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Lo sai che? Se la macchina slitta sulla neve il Comune è responsabile?

Lo sai che? Pubblicato il 31 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 maggio 2017

Incidente d’auto causato dall’asfalto coperto di neve: l’amministrazione ha il dovere di approntare un servizio di spazzaneve per evitare di risarcire i danni?

Se la nostra auto slitta sulla neve, scesa sull’asfalto durante la notte, e fa un incidente chi è responsabile? Noi che abbiamo preso la macchina nonostante le condizioni palesemente pericolose della strada o il Comune che non ha approntato un servizio di manutenzione con lo spazzaneve? La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Immaginiamo di svegliarci sotto un cielo completamente bianco: la neve ha iniziato a scendere copiosa e si sta cospargendo su tutte le strade. Ciò nonostante decidiamo di andare al lavoro perché, proprio quel giorno, abbiamo un importantissimo appuntamento dal quale potrebbe dipendere la nostra carriera. Avviene però che la nostra auto, pur dotata di pneumatici invernali, slitta e va a sbattere contro il muro di contenimento ai margini della strada. Riteniamo che il responsabile dell’incidente sia il Comune: è di questi l’obbligo di provvedere alla manutenzione delle strade e a proteggere la sicurezza dei conducenti; laddove pertanto la viabilità sia resa pericolosa da un evento improvviso, come appunto la nevicata (o una frana o un allagamento), l’ente proprietario è tenuto a rimuoverlo prontamente. Di diverso avviso è invece il Comune secondo il quale dovevamo essere noi ad adottare maggiori cautele vista la forte e improvvisa nevicata: l’evento insomma era prevedibile ed evitabile. Chi ha ragione?

Secondo l’orientamento costante della giurisprudenza, l’ente proprietario della strada, addetto alla manutenzione e tenuta della stessa, è anche garante della circolazione e della sicurezza degli automobilisti. Deve quindi intervenire immediatamente per eliminare tutti i possibili pericoli per il traffico. Tuttavia la sua responsabilità viene meno quando vi è un «caso fortuito» ossia alternativamente:

  • un comportamento imprudente dell’automobilista;
  • un evento improvviso, imprevedibile e inevitabile.

Nel caso della macchina che slitta sulla neve appena scesa dal cielo, siamo in presenza di entrambi i presupposti del «caso fortuito». Da un lato, infatti, sussiste un comportamento colpevole del conducente; questi deve prestare cautela e prevedere le situazioni di pericolo. Se, nonostante ciò, e incurante delle condizioni meteo o delle strade, pur in presenza di una massiccia nevicata accetta il rischio di mettersi in auto, delle eventuali conseguenze non può che rispondere personalmente. Dall’altro lato, anche dinanzi all’arrivo di una nevicata, bisogna dare il tempo al Comune di approntare le proprie risorse per la tutela del traffico, consentendo allo spazzaneve di raggiungere i luoghi interessati e procedere alla pulizia della strada. Nel frattempo però gli automobilisti hanno il dovere di prestare massima prudenza.

Quindi nessun risarcimento è dovuto all’auto che sbanda sulla neve se questa condizione di pericolo si è formata da poco e il Comune non ha avuto il tempo di provvedere alla rimozione dello stesso.

note

[1] Cass. sent. n. 13148 del 25.05.2017.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 17 febbraio – 25 maggio 2017, n. 13148
Presidente Di Amato – Relatore Moscarini

Fatti di causa

Il sig. Ma. Ad. presentava appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Arezzo del 16/07/2012 che aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni, patiti a seguito di incidente avvenuto in data 17/12/2010 in una via cittadina del Comune di Arezzo, a causa di inidonee misure adottate dal Comune in presenza di una forte nevicata.
Il Tribunale di Arezzo, con sentenza dell’08/07/2014, rigettava l’appello confermando integralmente la sentenza di primo grado.
Il Giudice riteneva che l’ente proprietario di una strada non sia sempre e comunque responsabile ex art. 2051 c.c. dei danni occorsi a causa della difettosa manutenzione della stessa, ma solo ove gli si possa attribuire la qualifica di “custode” e sempre che la strada sia soggetta al pubblico transito.
Richiamata la giurisprudenza di questa sezione (Cass., 3, 12/04/2013 n. 8935, che presume la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c. salva la prova della imprevedibilità dell’evento) Il Tribunale ha ritenuto che l’applicazione dell’art. 2051 c.c. dipenda dalla risoluzione di una quaestio facti, se ricorrano cioè in concreto le condizioni per attribuire all’ente la qualifica di custode.
In ogni caso, anche qualora si desse per scontata la natura di custode, il Tribunale ha ritenuto, in adesione alla pronuncia di questa sezione 22/10/2013 n. 23919, di dover accertare se, a fronte dell’obbligo del Comune di manutenzione delle strade, non sussistesse, nel caso concreto, un comportamento del danneggiato tale da incidere nel dinamismo causale del danno, sino ad interrompere il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all’ente e l’evento dannoso, specie in presenza di uno stato dei luoghi di obbiettiva pericolosità, tale da rendere molto probabile se non inevitabile il danno (Cass., 3, 5/2/2013 n. 2660).
Alla stregua di tutti questi principi, il Tribunale ha ritenuto non meritevole di accoglimento l’argomento dell’appellante, secondo il quale non poteva ritenersi esigibile dal cittadino la rinuncia ad un giorno di lavoro, peraltro importante, perché in periodo natalizio.
Il Giudice, con motivazione immune da censure, ha ritenuto che, in previsione di una nevicata forte, il rischio di gravi problemi alla viabilità fosse talmente alto e tanto facilmente prevedibile che solo motivazioni più pressanti (ad es. questioni di salute) avrebbero potuto rendere comprensibile e non avventato l’uso di un veicolo.
Nel caso in esame il nesso eziologico tra il comportamento del Comune ed il danno era stato certamente interrotto dal comportamento del danneggiato che, incurante della situazione dei luoghi ed in presenza di massiccia nevicata, aveva accettato il rischio di entrare nelle stradine del centro storico.
Avverso la suddetta sentenza l’Ad. ha notificato ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resiste il Comune di Arezzo con controricorso.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 112 c.p.c, 115 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. per avere la sentenza impugnata ritenuto che il Comune di Arezzo dovesse essere qualificato “custode” della strada dove, invece, tale qualità avrebbe dovuto essere esclusa, come correttamente ritenuto dal giudice di prime cure, e comunque rilevabile solo dalle parti e non d’ufficio dal giudice.
Il motivo è infondato in quanto la qualità di custode, in capo al Comune, è sempre stata pacifica tra le parti e la sentenza ha argomentato adeguatamente anche in relazione al fatto che detta qualità non fosse mai stata contestata dal Comune di Arezzo. Invero ad una attenta lettura della sentenza la questione del rapporto di custodia tra il Comune e la strada non ha affatto costituito ratio decidendi dell’impugnata sentenza, di guisa che la censura è priva di rilevanza e di decisività.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 2051 c.c., art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nella parte in cui la sentenza non avrebbe tenuto conto che la circolazione del veicolo, in presenza di una inefficiente risposta dell’amministrazione all’eccezionale nevicata, non interrompeva il nesso causale tra il comportamento dello stesso Comune e la produzione dell’evento.
Il motivo è inammissibile in quanto la censura è di merito e non può trovare ingresso in questa sede. Sussiste inoltre un diverso rilievo di inammissibilità della censura posto dalla presenza di una cd. “doppia conforme” che preclude al ricorrente, ai sensi dell’art. 348 ter 5. comma c.p.c, di prospettare un vizio di motivazione quale è certamente quello dedotto nel caso di specie, ancorché formalmente rappresentato quale violazione di legge.
Con il terzo motivo di ricorso l’Ad. denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. in ordine al capo di sentenza che non ha compensato le spese di lite.
Il motivo è infondato in quanto il regime delle spese segue la soccombenza sicché alcuna censura può essere mossa alla sentenza nella quale l’Ad. è risultato del tutto soccombente.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio liquidate in Euro 1.400, oltre Euro 200 per esborsi, più accessori di legge e spese generali al 15%. Dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’ulteriore somma a titolo di contributo unificato, pari a quella versata per il ricorso principale ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002.


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