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Tamponamento a catena: chi è responsabile?

28 luglio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 luglio 2017



Per individuare il responsabile se si verifica un tamponamento a catena, occorre capire se il sinistro sia avvenuto tra veicoli fermi in colonna o tra veicoli in movimento.

In caso di incidente tra due auto, di solito, si fa presto a capire di chi sia la colpa e chi, quindi, debba pagare. Più difficile il discorso nel caso di un tamponamento a catena: chi è responsabile? L’assicurazione di quale automobilista coinvolto deve essere chiamata ai danni? Cerchiamo di fare chiarezza, esaminando una sentenza del Tribunale di Agrigento [1] relativa proprio a un’ipotesi di tamponamento a catena. In essa si chiarisce che, per individuare il responsabile in caso di incidente con diverse macchine una dietro l’altra, è necessario distinguere a seconda che  il sinistro sia avvenuto tra veicoli fermi in colonna o tra veicoli in movimento.

Tamponamento: chi paga?

Spesso usiamo il termine “tamponamento” in modo generico per indicare, semplicemente, due mezzi che si scontrano: in realtà, il tamponamento è un tipo specifico di sinistro stradale che si ha quando un veicolo con la sua parte anteriore urta la parte posteriore di un altro veicolo che lo precede sulla carreggiata. Quindi, prendendo alla lettera quanto detto, se ad un incrocio il veicolo A non rispetta lo stop e va a urtare il veicolo B sulla fiancata, sarebbe scorretto parlare di tamponamento.

In un’ipotesi di questo genere, la responsabilità è del mezzo che ha provocato il  tamponamento [3] che – si presume – non ha rispettato le norme sulla distanza di sicurezza, che deve essere almeno uguale allo spazio percorso durante il tempo che passa tra la prima percezione di un pericolo e l’inizio della frenata. L’unico modo che ha il tamponatore per non dover pagare i danni è riuscire a provare che l’incidente non si è verificato per colpa sua: ad esempio, perché il conducente della macchina tamponata, per salutare un amico, ha frenato improvvisamente.

Tamponamento a catena: chi paga?

Nei tamponamenti a catena, individuare il responsabile è più difficile. Ciò perché la legge dice che bisogna distinguere tra il sinistro avvenuto tra veicoli fermi in colonna e quello avvenuto tra veicoli in movimento.

  • Veicoli fermi in colonna

Se le auto sono ferme in colonna, ad esempio, a un semaforo rosso o in coda nel traffico, si ritiene che il “colpevole” sia il conducente dell’ultimo veicolo: egli, infatti, causa il primo urto da cui derivano i successivi e, pertanto, sarà lui a dover risarcire i conducenti delle altre auto coinvolte.

  • Veicoli in movimento

Se, invece, il tamponamento a catena coinvolge autoveicoli in movimento, si presume che la colpa sia, in ugual misura, di tutti gli automobilisti che hanno contribuito a produrre il danno subito dai singoli mezzi [4]. In sostanza, si considerano responsabili, allo stesso modo i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), che non hanno rispettato la distanza di sicurezza rispetto al veicolo che li precedeva. In altre parole, ogni automobilista paga il conducente del veicolo che gli sta davanti, per i danni che questo ha subito nella parte posteriore del mezzo.

Tamponamento a catena: che fare per non pagare?

Che fare, quindi, per non dover risarcire? C’è un modo per non essere ritenuto responsabile? Certo che sì: ciascun conducente dovrà provare di aver fatto tutto il possibile, una volta tamponato, per evitare di tamponare il veicolo davanti. In pratica deve dimostrare di aver rispettato le distanze di sicurezza e che, ad esempio, il vero motivo per cui non si è riusciti ad evitare l’urto è stato la velocità del veicolo proveniente da dietro.

È chiaro che il primo veicolo della colonna – che viene tamponato, ma non tampona nessun altro – non avrà mai alcuna responsabilità.

Tamponamento a catena: si applica l’indennizzo diretto?

In caso di tamponamento a catena, non può essere applicato il sistema del cosiddetto indennizzo diretto, cioè la richiesta di risarcimento alla propria assicurazione (anziché a quella del responsabile del sinistro). La domanda risarcitoria, quindi, non andrà mai inoltrata alla propria compagnia ma, a seconda dei casi, ci si potrà rivolgere o al veicolo direttamente tamponante (se i veicoli sono in movimento) o all’ultimo veicolo, se i veicoli sono fermi in sosta.

Tuttavia, ha di recente affermato la Cassazione, quando la responsabilità del tamponamento a catena è imputabile a una sola auto, si applica ugualmente l’indennizzo diretto.

La persona trasportata su uno dei mezzi coinvolti dovrà sempre richiedere i danni alla compagnia che assicura il mezzo su cui si trovava al momento dello scontro.

Tamponamento a catena: che fare nell’immediato?

Le fasi concitate che seguono al tamponamento diminuiscono la nostra lucidità e con quella degli altri conducenti. Ecco perché è sempre meglio chiamare le forze dell’ordine, che saranno in grado, al meglio delle loro possibilità, di rilevare quanto avvenuto e attribuire responsabilità in modo chiaro.

note

[1] Trib. Agrigento sent. n. 674 del 24.04.2017.

[2] Cass. sent. n. 18234 dello 03.07.2008.

[3] Art. 141 cod. str.: «È obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che avuto riguardo alle caratteristiche, allo stato ed al carico del veicolo stesso, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa di disordine per la circolazione».

[4] Art. 2054, co. 2, cod. civ. come risulta da Cass. sent. n. 8481 del 27.04.2015.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

Circolazione stradale – Scontri tra veicoli facenti parte di una colonna in sosta – Responsabilità esclusiva dell’ultimo dei veicoli. 

Nel caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

•Corte di cassazione, sezione VI civile, sentenza 15 giugno 2018 n. 15788

Circolazione stradale – Tamponamento a catena tra veicoli in movimento – Presunzione di uguale colpa ex articolo 2054 del Cc, comma 2, a carico dei conducenti di ciascuna coppia di veicoli – Scontri tra veicoli di una colonna in sosta – Responsabilità esclusiva del conducente che abbia tamponato da tergo l’ultimo veicolo. 

Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione l’articolo 2054 c.c., comma 2,con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni è il conducente che le abbia determinate tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna

•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 19 febbraio 2013 n. 4021

Tamponamento a catena – Responsabilità dell’ultimo veicolo – Sussistente se i veicoli sono fermi in una colonna in sosta – Presunzione di responsabilità ex articolo 2054 c.c. –Applicazione nel caso di veicoli in movimento – Sussiste – Effetti.

Il principio di diritto che, nei casi di tamponamento a catena, addebita all’ultimo veicolo della colonna la responsabilità di tutti i tamponamenti dei veicoli precedenti è stato affermato solo nei casi di tamponamento di veicoli fermi incolonnati. Nel tamponamento a catena di veicoli in movimento trova, invece, applicazione, con riguardo ai veicoli intermedi, e quindi con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna – l’articolo 2054 c.c., comma 2 con conseguente presunzione iuris tantum della colpa in eguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicolo tamponato e tamponante, fondata sulla inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia da loro fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno e ancorché uno solo dei conducenti e/o l’autoveicolo da questi condotto abbia riportato danni. Nessuna presunzione legale può essere tratta, secondo la Suprema corte, dalla disposizione dell’articolo 2054 c.c. per sostenere una responsabilità esclusiva o almeno concorrente del conducente dell’ultimo veicolo tamponante per i danni conseguenti al tamponamento dell’auto che precedeva il penultimo veicolo e che da tale veicolo, e non dall’ultimo veicolo, è stato perciò tamponato.

•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 3 luglio 2008 n. 18234

Circolazione stradale – Presunzione di responsabilità art. 2054 c.c. – Fondamento – Condotta dei veicoli – Distanza di sicurezza tra veicoli – Inosservanza – Scontri successivi – Applicazione della presunzione – Prova contraria. 

Partendo dall’evento “scontro tra veicoli”, con le sue conseguenze dannose, la presunzione iuris tantum di colpa ex art. 2054 c.c., c. 2 risale ai comportamenti causativi dell’evento stesso che individua nella condotta di ciascun conducente. La presunzione, nella sua duplice estensione di presunzione di un comportamento colposo e di nesso causale tra tale comportamento e l’evento, è applicabile anche nel caso di urti successivi, a meno che non sia provato, anche attraverso le specifiche modalità, che un determinato danno sia derivato da uno soltanto di essi. Allorché non sussistano specifici elementi che consentano, sia pure attraverso le specifiche modalità dell’incidente ovvero anche, nei congrui casi, la natura del danno, l’esatta ricostruzione del sinistro, e la conseguente addebitabilità a uno o all’altro dei conducenti, dello stesso risponderanno in ogni caso entrambi.

•Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 4 novembre 1992 n. 11953

 

 


Repubblica Italiana

In Nome  Del Popolo  Italiano

Il Tribunale di Agrigento, sezione  civile in composizione monocratica, in persona del Giudice Vincenza Bennici, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta  al n. 60126/2013 R.G. vertente tra

GROUPAMA ASSICURAZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., CF. 00411140585 (Avv. Nicola Castiglione) – appellante

CONTRO

MOSCATO  GIOVAN BATTISTA,  nato a  Gela  il 11/02/1968 (Avv. Antonio Alaimo) – appellato;

E NEI CONFRONTI DI

BUGIA ROSARIO,

INGUANTA ROSARIO

FONDIARIA SAI, IMPRESA DESIGNATA  DAL FONDO  VITTIME DELLA STRADA, in persona del legale rappresentante p.t., CF 00818570012 (Avv. Sabina Schifano) – appellata

DEL SETTE ALESSANDRO,  BUGIA ANTONINO,   ALLEANZA TORO SPA – appellati contumaci

Oggetto: appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Licata n. 15 del 2/2/2012

Conclusioni: cfr. verbale  di udienza del 18/04/2017

Ragioni  in fatto e in diritto della decisione

Con  atto  di  citazione introduttivo  del  giudizio,   Groupama  Assicurazioni spa proponeva  appello avverso la  sentenza  del  Giudice  di  Pace  di  Licata  n.  15    del

2/02/2012,   assumendo che  il primo Giudice aveva  valutato non  correttamente  le risultanze dell’istruttoria svolta  in primo grado ed aveva   affermato  la responsabilità di  Inguanta Rosario  per i danni riportati da Moscato  Giovan  Battista  in occasione del tamponamento a catena  verificatosi in Licata in data  14/09/2006; chiedeva inoltre,   la restituzione delle  somme pagate da  essa   compagnia  in esecuzione dell’impugnata sentenza.

Moscato   Giovan   Battista   e  Inguanta Rosario,   Fondiaria sai  s.p.a.-  nella  qualità di impresa designata  dal  Fondo  vittime della  strada – costituitisi,  chiedevano il rigetto del  gravame; Inguanta e Fondiaria Sai inoltre,  eccepivano inoltre,    l’inammissibilità dell’appello ex art. 342 c.p.c  e 348 bis c.p.c.

Bugia  Rosario  si costituiva chiedendo il rigetto  dell’appello, in subordine, ove  fosse stato   accertata  la  sua  responsabilità  esclusiva o  concorrente  nella  causazione del sinistro,  chiedeva la riforma della  sentenza nella  parte  in cui aveva  affermato la sua responsabilità quale  proprietario dell’autocarro (ultimo veicolo tamponante).

Nessuno si costituiva per  Del Sette Alessandro, Bugia Antonino e Alleanza Toro spa, sebbene ritualmente evocati  in giudizio.

Così delineato l’oggetto  del contendere, va rilevata preliminarmente l’infondatezza dell’eccezione di  inammissibilità dell’appello  ai  sensi  dell’art. 342 c.p.c.,  essendo chiaramente  desumibili  dal   corpo   dell’atto  di  gravame    le  censure  mosse   nei confronti  dell’impugnata  sentenza  e  quali   siano   le  modifiche  che   alla   stessa l’appellante ha chiesto  di apportare.

Sempre in  via  preliminare deve    disporsi la  correzione della  sentenza di  primo grado  nel   senso   che   ove   si   legge   “Bugia   Antonio”  deve   intendersi  “Bugia Antonino”.

Nel merito  l’appello è fondato.

È  noto che secondo un consolidato l’indirizzo, dal quale  non vi è ragione di doversi discostare “il principio di diritto secondo cui, in caso di tamponamento a catena,  è addebitato all’ultimo veicolo  della  colonna la responsabilità di tutti  i tamponamenti dei   veicoli   precedenti  vale   solo   nei   casi   di   tamponamento  di   veicoli   fermi incolonnati.  Nel  caso  di  veicoli  in  movimento,  invece,   trova   applicazione,  con riguardo ai  veicoli  intermedi  e,  quindi, con  esclusione  del  primo e  dell’ultimo veicolo  della  colonna, il comma  2 dell’art. 2054 c.c., con  conseguente presunzione “iuris  tantum”  della  colpa  in  eguale   misura a  carico  di  entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli  tamponati e tamponanti, fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia da loro fornita  la prova liberatoria di avere  fatto tutto  il possibile per evitare il danno e ancorché uno solo  dei  conducenti  e/o  l’autoveicolo  da  questi   condotto  abbia  riportato danni (Cassazione civile, sez. III, 03/07/2008, n. 18234).

Ebbene,  ciò precisato in linea  generale, deve  ora  notarsi che,  nel caso  in esame,  ai fini  della  ricostruzione della  dinamica del  sinistro, nessun apporto ha  fornito   la deposizione  del   teste   Bonaffino,      dalla   quale   non   è  emerso  se  al  momento dell’impatto il secondo veicolo si trovasse fermo oppure in movimento.

Inoltre,   nessun rilievo può attribuirsi alla mancata contestazione di Bugia Rosario, trovando applicazione il principio di contestazione solo con riferimento ai fatti che ricadono nella diretta conoscenza del soggetto; ora, tale  requisito difetta nel caso in esame,   non essendo stato  Bugia Rosario  presente al momento del sinistro.

Ciò chiarito, deve ora osservarsi che non vi è  motivo per non valorizzare  le dichiarazioni rese dai conducenti dei veicolo coinvolti dal sinistro subito  dopo  lo scontro, ove si consideri che  le stesse, oltre a essere state rese  nell’immediatezza dei fatti,  sono tra loro concordanti.

Dalle predette dichiarazioni emerge che il primo veicolo della fila fosse fermo al momento dell’impatto, in attesa  di svoltare a sinistra; peraltro tale circostanza non è oggetto di contestazione tra le parti   ed è stata confermata dal teste Bonaffino.

Inoltre,   Del Sette ha affermato che il veicolo condotto da Inguanta, che lo precedeva, era fermo, così come il veicolo capo-fila; ha dichiarato inoltre  di avere  urtato il veicolo Lancia dopo  essere stato tamponata dall’autocarro.

Lo stesso Bugia Antonino ha affermato che i primi  due veicolo della fila (dunque anche quello  condotto da Inguanta) erano  fermi  e  ha pure  detto   che,  una volta azionato i freni, “si concretizzava un tamponamento a catena”, non riuscendo nonostante aver frenato a evitare l’impatto.

Ebbene,   alla luce di tali dichiarazioni deve  ritenersi che il veicolo condotto da Inguanta fosse fermo e che  il tamponamento si sia verificato per colpa dell’ultimo veicolo il quale, non mantenendo la distanza di sicurezza e andando ad elevata velocità,   si è scontrato con il terzo veicolo della fila  causando anche lo scontro tra questi  e il secondo veicolo e tra quest’ultimo e la vettura capo-fila.

Deve dunque affermarsi la responsabilità dell’ultimo veicolo della fila in relazione ai danni riportati da moscato Giovan  Battista.

Pertanto,  al risarcimento del danno patito da  Moscato  Giovan  Battista,  il quale  ha proposto appello incidentale,chiedendo, in  caso  di  accoglimento dell’appello,   la condanna  del   soggetto   dichiarato   responsabile-     devono   essere    condannati Fondiaria Sai spa, Bugia Antonino e  Bugia Rosario, in solido  tra loro.

Con  riferimento a quest’ultimo, responsabile in quanto proprietario dell’autocarro Fiat, deve essere osservato quanto segue.

Bugia Rosario   assume che nessuna responsabilità può  essergli  ascritta in quanto il mezzo,     priva   di  copertura  assicurativa e  custodito  in  una   campagna  di  sua proprietà,    era  stato   prelevato  da   Bugia  Antonino  a  sua   insaputa;  assume  in particolare, che il figlio  avrebbe prelevato le chiavi da un cassetto  chiuso  a chiave e che lo stesso avrebbe forzato.

Tuttavia, l’appellato non ha fornito  la prova di tale assunto.

Infatti,  il teste  Bugia Carmelo ha riferito  che il cassetto  era chiuso  a chiave  e che lo stesso era stato forzato solo perché aveva  appreso tale circostanza dal padre.

Si tratta all’evidenza, di una “testimonianza de relato  ex parte”, la quale  non essendo supportata da ulteriori elementi, non ha alcuna efficacia probatoria (v.  Tribunale Reggio Emilia, sez. II, 27/05/2015, n. 847).

Né a superare la presunzione di responsabilità di Bugia Rosario vale la circostanza che lo stesso avesse vietato ai familiari di usare  l’autocarro o che lo stesso non fosse munito dei documenti necessari per la circolazione.

Sul punto va ricordato quanto statuito da unanime giurisprudenza, secondo cui: “Ad   integrare  la  prova  liberatoria dalla   presunzione  di  colpa   stabilita dall’art.  2054, comma   3,  c.c.,  non   è  sufficiente  la  dimostrazione  che  la  circolazione  del  veicolo   sia avvenuta  senza   il  consenso  del  proprietario,  ma  è  al  contrario  necessario che  detta circolazione sia avvenuta contro  la sua  volontà, la quale  deve  estrinsecarsi in un concreto ed   idoneo  comportamento  ostativo,  specificamente  inteso   a  vietare  ed   impedire  la circolazione del veicolo  mediante l’adozione di cautele  tali che la volontà del proprietario non possa  risultare superata” (Cassazione civile, sez. III, 14/07/2011,  n. 15478).

Non   essendo,  sulla   base   di   tale   principio,  sufficiente  il  mero   divieto  espresso dal proprietario o il fatto  che  il veicolo  fosse  privo  dei  documenti per  la circolazione e non essendo stato  provato che Bugia Rosario  abbia  ben   custodito le chiavi,  non  può  ritenersi che  questi     abbia  adottato le  necessarie cautele   per  impedire che  altri  utilizzassero  il mezzo;  a ciò è appena  il caso di aggiungere che appare davvero  poco  plausibile che un soggetto in età matura, quale  era  Bugia Antonino all’epoca del sinistro, abbia utilizzato un mezzo,  come un  autocarro, senza  che il padre fosse al corrente di tale utilizzazione. Pertanto la responsabilità per  i danni riportati da Moscato  Giovan  Battista  va imputata a Bugia Rosario, Bugia Antonino e Fondiaria Sai, in solido  tra loro.

Quest’ultimi  pertanto  devono  essere   condannati     a   pagare  a   Moscato       i   danni correttamente quantificati dal  primo decidente in € 996,00 oltre  interessi a decorrere dal fatto illecito.

Per  effetto  di  questa sentenza, inoltre,   Moscato   deve  essere  condannato a  restituire a Groupama la somma di € 3.727,95 la quale  è stata corrisposta dalla  compagnia assicurativa in ottemperanza alla sentenza di primo grado.

Quanto alle spese di lite, esse seguono la soccombenza nel rapporto tra l’appellante, Bugia Rosario,  Bugia  Antonino e Fondiaria Sai e vanno liquidate, per  il primo grado in  euro 1.800,00 e  per  il  secondo grado  in  euro    2.254,00 di  cui  €   2.030,00 per  compenso di avvocato  e  €    224,00  per   spese,     oltre   accessori   di  legge;  le  spese,   nel  rapporto tra l’appellante e  Inguanta, devono essere  compensate in  quanto il  primo   non  ha  svolto alcuna  reale     domanda  nei  confronti  del  secondo;  le  spese   relative  al  rapporto  tra l’appellante,   Del  Sette  e Alleanza Toro  spa  vanno dichiarate irripetibili; Bugia  Rosario, Bugia Antonino e  Fondiaria Sai devono essere  condannati a pagare a Moscato  le spese  di lite  di   entrambi i gradi  del  giudizio, da  distrarsi in favore  del  procuratore dichiaratosi antistatario e liquidate, per il primo grado in euro  1.898.00 di cui  € 1.700,00 per compenso di avvocato e € 198,00 per  spese, e per il secondo grado in euro  2.030,00,  oltre accessori  di legge.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sulla presente controversia, ogni altra  istanza ed   eccezione   disattesa,  nella   contumacia  di   Del   Sette   Alessandro,  Bugia   Antonino, Alleanza Toro Spa,  così provvede:

dispone la correzione della  sentenza di  primo grado nel  senso  che  ove  si legge  “Bugia Antonio” deve intendersi “Bugia Antonino”;

dichiara che responsabili per i danni subiti  da Moscato  a seguito del sinistro verificatosi in Licata in data  14/09/2006 sono, in solido,  Bugia Rosario,   Bugia Antonino e Fondiaria Sai- Impresa designata dal Fondo  vittime della strada;

condanna Bugia Rosario,   Bugia  Antonino  e Fondiaria Sai- Impresa designata dal Fondo vittime della strada a pagare a Moscato  Giovan  Battista la somma di € 996,00 oltre interessi a decorrere dal fatto illecito;

condanna Moscato  a restituire all’appellante la somma di € 3.727,95,  oltre interessi dalla data  della proposizione della domanda giudiziale;

condanna Bugia  Rosario,    Bugia  Antonino,  Fondiaria Sai- Impresa designata dal  Fondo vittime della  strada e  Moscato,  in solido,  a rimborsare all’appellante   le spese  di lite che liquida in € 1.800,00 per  il primo grado e,   per  il secondo grado,  in € 2.254,00 di  cui  € 2.030,00  per   compenso  di  avvocato  e  €    224,00  per   spese,     oltre   accessori   di  legge; compensa le spese  nel  rapporto tra  l’appellante e Inguanta e le dichiara irripetibili nel rapporto tra l’appellante, Del Sette e Alleanza Toro;

condanna Bugia Antonino, Bugia Rosario   e  Fondiaria Sai a pagare a Moscato  le spese  di lite  di   entrambi i gradi  del  giudizio, da  distrarsi in favore  del  procuratore dichiaratosi antistatario e  liquidate, per  il  primo grado in  euro  1.898,00, di  cui  euro    1.700,00 per compenso di avvocato e  euro  198,00 per  spese,   e per  il secondo grado in euro   2.030,00, oltre accessori  di legge.

Così deciso in Agrigento, il 24 aprile  2017

Il Giudice

Vincenza Bennici


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