HOME Articoli

Lo sai che? I diritti di chi soffre di depressione

Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2017

Permessi, assenze per malattia, invalidità, assegno di accompagnamento, niente licenziamento: i benefici economici e lavorativi per il lavoratore depresso.

Guai a sottovalutarla come patologia: la depressione è una malattia che può avere degli effetti devastanti in chi la soffre e, per questo, va tenuta nella stessa considerazione di qualsiasi altra infermità.

Non tutti i tipi di depressione sono uguali. Quella che comunemente viene conosciuta come «depressione» è chiamata anche «disturbo depressivo maggiore» (Mdd) e condiziona, oltre allo stato d’animo e di salute del soggetto, anche la sua vita familiare e sociale. Le sua cause non sono del tutto conosciute ma si tratta, a tutti gli effetti, di una patologia invalidante e, come vedremo, garantisce alla persona malata di depressione alcuni diritti.

Diversa, ma altrettanto seria, la depressione reattiva, che si scatena di fronte ad un evento inatteso come un lutto, la perdita del lavoro, una delusione amorosa, una malattia. In questi casi appare più semplice identificare la causa ma le conseguenze possono essere sempre devastanti, a seconda della capacità del soggetto di «uscire dal tunnel».

Nei casi più gravi, da quello che viene definito «il male oscuro» può derivare una riduzione della capacità lavorativa, un handicap, ed addirittura la necessità di supporto negli atti quotidiani della vita.

Vediamo, allora, le agevolazioni lavorative ed economiche concesse in questi casi, cioè i diritti di chi soffre di depressione.

I diritti al lavoro di chi soffre di depressione

Tra i diritti di chi soffre di depressione rivestono notevole importanza quelli al lavoro. Trattandosi di una patologia psichica, infatti, il medico curante può decidere di lasciare a casa in malattia un lavoratore affetto da depressione.

L’astensione per malattia dovrà seguire questo iter:

  • la redazione del certificato dal proprio medico curante ed invio dello stesso, telematicamente, all’Inps, entro il giorno successivo dal verificarsi della patologia;
  • il preavvertimento del datore di lavoro, e successivo inoltro del numero di protocollo telematico del certificato (secondo accordi collettivi o individuali).

Ovviamente, il lavoratore dovrà rispettare le fasce di reperibilità per un’eventuale visita fiscale dell’Inps, cioè:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Con queste eccezioni:

  • nel caso in cui sia a rischio la vita del lavoratore;
  • in caso di infortunio sul lavoro;
  • in caso di patologia per cause di servizio;
  • in caso di gravidanza a rischio;
  • in caso di ricovero ospedaliero ed eventi morbosi correlati all’invalidità attestata (se dalla depressione deriva una riduzione della capacità lavorativa e l’assenza è provocata dall’acutizzarsi della patologia o di una malattia connessa);
  • se il lavoratore depresso, dovendo evitare lunghe permanenze in luoghi chiusi, esce di casa per partecipare ad un’attività ludica all’aperto [1].

Il lavoratore in depressione può essere licenziato?

Tra i diritti di chi soffre di depressione c’è anche quello di mantenere il proprio posto di lavoro, cioè di non essere licenziato per la sua patologia. Lo ha stabilito la Cassazione [2] dichiarando inefficace un licenziamento nei confronti di un dipendente che ha disturbi di ansia, attacchi di panico o che sia emotivamente fragile in modo esasperato. Non solo: la Suprema Corte lo ha dichiarato illegittimo nonostante sia stata omessa la tempestiva comunicazione della malattia. Il lavoratore, infatti, è tutelato in questo caso dal contratto collettivo che impedisce di prendere questo tipo di provvedimento di fronte ad una patologia caratterizzata da ansia e panico.

Il diritto di chi soffre di depressione all’invalidità

Quando dalla patologia deriva una riduzione della capacità lavorativa, tra i diritti di chi soffre di depressione c’è quello all’invalidità. A seconda della gravità e del tipo di malattia depressiva, vengono riconosciute queste percentuali:

  • sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  • sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  • sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%;
  • sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  • sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%;
  • sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%;
  • nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21% al 30%;
  • nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%;
  • nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41% al 50%;
  • nevrosi ansiosa: 15%;
  • psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

Affinché venga riconosciuta l’invalidità, chi soffre di depressione deve fare richiesta all’Inps (tramite servizi online, contact center o patronato) e sottoporsi all’esame di un’apposita commissione medica.

Da ricordare che l’assegno d’invalidità ordinario è riconosciuto per riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo (quindi per invalidità superiori al 67%), in presenza dei requisiti contributivi (5 anni di contribuzione, almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio). L’assegno viene calcolato, al pari della pensione, sulla contribuzione versata (quindi col metodo retributivo o contributivo, a seconda della collocazione temporale dei contributi, e del possesso, o meno, di 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995).

Se non ci sono i requisiti contributivi, può essere riconosciuto l’assegno d’invalidità civile (assegno di assistenza mensile per invalidi civili parziali), ma solo in caso di invalidità superiore al 74% e con un reddito non superiore a 4.800,38 Euro. L’importo dell’assegno ammonta, per il 2017, a 297,47 euro, per 13 mensilità. Si tratta di un reddito esente da Irpef, incompatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, contrariamente all’assegno d’invalidità ordinario.

Inoltre, i lavoratori con invalidità civile riconosciuta in misura superiore al 45%, hanno diritto al Collocamento Mirato, che consiste nell’accesso ai servizi di sostegno dedicati, e nell’iscrizione alle liste speciali, secondo quanto previsto dalla Legge 68 [3].

Il diritto di chi soffre di depressione alla Legge 104

Chi, a causa della depressione, soffre di un grave handicap mentale, motorio o sensoriale tale da impedire o limitare notevolmente l’integrazione sociale, lavorativa, personale e familiare ha diritto ai benefici relativi a questo stato, e cioè:

  • ai permessi retribuiti riconosciuti dalla Legge 104 (diritto di assentarsi per 3 giornate mensili);
  • alla scelta della sede di lavoro;
  • a rifiutare un trasferimento;
  • alle agevolazioni fiscali (acquisto dell’auto, acquisto di pc e sussidi informatici, detrazione delle spese di assistenza, deduzione delle spese mediche e di assistenza specifica…).

Chi soffre di depressione ha diritto all’assegno di accompagnamento?

Tra i diritti di chi soffre di depressione, quello all’assegno di accompagnamento è vincolato all’impossibilità di compiere gli atti della vita quotidiana senza l’aiuto di una persona che lo assiste. In questo caso, si avrà diritto all’assegno di accompagnamento: l’importo dell’indennità per il 2017 è pari a 515,43 euro mensili per 12 mensilità.

Chi soffre di depressione ha diritto alla pensione anticipata?

Se dalla depressione deriva una certa percentuale di invalidità, è possibile chiedere la pensione anticipata. Ecco i requisiti:

  • se il lavoratore depresso possiede un’invalidità superiore al 74%, avrà diritto a 2 mesi di contributi figurativi aggiuntivi l’anno, fino ad un massimo di 5 anni;
  • se il lavoratore depresso possiede un’invalidità superiore all’80%, potrà anticipare la pensione di vecchiaia. Per l’accesso al trattamento sono necessari almeno 60 anni e 7 mesi di età per gli uomini e 55 anni e 7 mesi per le donne, con almeno 20 anni di contributi (15 se beneficiari della Deroga Amato o richiedenti l’Opzione Contributiva Dini). L’anticipo, però, non è valido per i dipendenti pubblici.

note

[1] Cass. sent. n. 21621/2010.

[2] Cass. sent. n. 11798/2012.

[3] Legge n. 68/1999.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. buongiorno.mi chiamo katy.ilmio medico psichiatro mi hanno elibberato un certificato per disturbo funzionale marcato(paralisi spastica allo mano di sinistra)compatibile con disturbo di conversione(disturbo con sintomi neurologici funzionali).Presenta inoltre disturbo dell’adattamento con sintomi di ansia,insomnia e sintomi depressivi con pianto,rimuginazione pessimistiche.Il sintomo è pervasivo,persistente.Si associa a difficolta di funzionamento socio-lavorativo.Per cortesia la mia domanda è,se mi asppeta precento di invalidita.in attesa della vostra risposta vi ringrazio tanto.

  2. Ho perso il lavoro e mutuo bollente da pagare per arrancare faccio lavori saltuari ho 55 anni non ho più la mobilità mia moglie e messa uguale mi curo ma fatico a rimanere lucido

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI