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Lo sai che? Che fare se ricevi una lettera dell’Agenzia delle Entrate

Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 maggio 2017

Scatta l’accertamento fiscale se il fisco richiede chiarimenti sulla disponibilità dei redditi con cui il contribuente mantiene casa e auto e questi non risponde.

Se negli scorsi anni hai acquistato una casa o un’auto e non dichiari un reddito tale da poter mantenere tali beni è verosimile che l’Agenzia delle Entrate pretenda da te dei chiarimenti. Chiarimenti su come sei riuscito a sostenere i costi per tali acquisti e con quali soldi ne sostieni la gestione (dalle spese di condominio, alle tasse, al bollo e all’assicurazione). A tal fine ti spedisce una lettera per darti la possibilità di difenderti, inviando degli scritti e/o presentandoti personalmente presso l’ufficio. Se non rispondi a questo invito o non fornisci prove sufficienti a tuo favore ti verrà notificato un accertamento fiscale. Dunque, tale fase di dialogo con il fisco – detta «contraddittorio preventivo in via amministrativa» – è estremamente importante perché potrà servire ad evitare successivamente problemi più seri: difatti, tutto ciò che non viene detto o esibito in tale momento non può più essere prodotto davanti al giudice. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire che fare se ricevi una lettera dell’Agenzia delle Entrate.

Chi ha letto l’articolo Cosa si rischia ad avere casa e auto intestate saprà bene che tutte le volte in cui il contribuente risulta intestatario di beni di lusso (come casa o auto) e la sua dichiarazione dei redditi è incompatibile con il tenore di vita sostenuto, all’Agenzia delle Entrate si accende un “allarme rosso”. Questo allarme si chiama redditometro: un computer è in grado di stanare le discordanze tra il reddito dichiarato e quello effettivamente utilizzato per acquisti di rilevante importo. Quando questa differenza è superiore al 20% scatta quello che viene detto «accertamento sintetico»: in buona sostanza, l’Agenzia invia al contribuente una lettera in cui gli chiede di chiarire da quale fonte provengono i redditi “in più” (con cui ha pagato il prezzo di acquisto di auto e/o case e con cui detti beni vengono mantenuti) rispetto a quelli dichiarati. Si apre così una fase per così dire “collaborativa” tra amministrazione finanziaria e contribuente. Quest’ultimo vi deve prestare molta attenzione, perché è qui che deve esporre tutte le proprie difese. Difese che abbiamo elencato nell’articolo Come contestare un accertamento fiscale. In buona sostanza il cittadino deve dimostrare che “i soldi in più” con cui ha potuto permettersi casa e auto gli derivano da redditi già tassati o non soggetti a tassazione (si pensi una donazione, una vincita al gioco, un’eredità, un mutuo, una vendita di beni che già aveva, ecc.).

Se le sue difese sono insufficienti o se omette di rispondere alla lettera, scatta l’accertamento fiscale vero e proprio, contro il quale non è più possibile presentare le difese che prima potevano essere sollevate. Si potranno sollevare eccezioni nuove come, ad esempio, quella sul difetto di firma dell’atto (sul punto leggi anche Che fare se l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento fiscale).

L’argomento è stato di recente trattato dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma [1]. I giudici ricordano che la mancata risposta al contraddittorio preventivo da parte del contribuente fa scattare subito l’accertamento fiscale. Difatti, in tema di accertamento dei redditi con metodo sintetico, la disponibilità del contribuente di un immobile e di un’auto integra una presunzione di capacità contributiva, in virtù degli oneri presuntivi di spesa per la gestione dei beni posseduti. Se però la sua dichiarazione dei redditi non è compatibile con il possesso di tali beni, il fisco è esonerato dal dover dimostrare l’eventuale evasione fiscale. È piuttosto il contribuente a doversi difendere. E può farlo proprio nella fase del contraddittorio preventivo. Se non lo fa, non ci sarà scampo contro l’accertamento.

Al contribuente rimane la possibilità di offrire la prova sulla «provenienza non reddituale (in quanto non imponibile perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso di tali beni ovvero di provare che il reddito presunto non esiste o che esiste in misura inferiore».

note

[1] Ctr Roma, sent. n. 1727/17.

Autore immagine: 123rf com


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