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Conflitto di interessi dell’avvocato

10 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 giugno 2017



L’avvocato non deve prestare la propria attività se dalla stessa possono sorgere conflitti o interferenze con gli interessi della parte che assiste.

Il conflitto di interessi dell’avvocato ricorre nei casi elencati dal Codice Deontologico Forense [1], e l’inosservanza del dovere di astensione dallo svolgere l’attività professionale che ne consegue può costare allo stesso sanzioni disciplinari.

In particolare, si ha conflitto di interessi dell’avvocato quando:

  • dallo svolgimento dell’attività professionale possono insorgere conflitti con gli interessi della parte assistita o del cliente (un esempio può essere quello dell’avvocato che richiede il risarcimento dei danni da incidente stradale per conto di un cliente, al quale abbia, altresì, richiesto per conto di altro cliente il risarcimento dei danni per un secondo sinistro stradale verificatosi il giorno stesso del primo);
  • lo svolgimento dell’attività interferisce con lo svolgimento di un altro incarico (si pensi ad un avvocato eletto sindaco di un Comune, che non dismetta il mandato nei confronti di più imputati di reati edilizi nei quali era parte offesa il Comune stesso);
  • il nuovo mandato determina la violazione del segreto sulle informazioni fornite da un’altra parte assistita o da un altro cliente (esempio tra tutti è quello dell’avvocato che, dopo avere difeso una parte, assume nella medesima vicenda il patrocinio della parte avversa);
  • la conoscenza degli affari di una parte può favorire ingiustamente un’altra parte assistita o un altro cliente (si pensi ad un avvocato che, predisposta la bozza di ricorso per separazione consensuale per conto di entrambi i coniugi successivamente, a seguito di ripensamento e revoca del mandato da parte del marito, proceda comunque giudizialmente contro quest’ultimo nell’interesse della moglie rimasta sua cliente, utilizzando contro di lui anche notizie precedentemente apprese dallo stesso);
  • l’adempimento di un precedente mandato limita l’indipendenza dell’avvocato nello svolgere il suo incarico (ad esempio, l’avvocato difende l’avversario di un suo vecchio, caro cliente).

Ciò che si vuole garantire, in pratica, è che l’avvocato conservi la propria indipendenza e la propria libertà di giudizio, e che svolga il suo incarico con la massima imparzialità e libertà da condizionamenti.

Cosa è opportuno fare in caso di conflitto di interessi dell’avvocato?

L’avvocato in conflitto di interessi deve comunicare all’assistito e al cliente l’esistenza delle circostanze che gli impediscono di svolgere al meglio l’attività professionale, ed astenersi dall’espletare il suo incarico.

Il dovere in parola sussiste anche per avvocati partecipi di una stessa società di avvocati o di una stessa associazione professionale, o che esercitino negli stessi locali e collaborino professionalmente in maniera non occasionale (si pensi al caso di un avvocato che agisca nei confronti di un cliente del coniuge, con cui condivide lo studio professionale, ivi comprese le utenze telefoniche).

Quali sono le sanzioni previste per l’avvocato?

L’avvocato che presti la propria attività professionale nonostante il conclamato conflitto d’interessi, o che violi il segreto sulle informazioni fornite da un’altra parte assistita o da un altro cliente, oppure che utilizzi dette informazioni per agevolarsi in altro mandato, rischia la sospensione dall’esercizio da uno a tre anni; se omette di comunicare al cliente l’esistenza delle circostanze impeditive all’espletamento dell’incarico rischia la censura, ossia il biasimo formale (è la sanzione disciplinare applicata quando è ragionevole ritenere che l’avvocato non incorrerà in altre infrazioni).

Quando, invece, si ha incompatibilità della professione di avvocato con altre professioni?

Diversi dai casi di conflitto di interessi sono quelli di incompatibilità della professione forense con altre attività o professioni [2].

In particolare, la professione di avvocato è incompatibile con:

  • qualsiasi altra attività di lavoro autonomo manuale o intellettuale svolta continuativamente o professionalmente;
  • l’esercizio dell’attività di notaio;
  • l’esercizio di qualsiasi attività d’impresa commerciale svolta in nome proprio o per conto altrui (e anche se l’attività commerciale è svolta non professionalmente);
  • la qualità di socio illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali o di amministratore di società di persone aventi come finalità l’esercizio di attività commerciale;
  • la qualità di amministratore delegato o unico, o di presidente del consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione di una società di capitali (anche se in forma cooperativa).

Una volta accertata l’incompatibilità, la sanzione per l’avvocato trasgressore è quella della cancellazione dall’albo.

In quali altri casi l’avvocato può essere cancellato dall’albo?

L’avvocato può essere cancellato dall’albo professionale a seguito di provvedimento del competente consiglio dell’ordine nei seguenti casi [3]:

  • qualora vengano meno i requisiti richiesti dalla legge per l’iscrizione all’albo professionale;
  • se, una volta iscritto all’albo, l’avvocato non presti il suo giuramento entro sessanta giorni dalla notificazione del provvedimento di iscrizione;
  • se la professione non viene esercitata in maniera effettiva, continuativa, abituale e prevalente;
  • per gli avvocati dipendenti di enti pubblici, qualora sia cessata l’appartenenza all’ufficio legale dell’ente, salva la possibilità di iscrizione all’albo ordinario sulla base di apposita richiesta.

L’avvocato cancellato dall’albo può nuovamente iscriversi dimostrando la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e la sussistenza di titoli e requisiti di legge per l’iscrizione.

note

[1] Art. 24, Codice Deontologico Forense.

[2] Art. 18 L. n. 247/12.

[3] Art. 17 L. n. 247/12.

Autore immagine: Pixabay.

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