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Lo sai che? Come si applica l’adeguamento Istat alle locazioni?

Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2017

Una breve guida utile per comprendere come si applichi l’adeguamento Istat al canone dei differenti tipi di contratti di locazione.

Come si applica l’adeguamento Istat alle locazioni? A questa domanda si risponde dicendo che l’adeguamento Istat è un meccanismo con cui, ogni anno, è possibile ottenere l’adeguamento del canone di locazione all’intero aumento annuo dell’inflazione (adeguamento al 100%) o ad una parte dell’incremento annuo dell’inflazione (adeguamento al 75%).

Dunque se il vostro problema è sapere come si applica l’adeguamento Istat alle locazioni sappiate che:

  • tocca al locatore (cioè a chi concede un immobile in locazione) chiedere all’inquilino, anno per anno, l’adeguamento del canone (anche verbalmente, ma è preferibile richiederlo per iscritto indicando specificamente a quanto ammonta l’incremento da applicare e quale sarà l’importo del canone adeguato);
  • l’adeguamento non deve essere pagato in un’unica soluzione, ma va ad incrementare l’importo della singola rata mensile del canone.

Per quello che concerne la consistenza dell’adeguamento che può essere richiesto all’inquilino (assai opportuno è indicare la consistenza dell’adeguamento direttamente nel contratto di locazione), occorre sapere che:

  • se è stato stipulato un contratto ad uso abitativo cosiddetto concordato (il 3 + 2), l’adeguamento potrà essere pari al massimo al 75% della rivalutazione Istat (se, ad esempio, l’incremento annuo dell’inflazione risultasse essere dell’1%, l’adeguamento non potrà superare lo 0,75% del canone già in essere che, perciò, aumenterà dello 0,75%);
  • se è stato stipulato, invece, un contratto ad uso abitativo libero (formula 4 + 4), l’adeguamento potrà essere anche pari al 100% della rivalutazione Istat (se, ad esempio, l’incremento annuo dell’inflazione risultasse essere dell’1%, l’adeguamento potrà essere pari all’1% del canone già in essere che, perciò, aumenterà del’ 1%);
  • per le locazioni ad uso diverso da quello abitativo (cioè ad uso commerciale o in caso di locazione ad uso professionale o per le locazioni di box o di depositi), di durata non superiore ai sei anni, l’adeguamento potrà essere pari al massimo al 75% della rivalutazione Istat.

Ma per rispondere compiutamente alla domanda su come si applica l’adeguamento Istat alle locazioni, occorre anche evidenziare che il dato necessario per procedere alla richiesta dell’adeguamento ed al suo calcolo è reperibile sul sito ufficiale dell’Istat ed è pure pubblicato mensilmente sulla Gazzetta ufficiale.

In particolare, si dovrà individuare, per il mese che interessa, l’indice denominato Foi (indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi) in quanto esistono anche altri indici (denominati Nic e Ipca) che, però, non sono quelli utilizzabili per l’adeguamento del canone di locazione.

Il consiglio pratico è di indicare direttamente in contratto a quale dato mensile si dovrà fare riferimento per calcolare l’adeguamento Istat: così, ad esempio, per un contratto stipulato nel mese di ottobre si potrà indicare in contratto che l’indice Foi da considerare sarà quello del mese di settembre: in tal modo, una volta pubblicato il dato mensile di interesse:

  • si verificherà (sulla base della clausola contrattuale pattuita) quale sia la percentuale di incremento da applicare,
  • la si prenderà in considerazione per intero (al 100%) o al 75% e, quindi,
  • si procederà a calcolare il nuovo ammontare del canone di locazione mensile e lo si comunicherà all’inquilino (preferibilmente per iscritto) avvertendolo che tale canone varrà per l’intero anno successivo (fino, poi, al successivo nuovo adeguamento annuale).

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