica gestione.

In caso contrario, i contributi di ogni gestione devono essere considerati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione, o a un’eventuale pensione supplementare o supplemento di pensione (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Calcolo della pensione

Per quanto concerne il calcolo della pensione, ricordiamo che questo è effettuato:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31/12/1995; il sistema retributivo si basa sugli ultimi stipendi posseduti dal lavoratore e sulle settimane di contributi versate sino al 1992 (per la quota A) e dal 1993 al 2011 (per la quota B); una variante del sistema retributivo è il calcolo reddituale, utilizzato per le gestioni Inps dei lavoratori autonomi;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi col sistema contributivo (il cosiddetto sistema di calcolo misto), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995;
  • col sistema interamente contributivo, per chi non ha contributi precedenti al 1996 o per chi utilizza l’opzione donna, l’opzione contributiva Dini o il computo nella Gestione separata; il sistema contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati e non sulla media delle ultime retribuzioni;
  • col sistema peculiare della cassa professionale (si tratta, per lo più, di sistemi del tutto simili al contributivo e al retributivo), per i liberi professionisti obbligati a iscriversi a un’apposita gestione (ad esempio Cassa Forense).

Coloro a cui spetta il calcolo interamente contributivo, o che scelgono il computo nella Gestione Separata, hanno diritto, a determinate condizioni, a requisiti più leggeri per accedere alla pensione anticipata (63 anni e 7 mesi di età con 20 anni di contributi) ed a quella di vecchiaia (70 anni e 7 mesi, ma con soli 5 anni di contributi). Chi utilizza l’opzione donna ha diritto alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi (se i requisiti sono posseduti entro il 31 luglio 2016).

Per maggiori approfondimenti sul calcolo della pensione, vi invitiamo a leggere il nostro vademecum: come calcolare l’assegno di pensione.

Età pensione di vecchiaia

Per ottenere la pensione di vecchiaia, è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a circa 673 euro).

Vediamo, nella tabella, i requisiti d’età necessari, anno per anno:

  • 2017: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti
  • 2019: 66 e 11 mesi;
  • 2020: 66 e 11 mesi;
  • 2021: 67 e 2 mesi;
  • 2022: 67 e 2 mesi;
  • 2023: 67 e 5 mesi;
  • 2024: 67 e 5 mesi;
  • 2025: 67 e 8 mesi;
  • 2026: 67 e 8 mesi;
  • 2027: 67 e 11 mesi;
  • 2028: 67 e 11 mesi;
  • 2029: 68 e 1 mese;
  • 2030: 68 e 1 mese;
  • 2031: 68 e 3 mesi;
  • 2032: 68 e 3 mesi;
  • 2033: 68 e 5 mesi;
  • 2034: 68 e 5 mesi;
  • 2035: 68 e 7 mesi;
  • 2036: 68 e 7 mesi;
  • 2037: 68 e 9 mesi;
  • 2038: 68 e 9 mesi;
  • 2039: 68 e 11 mesi;
  • 2040: 68 e 11 mesi;
  • 2041: 69 e 1 mese;
  • 2042: 69 e 1 mese;
  • 2043: 69 e 3 mesi;
  • 2044: 69 e 3 mesi;
  • 2045: 69 e 5 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumentano sempre di 2 mesi ogni biennio; gli adeguamenti automatici, però, potrebbero variare nel caso in cui l’aspettativa di vita riscontrata dall’Istat sia differente da quella prevista. Ad esempio, se, per gli anni 2017 e 2018 l’Istat riscontrerà un decremento della speranza di vita, nel 2019 il requisito per la pensione di vecchiaia resterà fermo a 66 anni e 7 mesi.

Età per ottenere l’Ape

Se si decide di utilizzare l’Ape, il nuovo anticipo pensionistico introdotto dalla Legge di bilancio 2017, si può anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, se si possiedono almeno 20 anni di contributi, con un minimo di 63 anni di età.

Sarà così possibile pensionarsi a 63 anni sino al 2018, a 63 anni e 4 mesi nel biennio 2019-2020, a 63 anni e 7 mesi nel biennio 2021 e 2022 e così via, sempre che la misura sia confermata anche in futuro e che i requisiti per la pensione rispecchino gli adeguamenti automatici previsti.

Bisogna però ricordare che l’Ape comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione, in quanto il trattamento è erogato grazie a un prestito bancario, che va restituito. Non subiscono penalizzazioni soltanto coloro che beneficiano dell’Ape sociale, interamente a carico dello Stato sino a 1.500 euro mensili; per ottenere l’Ape sociale, però, sono necessari un minimo di 30 anni di contributi (36 per gli addetti ai lavori gravosi e rischiosi, con l’ulteriore requisito dello svolgimento dell’attività gravosa per almeno 6 anni negli ultimi 7).

Tornando all’Ape volontaria, subiscono tagli minori i lavoratori in esubero, per i quali parte dell’Ape è pagata dall’azienda e i lavoratori che possono beneficiare di una rendita integrativa anticipata.

Per approfondimenti, si veda: calcolo dell’Ape volontaria

Pensione di vecchiaia contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, ma con i seguenti requisiti di età:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020, 70 anni e 11 mesi;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 2 mesi.

I requisiti continuano, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Pensione anticipata

La pensione anticipata, al contrario della pensione di vecchiaia, è basata solo sui contributi accantonati, e non richiede un requisito minimo d’età: la Legge di bilancio 2017 ha infatti abolito la penalizzazione pari all’1% annuo, per ogni anno dal 60° al 62°, e pari al 2%, per ogni anno sotto il 60°.

Vediamo ora quanti sono gli anni di contributi necessari a maturare il trattamento, a seconda della data di uscita dal lavoro, per gli uomini:

  • 2017: 42 anni e 10 mesi;
  • 2018: 42 anni e 10 mesi;
  • 2019: 43 anni e 2 mesi;
  • 2020: 43 anni e 2 mesi;
  • 2021: 43 anni e 5 mesi;
  • 2022: 43 anni e 5 mesi;
  • 2023: 43 anni e 8 mesi;
  • 2024: 43 anni e 8 mesi;
  • 2025: 43 anni e 11 mesi;
  • 2026: 43 anni e 11 mesi;
  • 2027: 44 anni e 2 mesi;
  • 2028: 44 anni e 2 mesi;
  • 2029: 44 anni e 4 mesi;
  • 2030: 44 anni e 4 mesi;
  • 2031: 44 anni e 6 mesi;
  • 2032: 44 anni e 6 mesi;
  • 2033: 44 anni e 8 mesi;
  • 2034: 44 anni e 8 mesi;
  • 2035: 44 anni e 10 mesi;
  • 2036: 44 anni e 10 mesi;
  • 2037: 45 anni;
  • 2038: 45 anni;
  • 2039: 45 anni e 2 mesi;
  • 2040: 45 anni e 2 mesi;
  • 2041: 45 anni e 4 mesi;
  • 2042: 45 anni e 4 mesi;
  • 2043: 45 anni e 6 mesi;
  • 2044: 45 anni e 6 mesi;
  • 2045: 45 anni e 8 mesi;
  • 2046: 45 anni e 8 mesi;
  • 2047: 45 anni e 10 mesi;
  • 2048: 45 anni e 10 mesi;
  • 2049: 46 anni 45 anni.

I requisiti per la pensione anticipata delle donne prevedono lo sconto di un anno, rispetto agli uomini:

  • 2017: 41 anni e 10 mesi;
  • 2018: 41 anni e 10 mesi;
  • 2019: 42 anni e 2 mesi;
  • 2020: 42 anni e 2 mesi;
  • 2021: 42 anni e 5 mesi;
  • 2022: 42 anni e 5 mesi;
  • 2023: 42 anni e 8 mesi;
  • 2024: 42 anni e 8 mesi;
  • 2025: 42 anni e 11 mesi;
  • 2026: 42 anni e 11 mesi;
  • 2027: 43 anni e 2 mesi;
  • 2028: 43 anni e 2 mesi;
  • 2029: 43 anni e 4 mesi;
  • 2030: 43 anni e 4 mesi;
  • 2031: 43 anni e 6 mesi;
  • 2032: 43 anni e 6 mesi;
  • 2033: 43 anni e 8 mesi;
  • 2034: 43 anni e 8 mesi;
  • 2035: 43 anni e 10 mesi;
  • 2036: 43 anni e 10 mesi;
  • 2037: 44 anni;
  • 2038: 44 anni;
  • 2039: 44 anni e 2 mesi;
  • 2040: 44 anni e 2 mesi;
  • 2041: 44 anni e 4 mesi;
  • 2042: 44 anni e 4 mesi;
  • 2043: 44 anni e 6 mesi;
  • 2044: 44 anni e 6 mesi;
  • 2045: 44 anni e 8 mesi;
  • 2046: 44 anni e 8 mesi;
  • 2047: 44 anni e 10 mesi;
  • 2048: 44 anni e 10 mesi;
  • 2049: 45 anni;
  • 2050: 45 anni.

Bisogna comunque considerare, come già detto in merito all’età pensionabile, che gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata può anche essere ottenuta con 41 anni di contributi, se:

  • l’interessato è un lavoratore dipendente o autonomo, iscritto all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende il fondo pensione lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi) e alle sue forme sostitutive ed esclusive (ad esempio fondo elettrici, telefonici…);
  • con almeno 12 mesi di contributi per periodi di lavoro effettivo svolti prima del compimento del 19° anno di età.

Il lavoratore, inoltre, per ottenere il beneficio deve trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • essere disoccupato per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, senza percepire da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione spettante;
  • essere un caregiver, cioè un lavoratore dipendente, o autonomo, che assiste al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave;
  • essere un lavoratore invalido: in particolare, deve essere un lavoratore dipendente o autonomo con una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • essere lavoratore dipendente addetto a lavori faticosi e rischiosi, ossia deve svolgere da almeno 6 anni in via continuativa una delle seguenti attività:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Pensione anticipata contributiva

Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995 può optare per la pensione anticipata contributiva: per ottenere il trattamento, nel 2017, sono sufficienti 63 anni e 7 mesi di età, unitamente al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Vediamo, nella tabella, i requisiti anagrafici necessari al trattamento, in base all’anno di nascita:

Anno di pensionamento

Requisito d’età

Raggiungimento del requisito al 31 dicembre se il soggetto è nato entro il

2016

63 anni e 7 mesi

01-giu-53

2017

63 anni e 7 mesi

01-giu-54

2018

63 anni e 7 mesi

01-giu-55

2019

63 anni e 11 mesi

01-feb-56

2020

63 anni e 11 mesi

01-feb-57

2021

64 anni e 2 mesi

01-nov-57

2022

64 anni e 2 mesi

01-nov-58

2023

64 anni e 5 mesi

01-ago-59

2024

64 anni e 5 mesi

01-ago-60

2025

64 anni e 8 mesi

01-mag-61

2026

64 anni e 8 mesi

01-mag-62

2027

64 anni e 11 mesi

01-feb-63

2028

64 anni e 11 mesi

01-feb-64

2029

65 anni e 1 mese

01-dic-64

2030

65 anni e 1 mese

01-dic-65

2031

65 anni e 3 mesi

01-ott-66

2032

65 anni e 3 mesi

01-ott-67

2033

65 anni e 5 mesi

01-ago-68

2034

65 anni e 5 mesi

01-ago-69

2035

65 anni e 7 mesi

01-giu-70

2036

65 anni e 7 mesi

01-giu-71

2037

65 anni e 9 mesi

01-apr-72

2038

65 anni e 9 mesi

01-apr-73

2039

65 anni e 11 mesi

01-feb-74

2040

65 anni e 11 mesi

01-feb-75

2041

66 anni e 1 mese

01-dic-75

2042

66 anni e 1 mese

01-dic-76

2043

66 anni e 3 mesi

01-ott-77

2044

66 anni e 3 mesi

01-ott-78

2045

66 anni e 5 mesi

01-ago-79

2046

66 anni e 5 mesi

01-ago-80

2047

66 anni e 7 mesi

01-giu-81

2048

66 anni e 7 mesi

01-giu-82

2049

66 anni e 9 mesi

01-apr-83

2050

66 anni e 9 mesi

01-apr-84

Anche in questo caso gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Principali deroghe ai requisiti per la pensione

Sono previsti requisiti più leggeri per la pensione nelle seguenti ipotesi:

  • totalizzazione: bastano 65 anni e 7 mesi di età (per tutti), con 20 anni di contributi e una finestra di attesa di 18 mesi, per la pensione di vecchiaia, o 40 anni e 7 mesi di contributi  e una finestra di 21 mesi, per la pensione di anzianità;
  • salvacondotto per nati nel 1951 e 1952: in questo caso, è possibile andare in pensione a 64 anni e 7 mesi di età, se sono stati compiuti 60 anni entro il 31 dicembre 2012, e maturati almeno 35 anni di contributi, entro la stessa data, per gli uomini, o 20 anni di contributi, per le donne (l’agevolazione non è fruibile dai dipendenti pubblici, dai lavoratori agricoli; inoltre ci sono delle limitazioni per i lavoratori autonomi e per i non occupati al 28 dicembre 2011);
  • opzione donna: in attesa di ulteriori proroghe, l’opzione è fruibile da chi matura almeno 35 anni di contributi e 57 anni e 7 mesi di età (58 e 7 mesi se lavoratrice autonoma), entro il 31 luglio 2016; si applica una finestra di attesa di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome; l’opzione comporta il calcolo interamente contributivo della pensione;
  • lavori usuranti e notturni: per i lavoratori che hanno effettuato turni notturni, o attività particolarmente faticose e pesanti, sono previsti dei requisiti ridotti per la pensione, calcolati in base alle quote (per saperne di più: pensione anticipata per gli addetti a lavori faticosi 2017); i requisiti sono stati ulteriormente tagliati dalla Legge di bilancio 2017.

Non bisogna, infine, dimenticare il principio di cristallizzazione dei requisiti: in base a tale principio, chi matura i requisiti utili alla pensione ha diritto a collocarsi a riposo quando preferisce, anche se successivamente la legge cambia. Grazie alla previsione, confermata anche da una nota circolare Inps [1], chi ha maturato i requisiti precedenti alla Legge Fornero entro il 31 dicembre 2011 può pensionarsi, quando vuole, con le vecchie regole.

note

[1] Inps Circ. n.16/2013.


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3 Commenti

      1. Buongiorno mio padre a un invalidita al 100% e nn lavora da 2007 ce una possibilta di fargli prendere la pensione di vecchiaia?

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