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Il reato di falsa testimonianza

11 Gennaio 2023 | Autore:
Il reato di falsa testimonianza

In quali casi mentire al giudice non fa scattare il reato? Cosa si rischia a tacere sulle circostanze di cui si è a conoscenza?

Mentire al giudice non integra sempre il reato di falsa testimonianza: per far scattare la responsabilità penale è necessaria infatti la consapevolezza di raccontare fatti non corrispondenti al vero. Quindi, parlare avventatamente di cose che non si ricordano bene o che hanno formato oggetto di una rappresentazione falsata non costituisce reato.

Tanto è affermato anche dalla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, che ha ben delineato i termini e i confini del reato di falsa testimonianza. Ma procediamo con ordine e vediamo quando e come si risponde penalmente per le dichiarazioni non veritiere rese al giudice nel corso di un processo.

Cos’è la testimonianza?

Sappiamo che una delle fasi più importanti di un processo è la raccolta delle prove. Infatti, la colpevolezza di una persona o l’esistenza del diritto di un’altra non può essere affermata se non vengono dimostrati i fatti previsti dalla legge come presupposto per la tutela giuridica.

Tra tutte le prove, la testimonianza è quella più delicata: da un lato, infatti, è suscettibile di alterazioni da parte del suo autore (senza dover necessariamente pensare alla malafede, le sue dichiarazioni potrebbero essere alterate dal ricordo e dal tempo trascorso rispetto ai fatti); dall’altro, la testimonianza è necessariamente oggetto di interpretazione e filtro da parte del giudice, il quale è libero di valutare l’attendibilità del testimone e di valorizzare alcune sue affermazioni piuttosto che altre.

Cos’è la falsa testimonianza?

Proprio per ridurre al minimo il margine di errore ed evitare che la testimonianza venga utilizzata come mezzo per falsare i processi a proprio piacimento, la legge ha creato il reato di falsa testimonianza. Esso tutela l’interesse al corretto funzionamento della giustizia, con particolare riguardo alla veridicità della testimonianza.

In particolare, il codice penale [1], nel prevedere il delitto di falsa testimonianza, sanziona con la pena della reclusione da due a sei anni chi, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero oppure tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.

La falsa testimonianza, quindi, non scatta solo per la bugia, ma anche per la reticenza, cioè per il silenzio mantenuto su fatti di cui invece si era a conoscenza.

Chi sono i testimoni?

Quanto ai soggetti legittimati a testimoniare, essi non devono avere interesse personale nella causa. Ciò nonostante il coniuge, benché in regime di comunione dei beni, è legittimato a testimoniare. Stesso discorso dicasi per i genitori o i dipendenti dell’azienda a favore del loro datore di lavoro.

La principale differenza tra il processo civile e il processo penale sta nel fatto che, nel primo, le parti in causa non possono essere testimoni di fatti a loro favorevoli; viceversa, nel processo penale, la vittima può rilasciare dichiarazioni testimoniali che il giudice può utilizzare, anche da sole, a fondamento della sentenza di condanna (leggi Si può mandare in galera una persona solo con una denuncia?).

Salvo rarissime eccezioni (ad esempio, nel processo del lavoro), i testimoni sono sempre scelti dai difensori delle parti o, nel processo penale, dal pubblico ministero che gestisce la pubblica accusa.

Chi può commettere la falsa testimonianza?

Il reato di falsa testimonianza è un «reato proprio» perché può essere posto non da chiunque, ma solo da un particolare tipo di soggetti che sono, ovviamente, coloro che sono stati chiamati a testimoniare in un processo.

Presupposto del reato è che il soggetto debba essere sentito, in qualità di testimone, davanti all’autorità giudiziaria. Tale fattispecie si applica anche nel caso in cui il fatto sia commesso in occasione di un collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria all’estero.

Quando scatta la falsa testimonianza?

Le condotte punite dal codice penale sono le seguenti:

  • affermare il falso;
  • negare il vero;
  • tacere, in tutto o in parte, ciò che si sa intorno ai fatti sui quali si è interrogati.

Perché scatti la falsa testimonianza è richiesto il «dolo generico», ossia la consapevolezza di dire una cosa non vera, falsa o di non dire una cosa che si sa.

Tale consapevolezza è un elemento essenziale del delitto in commento in quanto, come vedremo a breve e come abbiamo anticipato in apertura, affermare in buona fede una cosa non vera (per dimenticanza o falsa rappresentazione) non costituisce reato.

Trattandosi peraltro anche di reato di pericolo, è sufficiente che la deposizione falsa abbia anche solo astrattamente potuto portare un contributo probatorio al processo.

Le sanzioni per la falsa testimonianza

La pena prevista per il reato di falsa testimonianza è la reclusione da due a sei anni.

Sono previste delle aggravanti: in particolare, la pena è della reclusione da quattro a dieci anni se dal fatto deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni; è della reclusione da sei a quattordici anni se dal fatto deriva una condanna superiore a cinque anni; è della reclusione da otto a venti anni se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo [2].

Cause di non punibilità

Non è punibile chi ritratti il falso o manifesti il vero, in un procedimento penale prima della chiusura del dibattimento, in un giudizio civile prima che sulla domanda giudiziale sia pronunciata sentenza definitiva [3].

In pratica, non può essere punito il testimone che ha rimorso di aver mentito o taciuto al giudice, se si “pente” prima che sia troppo tardi.

Non è nemmeno punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore.

Ad esempio, il genitore può mentire al giudice se c’è il rischio che, dicendo la verità, il figlio possa essere accusato di un reato (ad esempio, di spaccio di sostanze stupefacenti).

La punibilità è esclusa anche se il fatto è commesso da chi per legge:

  • non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimone, perito, consulente tecnico o interprete;
  • non avrebbe potuto essere obbligato a deporre o comunque a rispondere;
  • avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione.

Classico esempio è quello dell’indagato, il quale non può mai essere costretto a dire la verità e, se mente, non commette alcun reato.

Come si procede per falsa testimonianza?

La falsa testimonianza è un delitto procedibile d’ufficio. Questo significa che anche senza la denuncia della vittima, la Procura della Repubblica può procedere penalmente verso il colpevole.

L’autorità giudiziaria competente è il tribunale monocratico.

Quando non scatta la falsa testimonianza?

Il delitto di falsa testimonianza non scatta per il semplice fatto di aver affermato il falso, bensì per le sole dichiarazioni contrarie a quanto forma oggetto delle consapevolezze del testimone.

In altre parole, se il testimone si è convinto che un determinato fatto è avvenuto o non è avvenuto e, in buona fede, lo dichiara al giudice, mentre invece la realtà è opposta, non è responsabile perché manca in lui la malafede (il dolo), ossia la consapevolezza di falsare un processo e la decisione del giudice.

Anche chi afferma, avventatamente, un fatto che non ricorda bene e lo fa in modo errato, ma in buona fede, anche se poi dovesse risultare la vicenda si è svolta diversamente non è responsabile per falsa testimonianza. 

Come più volte affermato dalla giurisprudenza, la condotta punita dal codice penale non consiste nella difformità tra le dichiarazioni del testimone e la realtà vera e propria, ma nella divergenza tra quanto il teste ha deposto e ciò che egli effettivamente conosce sui fatti in ordine ai quali viene è stato interrogato [4].

Pertanto, sussiste il delitto di falsa testimonianza anche se i fatti, che il teste dichiara falsamente essere avvenuti in sua presenza, sono realmente accaduti.

Un’altra ipotesi in cui, pur non dicendo il vero, non si è responsabili di falsa testimonianza è quando le dichiarazioni attengono a fatti non rilevanti ai fini del decidere o quando questi non siano determinanti per la sentenza definitiva.

Immaginiamo che un testimone, nel riferire di aver assistito a un incidente stradale, dichiari che si trovava nelle adiacenze di quella via per pura casualità, mentre invece stava attendendo l’amante; tale menzogna non può costituire oggetto di falsa testimonianza.

Il reato quindi non scatta se le dichiarazioni hanno ad oggetto fatti del tutto estranei al giudizio ovvero privi di efficacia probatoria, perché in tali casi la testimonianza si rivela inidonea ad alterare il convincimento del giudice e, conseguentemente, ad incidere sul normale funzionamento della giustizia [5].


note

[1] Art. 372 cod. pen.

[2] Art. 383-bis cod. pen.

[3] Art. 376 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 27108/17; Cass., sent. n. 5745/2003.

[5] Cass., sent. n. 29258/2010.

Autore immagine: depositphotos


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