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Diversa interpretazione del contratto di assicurazione: che fare?


Diversa interpretazione del contratto di assicurazione: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 giugno 2017



La mia polizza auto dice che, in caso di furto entro 6 mesi (180 giorni) dalla data di prima immatricolazione, vengo rimborsato. Per l’assicurazione il furto è avvenuto al 184° giorno. Che fare?

La fattispecie che il lettore ha descritto verte sull’interpretazione della clausola contenuta nel contratto di assicurazione da lui sottoscritto con la compagnia di assicurazione. È evidente, infatti, che il termine di 6 mesi ivi previsto non corrisponde a 180 giorni come subito dopo riportato, creando una contraddizione insanabile che induce l’interprete quantomeno a chiedersi che validità possa avere una siffatta pattuizione, dal momento che uno degli elementi imprescindibili da essa previsti (ossia il termine entro il quale deve verificarsi il sinistro per poter chiedere il rimborso all’assicurazione) non risulta indicato con certezza.

La clausola in esame pertanto potrebbe essere tacciata di nullità già soltanto per quanto riguarda il profilo sopra evidenziato. Ma, ad un’analisi più attenta può rilevarsi un’ulteriore profilo di indagine che, in una vertenza con la compagnia, potrebbe rivelarsi un’arma a favore del lettore.

Infatti, secondo la legge [1] che regola i contratti fra professionisti – ossia persone fisiche o giuridiche che agiscono nell’esercizio delle proprie attività imprenditoriali, commerciali, artigianali o professionali – e consumatori o utenti – ossia le persone fisiche che agiscono per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta – nell’interpretazione di un contratto, in caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale l’interpretazione più favorevole al consumatore. In altre parole, applicando quest’ultimo principio al caso del lettore, si avrebbe che il termine entro cui deve verificarsi il sinistro affinché quest’ultimo sia indennizzato dall’assicurazione sarebbe di 6 mesi in quanto termine naturalmente più lungo di 180 giorni.

Pertanto, per i motivi sopra elencati, si può suggerire al lettore di tutelare il suo diritto a percepire l’indennizzo per prima cosa mettendo in mora l’assicurazione con apposita lettera di diffida. Ove a quest’ultima non seguisse alcuna risposta positiva, potrebbe valutarsi l’ipotesi di iniziare una causa ordinaria in tribunale per accertare il significato della clausola nel senso a lui più favorevole.

Inoltre, nel caso in esame, essendosi verificato uno scarto di appena quattro giorni fra i sei mesi prescritti dalla clausola e la data di verificazione del sinistro, è possibile altresì ipotizzare uno scenario di transazione con la compagnia assicurativa, ossia la firma di un accordo che riconosca al lettore quantomeno una parte del rimborso originariamente previsto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 35, co. 2, Codice del Consumo (d. lgs. n. 206 dello 06.09.2005).

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