Donna e famiglia I diritti di chi soffre di dolori del ciclo mestruale

Donna e famiglia Pubblicato il 31 maggio 2017

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Dismenorrea: una proposta di legge in Parlamento potrebbe concedere un congedo mestruale di 3 giorni al mese alle donne lavoratrici. Ecco come usufruirne.

 

Tutto è nelle mani del Parlamento. Se deputati e senatori (più ancora di deputate e senatrici) si decideranno ad approvare la proposta di legge in corso di esame (ormai da un po’), forse si riuscirà a riconoscere i diritti di chi soffre di dolori di ciclo mestruale, cioè di dismenorrea.

Certo non basterà dire al datore di lavoro «ho il ciclo, sto a casa finché non mi passa». Ci sarà bisogno di un certificato medico che attesti il malessere provocato dai dolori del ciclo mestruale. Dopodiché la donna potrà assentarsi dal lavoro, purché stia a riposo. Insomma, massimo rispetto perché ne soffre. Ma niente furbate.

Il problema – pare un’ovvietà – colpisce soprattutto le donne: sono loro a pagare il prezzo del ciclo mestruale particolarmente doloroso. Ma anche le aziende. In Italia, dal 60% al 90% delle donne soffrono durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13% al 51% di assenteismo a scuola e dal 5% al 15% di assenteismo nel lavoro.

Vediamo quali sono oggi i diritti di chi soffre di dolori del ciclo mestruale e quali saranno domani, quando sarà passata la proposta di legge in Parlamento.

 

I diritti di chi soffre oggi di dolori del ciclo

«Ho un gran mal di pancia». E’ l’unica cosa che può argomentare oggi una donna che soffre di dolori del ciclo mestruale per poter stare a casa dal lavoro. Un gran mal di pancia che il dottore capisce e per il quale viene firmato un certificato di malattia. Per indisposizione, come se si trattasse di un’influenza, di un’indigestione, di una gastrite. Si tratta di altro, certo, ma la legge non riconosce ancora il congedo mestruale.

Per ottenere, dunque, la malattia pagata, la donna che soffre di dolori del ciclo mestruale deve andare dal medico (se ci riesce), farsi fare un certificato e spedirlo all’Inps e al datore di lavoro come una normale malattia. Sarà il suo dottore a valutare quanti giorni deve restare a casa, a seconda dell’intensità e delle conseguenze del dolore.

Che cosa prevede la proposta di legge sulla dismenorrea

Se la proposta di legge presentata da quattro deputate in Parlamento dovesse essere approvata, le donne con un ciclo mestruale doloroso avranno 3 giorni al mese di congedo per dismenorrea senza riduzione dello stipendio. Sarà il cosiddetto congedo mestruale che già esiste in altri Paesi da decenni (pioniere il Giappone, che lo ha riconosciuto nel 1947, cioè 70 anni fa).

Secondo la proposta di legge al vaglio delle Camere, infatti, il congedo mestruale «non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice non può essere computata economicamente, né a fini retributivi né contributivi, all’indennità per malattia». Se ne deduce che il congedo per un ciclo mestruale doloroso va oltre l’assenza per un’influenza o per un piede rotto.

Come ottenere il congedo per ciclo mestruale doloroso

Dicevamo: massimo rispetto per chi ne soffre, ma niente furbate. Ci vogliono, dunque, dei requisiti nero su bianco, se si vuole usufruire del congedo per il ciclo mestruale doloroso. Non vale dire, come i bambini che non vogliono andare a scuola, «mi fa male la pancia». E’ appurato che i dolori di chi soffre di dolori del ciclo mestruale non sono gli stessi per tutte le donne: alcune li sopportano di più, altre di meno, per quanto noi maschi non ce ne rendiamo davvero conto di quanto siano pesanti. Ma è anche comprensibile che la donna lavoratrice debba presentare al suo titolare una certificazione medica specialistica. Se la proposta di legge avrà il via libera dal Parlamento, questa certificazione dovrà essere presentata entro il 30 gennaio e rinnovata entro il 31 dicembre di ogni anno.

Sempre se la proposta di legge verrà confermata, avrà diritto ad usufruire del congedo mestruale la lavoratrice con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato ovvero a progetto.

Ma ecco il testo integrale della proposta di legge presentata in Parlamento mirata a difendere i diritti di chi soffre di dolori del ciclo mestruale. Una proposta di legge composta di un solo articolo e di questi 6 commi:

  1. la donna lavoratrice che soffre di dismenorrea, in forma tale da impedire l’assolvimento delle ordinarie mansioni lavorative giornaliere, ha diritto di astenersi dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese;
  2. durante l’astensione dal lavoro ai sensi del comma 1, di seguito denominato «congedo mestruale », alla lavoratrice sono dovute una contribuzione piena e un’indennità pari al cento per 100 per cento della retribuzione giornaliera;
  3. la donna lavoratrice che intenda usufruire del congedo mestruale presenta al datore di lavoro la certificazione medica specialistica relativa alle condizioni previste dal comma 1;
  4. la certificazione medica di cui al comma 3 deve essere rinnovata entro il 31 dicembre di ogni anno e presentata al datore di lavoro entro il successivo 30 gennaio;
  5. il congedo mestruale non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice non può essere computata economicamente né a fini retributivi né contributivi all’indennità per malattia;
  6. il congedo mestruale si applica alle lavoratrici con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato ovvero a progetto.

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