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Condanna alle spese nel processo penale

2 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 giugno 2017



La condanna alle spese legali c’è solo a favore della parte civile. Differenze tra spese legali e spese di giustizia. Il recupero forzoso delle somme.

Nel processo penale, a differenza di quanto normalmente accade nel processo civile, la condanna dell’imputato al pagamento delle spese legali sussiste soltanto nel caso in cui vi sia stata costituzione di parte civile [1] e solamente a favore di quest’ultima. Quando si parla di spese del processo penale occorre, anzitutto, distinguere tra  «spese legali» e «spese di giustizia».

Spese legali e spese di giustizia

Quando, nel processo penale si parla di «spese legali» ci si riferisce, al pagamento di quelle somme che l’imputato è tenuto a corrispondere al proprio avvocato come remunerazione delle prestazioni professionali da quest’ultimo compiute nell’interesse del proprio assistito. Con il termine «spese di giustizia», invece, si fa riferimento ai compensi e alle indennità spettanti a soggetti terzi rispetto al procedimento (nel processo penale sono terze tutte le persone diverse dalle parti e dal giudice quali, ad esempio, i consulenti tecnici e i testimoni) liquidati direttamente dal giudice, senza che vi sia stata e/o sia necessaria, una specifica richiesta in tal senso.

In caso di accertata responsabilità l’imputato, perciò, sarà condannato (anche) al pagamento delle «spese di giustizia» (nel processo penale anticipate dall’erario, non essendo previsto un costo come è, per esempio, il contributo unificato nel processo civile) il cui eventuale recupero forzoso avverrà secondo le procedure specificamente previste dalla legge [2]. Non sarà (l’imputato) di norma condannato anche al pagamento delle «spese legali» che sono e restano parte di una vicenda di carattere privatistico tra l’imputato e il proprio difensore.

L’ipotesi della costituzione di parte civile

Secondo una specifica previsione di legge [3] ogni reato obbliga alle restituzioni e se ha determinato un danno, patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento.

La funzione specifica del processo penale è quella di accertare la penale responsabilità dell’imputato e, in caso di ritenuta colpevolezza, condannarlo alla pena prevista dalla legge per quel reato, secondo il prudente apprezzamento del giudice. La condanna sarà, secondo le previsioni della legge, alla «reclusione e alla multa» oppure «all’arresto e alla ammenda» [4], oltre al pagamento delle «spese di giustizia».

A seguito della sentenza penale di condanna, la persona offesa [5], potrà avviare una autonoma azione civile con la quale richiedere al condannato il risarcimento dei danni patiti in conseguenza della commissione del reato di cui è stato vittima.  In alternativa, non volendo attendere l’esito del processo penale, la persona offesa ha facoltà di «costituirsi parte civile» in modo tale che, volendo semplificare, potrà far valere, direttamente all’interno del processo penale, le sue pretese restitutorie e/o di risarcimento danni.

In quest’ultima ipotesi, l’imputato, se ritenuto colpevole, potrà essere condannato anche al «risarcimento del danno» e al pagamento delle «spese legali» sostenute dalla persona offesa per partecipare attivamente al processo. Facciamo un esempio che possa meglio chiarire i termini della questione.

Ipotizziamo che Tizio, durante una lite, colpisca Caio con un bastone provocandogli delle lesioni personali. Caio, dopo essere stato in ospedale per le cure necessarie, decide di sporgere formale querela nei confronti di Tizio per le lesioni patite in conseguenza dell’aggressione di cui è stato vittima.  Sulla scorta della querela di Caio, il pubblico ministero avvierà delle indagini al fine di verificare la sussistenza di elementi sufficienti a processare Tizio per il reato commesso.

Quando inizierà il processo, Caio non è obbligato a parteciparvi  attivamente (quale parte) ben potendo limitarsi a essere testimone (nel processo penale la persona offesa può testimoniare a suo favore) con la funzione di rappresentare al giudice gli accadimenti di cui è stato vittima. In questo modo, però, non potrà richiedere la condanna di Tizio al risarcimento dei danni. Pur non essendo obbligato, Caio potrebbe decidere di voler partecipare al processo nei confronti di Tizio, appunto costituendosi, a mezzo di un proprio difensore di fiducia, parte civile.

In questa ultima ipotesi, è evidente, che Caio, per costituirsi parte civile, dovrà remunerare il proprio avvocato in modo che  lo rappresenti nel processo a carico di Tizio. È in questo senso e per questo motivo che, se c’è stata la costituzione di parte civile, l’imputato potrà essere condannato anche alla refusione delle «spese legali», calcolate sulla base di valori predeterminati [6], e intese quali costi cui la persona offesa ha dovuto farsi carico per partecipare attivamente al processo.

Se le spese non vengono pagate?

Nel caso in cui il condannato non adempia al pagamento di quanto dovuto si dovrà procedere al «recupero forzoso» secondo le procedure di «esecuzione forzata». Si tratta di procedure di carattere spiccatamente civilistico. Per le «spese di giustizia» occorre far riferimento alla procedura indicata specificamente dalla legge cui già si è fatto riferimento (v. nota sub 2) di competenza degli uffici pubblici (il cosiddetto campione penale) a ciò deputati.

Il mancato pagamento delle «spese legali» (intese quali pagamenti per le prestazioni professionali dell’avvocato e dei suoi ausiliari come, ad esempio, dei consulenti di parte) può determinare l’avvio di un procedimento azionato direttamente nei confronti dell’obbligato.

Di norma, si inizierà notificando alla persona inadempiente, una notula di fattura (il cosiddetto pro-forma) con specificazione degli importi cui si ha diritto, intimandone il pagamento «entro e non oltre» un certo termine (es. dieci giorni). Nella eventualità in cui «l’intimato», nonostante la formale intimazione, dovesse continuare ad essere inadempiente si potrà dar luogo alle procedure di recupero forzoso del credito, richiedendo al giudice compente (il giudice civile) l’emissione del cosiddetto «decreto ingiuntivo» che, ove non opposto, costituisce titolo in forza del quale si può procedere alla esecuzione forzata con il pignoramento dei beni del debitore.

note

[1] Con la costituzione di parte civile la persona offesa dal reato avanza all’interno del processo penale pretese risarcitorie e/o restitutive nei confronti dell’imputato, tipiche di un giudizio di tipo civilistico. In questo modo in caso di sentenza di colpevolezza il giudice condannerà l’imputato anche al pagamento delle spese legali sostenute dalla parte civile.

[2] D.M. Giustizia 10 giugno 2014, n. 124.

[3] Art. 185 cod.pen.

[4] Rispetto alla diversità della pena prevista dalla legge reati si distinguono in delitti e contravvenzioni: sono delitti quelli puniti con la reclusione e la multa, si definiscono contravvenzioni quelli puniti con arresto e ammenda.

[5] La figura della persona offesa non va confusa con quella di danneggiato dal reato anche se di solito le due figure coincidono. L’esempio di scuola che si fa per spiegarne la differenza è quella del reato di omicidio dove la persona offesa è l’ammazzato (colui al quale apparteneva il diritto) mentre i danneggiati sono i suoi parenti.

[6] D.M. 55 del 2014, contenente le cosiddette «Tabelle forensi».

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