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Soppressione del posto di lavoro e licenziamento

31 Maggio 2017


Soppressione del posto di lavoro e licenziamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Maggio 2017



Licenziamento dovuto a ristrutturazione aziendale (giustificato motivo soggettivo): non si possono contestare le scelte aziendali.

L’azienda è libera di licenziare un proprio dipendente per soppressione del posto di lavoro senza che in ciò il giudice possa esprimere il proprio giudizio: trattasi infatti di un scelta imprenditoriale non sindacabile da parte dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, se il lavoratore intende ugualmente contestare il licenziamento, spetta al datore dimostrare l’effettivo riassetto aziendale e la soppressione del posto; diversamente, al lavoratore licenziato è dovuto il risarcimento del danno. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Milano con una recente sentenza [1].

Il giudice non può entrare nel merito del licenziamento

Solo qualche giorno fa abbiamo parlato del delicato tema del licenziamento per giustificato motivo soggettivo, quello cioè derivante da ristrutturazioni aziendali (leggi Posto soppresso: come contestare il licenziamento). Secondo il mutato orientamento della giurisprudenza, il licenziamento per riordino interno non deve necessariamente coincidere con una situazione di crisi e di necessità del taglio della mano d’opera, ben potendosi procedere alla soppressione del posto di lavoro di un dipendente anche solo per una maggiore efficienza aziendale e per una più efficiente distribuzione della forza lavoro. In altre parole, come ha detto più volte la Cassazione, è possibile il licenziamento per giustificato motivo soggettivo anche solo per massimizzare i profitti dell’imprenditore.

Ora, se è vero che il dipendente – e con lui anche il giudice – non può contestare queste scelte aziendali, rientrando nel diritto dell’imprenditore organizzare la propria attività secondo gli schemi e le forme che ritiene più funzionali ed efficaci, questo però non toglie che il licenziamento per soppressione del posto di lavoro possa essere ugualmente impugnato. È, ad esempio, il caso di una società che, pur dichiarando di aver dismesso una determinata funzione, la attribuisce a un altro lavoratore che, magari, in quanto neoassunto, costa di meno. Dunque, il margine di contestazione riguarda non già il merito della decisione del datore, bensì la veridicità dell’affermazione. E allora come contestare il licenziamento per soppressione del posto?

Come già spiegato dalla Cassazione [2], ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore deve dimostrare, e il giudice deve accertare, che vi sia stato un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo dell’azienda, ossia la reale soppressione di una posizione lavorativa. Restano invece del tutto irrilevanti le ragioni per cui ciò è avvenuto, ossia le circostanze di fatto che abbiano determinato la decisione di procedere a una riorganizzazione.

Ai fini della legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, lo stato di crisi o l’andamento economico negativo dell’azienda non costituiscono un requisito di legittimità, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, che devono essere esplicitate nella lettera di recesso, determinino causalmente un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione della posizione lavorativa a cui era adibito il lavoratore licenziato. Infatti, le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, anche volte a una migliore efficienza gestionale o produttiva possono, se adeguatamente provate, determinare causalmente un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo aziendale attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa.  Al Giudice spetta poi il compito di verificare la reale sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro e, dunque, «il controllo sulla effettività e non pretestuosità della ragione concretamente addotta dall’imprenditore a giustificazione del recesso»

Ciò che il Giudice è tenuto ad accertare è, dunque, che la riorganizzazione aziendale sia effettiva e che sussista il nesso causale tra la ragione inerente all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro addotta dal datore di lavoro in termini di riferibilità e di coerenza rispetto alla ristrutturazione aziendale.

Come contestare la soppressione del posto di lavoro

Il dipendente licenziato per «giustificato motivo soggettivo» a causa della soppressione del posto di lavoro non può contestare la scelta dell’azienda o suggerire, magari, una diversa soluzione che salvi “capra e cavoli” (ossia il suo posto e l’esigenza del datore di un riassetto). Non può cioè suggerire all’imprenditore cosa sia, per lui, meglio fare. Anche se la scelta datoriale può apparire sbagliata, non spetta né al dipendente né al giudice sindacarla. Tuttavia, le ragioni del licenziamento devono essere vere. Il lavoratore può quindi contestare la soppressione del posto di lavoro solo se fittizia.

Allo stesso modo, se il datore di lavoro motiva il licenziamento con una crisi aziendale, ossia con l’esigenza di far fronte a situazioni economiche sfavorevoli, il giudice può verificare che ciò sia effettivo e, quindi, trovi conferma nei bilanci della società.

Paradossalmente, c’è un maggior margine di controllo da parte del tribunale, quando il licenziamento viene motivato per crisi; sicché al datore potrebbe convenire offrire motivazioni più vaghe del licenziamento, legate solo a «scelte imprenditoriali per l’ottimizzazione della mano d’opera» e «soppressione del posto di lavoro», scelte che – come abbiamo detto – non sono sindacabili.

Sbaglia quindi il dipendente che si limiti a impugnare la soppressione del posto di lavoro per lo stato di crisi, senza anche contestare la veridicità della motivazione addotta dall’azienda e cioè la soppressione della posizione lavorativa a seguito del processo di riorganizzazione (che è l’effettiva ragione posta a base del licenziamento).

note

[1] C. App. Milano, sent. n. 610 del 3.03.2017.

[2] Cass. sent. n. 25201/16 e n. 19185/2016.

Autore immagine: 123rf com


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