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I diritti di chi viaggia in treno

4 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 giugno 2017



Ritardi, cancellazioni, aria condizionata che non funziona, sporcizia: quando si ha diritto al rimborso e come chiederlo. In contanti o in bonus.

Per lavoro o per turismo. Lasciando a casa l’auto e utilizzando il trasporto pubblico, scelta più comoda ed ecologica. Almeno, ecologica sì ma comoda non sempre. Perché per chi viaggia in treno, la brutta sorpresa è sempre in agguato: una cancellazione, un ritardo. Oppure l’aria condizionata che miete vittime (perché non funziona nel mese di agosto o perché funziona così tanto da far venire la polmonite), la sporcizia che fa pensare ad uno sciopero delle scope, ecc. Disservizi di fronte ai quali presentare un reclamo è possibile, anzi doveroso. Basta conoscere i diritti di chi viaggia in treno. Eccoli.

I diritti di chi arriva in ritardo in treno

E’ il problema più diffuso. Ne sanno qualcosa i pendolari che ogni giorno prendono il treno per andare al lavoro e, puntualmente (parola scelta non a caso), si ritrovano a timbrare tardi il cartellino, dovendo affrontare il muso del capo. O a rientrare a casa la sera a orari improponibili, dovendo affrontare il mattarello della moglie. Per non parlare dei poveri studenti che, proprio quel giorno del ritardo, avevano l’esame della loro vita. Vai a spiegarlo al prof. Ecco i diritti di chi viaggia in treno e arriva in ritardo.

Partiamo da (o con) gli Eurostar. Chi prende uno di questi treni e arriva a destinazione con un ritardo superiore ai 25 minuti ha diritto a un bonus del 50% del biglietto. Attenzione, viaggiatori: bonus, non rimborso. Significa che Trenitalia non dà indietro dei soldi ma un pezzo di carta timbrato che serve per l’acquisto di un nuovo biglietto entro sei mesi e senza diritto al resto.

Esempio. Ho speso 40 euro per utilizzare l’Eurostar. E’ arrivato a destinazione con più di 25 minuti di ritardo. Vado alla biglietteria, mostro il mio titolo di viaggio e ricevo un bonus di 20 euro da usare entro 6 mesi per un altro viaggio. Se quel viaggio successivo costa 30 euro, pagherò 10 di tasca mia più il bonus. Ma se il viaggio costa 12 euro (per dire), userò il bonus e regalerò a Trenitalia gli altri 8 euro.

Cambiano le percentuali ma non il sistema per chi arriva a destinazione in ritardo a bordo di un Intercity o di un Eurocity, purché si muova all’interno del territorio nazionale. Oltre i 30 minuti di ritardo (60 minuti per Intercity notte ed Espresso) il bonus è del 30%, prenotazione inclusa.

Non si ha diritto al bonus quando il ritardo dipende da:

  • causa di forza maggiore (troppo generico, ma è così);
  • lavori programmati su quella linea ferroviaria purché comunicati in anticipo);
  • sciopero (fino alle 3 ore successive alla fine dell’agitazione);
  • causa determinata da terzi con ripercussioni sulla circolazione (qualcuno ha fatto cadere la linea elettrica, ad esempio);
  • occupazione dei binari (una protesta o anche un’auto in panne in un passaggio a livello);
  • calamità naturali;
  • ordine dell’Autorità.

Nota bene: per quanto riguarda il trasporto regionale, ogni azienda partecipata responsabile del servizio applica le proprie condizioni di rimborso.

Come chiedere il bonus per il treno in ritardo

Dicevamo che, tempo permettendo, quando si superano i ritardi appena citati il viaggiatore si deve presentare in biglietteria con il titolo di viaggio per chiedere il bonus. Se il passeggero è fortunato (e se il ritardo gli consente di fare la fila in biglietteria per non perdere il suo appuntamento), riceve il bonus subito. Altrimenti, deve spedire il biglietto originale entro 30 giorni (fa fede il timbro postale) con le proprie generalità (nome e indirizzo). In questo caso, fare una fotocopia del biglietto è cosa buona e giusta, per evitare contestazioni o per pretendere qualcosa nel caso la pratica venisse smarrita.

Se non funziona l’aria condizionata

Chi viaggia spesso in treno, come i pendolari, ha capito da tempo perché quella signora, in pieno mese di agosto, con 40 gradi in giro, attende in treno con il ventaglio e il maglioncino in borsa: nel momento più inopportuno (come da legge di Murphy) o l’aria condizionata non va o è talmente forte che è meglio coprirsi. Eppure tra i diritti di chi viaggia in treno c’è anche quello di trovarsi in un ambiente confortevole dal punto di vista climatico.

Se l’impianto di aria condizionata è completamente fuori uso e non c’è posto in un’altra carrozza dove, invece, non si sudano le sette camicie, il passeggero ha diritto ad un bonus del 50% del biglietto in Eurostar o del 30% in Intercity. Ad una condizione, però: che il personale del treno abbia segnato sul biglietto l’anomalia. Quindi: prima di scendere, si suda un altro pochino per andare a cercare il controllore (nel caso non fosse arrivato), poi si chiede il bonus.

I diritti di chi viaggia in treno non contemplano bonus cumulativi. Nel senso: se quel treno con l’impianto di aria condizionata guasto arriva pure in ritardo, il bonus corrisposto sarà uno solo. Altrimenti…troppa grazia, Sant’Antonio.

I diritti di chi viaggia su un treno sporco

Citavamo prima, in modo ironico, un’eventualità meno rara di quanto si possa pensare, soprattutto per chi viaggia in treno utilizzando il servizio regionale: lo «sciopero delle scope». Il passeggero deve sapere che c’è un risarcimento forfettario per lui quando è costretto a viaggiare in condizioni che definire igieniche sarebbe fare un complimento alla sporcizia.

L’indennizzo è stato riconosciuto in via equitativa da una sentenza del Giudice di Pace di Roma [1] a un ragazzuolo che faceva il pendolare da Spoleto all’Università di Roma Tre giocando a carte con gli acari (così, per dire). L’importo ammonta a 1.000 euro.

Tutti sanno che il concetto di «sporco» può essere relativo. C’è chi la polvere la vede, c’è chi non la nota. Ma di relativo in quel treno ci doveva essere ben poco, se lo studente in questione ha potuto documentare con alcune foto scattate dal cellulare le condizioni in cui lui ed i suoi compagni di sventura erano costretti a viaggiare. Il magistrato (donna) ha riconosciuto all’utente l’esistenza del danno non patrimoniale, derivante da inadempimento contrattuale della compagnia dei treni. Questo perché il vettore è sempre tenuto a garantire condizioni accettabili per il trasporto dei propri passeggeri, dovendo rispettare il diritto alla salute imposto dalla Costituzione.

Non bastano le foto, però, per avere il risarcimento: stando alla sentenza in commento, è necessario documentare, con certificato medico, le conseguenze negative sulla salute del passeggero (una su tutte: i servizi igienici non funzionanti, i sedili sporchi e causa di contagi di vario tipo, ecc.). In tali casi, si legge nel provvedimento in commento, vengono lesi i diritti fondamentali della persona come il diritto alla salute, alla personalità e all’intangibilità della dignità dei cittadini.

Poiché nel momento in cui il passeggero acquista il biglietto del treno non fa altro che concludere un contratto, la compagnia di trasporto è obbligata a garantire la prestazione venduta secondo correttezza e nel rispetto degli standard qualitativi e dei i diritti di chi viaggia in treno, sanciti, in primo luogo, dalla Costituzione.

Non potendosi, però, in tali casi, quantificare con certezza il danno subìto, si può far ricorso alla cosiddetta “quantificazione in via equitativa”, ossia – pur in assenza di specifiche prove sull’ammontare – sulla base di quanto appare giusto al giudice.

Alla peggio, si può sempre chiamare gli acari a testimoniare (così, per dire).

Quando si ha diritto al rimborso totale del biglietto

Tra i diritti di chi viaggia in treno c’è anche quello di  chiedere il rimborso totale del biglietto ma solo in questi casi:

  • se il treno è stato soppresso;
  • se la partenza è ritardata di almeno un’ora;
  • se non ci sono dei posti disponibili nella classe per cui è stato acquistato il biglietto;
  • se si decide di rinunciare al viaggio.

Nei primi tre casi, il rimborso totale dev’essere chiesto (e ottenuto) prima della scadenza del biglietto, presso la stazione in cui si è verificato l’impedimento al viaggio.

Se, invece, il passeggero rinuncia al viaggio, le possibilità sono due:

  • o si accontenta del rimborso dell’80% del biglietto in contanti e basta;
  • o si accontenta del rimborso dell’80% in contanti più un bonus pari al restante 20% per l’acquisto di un altro biglietto.

In ogni caso, si deve accontentare. E deve fare la richiesta presso qualsiasi biglietteria abilitata, o all’agenzia in cui ha acquistato il biglietto, entro il periodo di utilizzazione o entro i limiti di validità (due mesi dalla data di emissione) e comunque prima della convalida del biglietto stesso. Ma può anche ottenere il rimborso del biglietto convalidato sempre che presenti domanda alla biglietteria della stazione di partenza entro 30 minuti dal momento della convalida.

Chi rinuncia ad un viaggio in Eurostar, può chiedere il rimborso fino a 24 ore dopo la partenza, ma gli verrà trattenuto il 50 per cento dell’importo del biglietto.

Può anche chiedere che venga cambiata la data: in questo caso dovrà pagare un sovraprezzo di 3 euro.

Il rimborso non viene riconosciuto se il biglietto originale:

  • è stato pagato meno di 8 euro;
  • è stato perso («mi dev’essere caduto dalla borsa mentre correvo verso la stazione»);
  • distrutto («mi è finito in lavatrice, accidenti, guardi come mi si è ridotto…»);
  • rubato («quel poco di buono è scappato con la mia borsa dove tenevo il biglietto»).

note

[1] GdP Roma, sent. 41354/2013, dott.ssa Concettina Cardacci.

Autore immagine: 123rf.com

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