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Lo sai che? Multa per lavori sul terreno di proprietà

Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

Ho fatto uno scavo per collegarmi alla rete idrica comunale, senza ostacolare la circolazione. La strada è mia ma consento il passaggio ai condomini di fronte. Ho ricevuto un verbale per non aver chiesto l’autorizzazione al Comune. Che fare?

Il verbale di contestazione della Polizia Municipale risulta essere specifico.

Il codice della strada [1] afferma che chiunque esegue lavori o deposita materiali sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli e di pedoni deve adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione e mantenerli in perfetta efficienza sia di giorno che di notte. Deve provvedere a rendere visibile, sia di giorno che di notte, il personale addetto ai lavori esposto al traffico dei veicoli. Chiunque viola tali disposizioni, quelle del regolamento, ovvero le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 841 a euro 3366.

La prima domanda alla quale occorre rispondere è: cosa deve intendersi per area destinata alla circolazione? La legge che introdusse l’istituto dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli in circolazione su aree di uso pubblico o aree a queste equiparate [2], precisava che sono equiparate alle strade di uso pubblico tutte le aree, di proprietà pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico. La giurisprudenza è stata sempre improntata a questa definizione, affermando che, ai fini dell’applicazione delle sanzioni inerenti all’inosservanza delle norme che regolano la circolazione stradale, si deve far riferimento non tanto al concetto di proprietà della strada, ma alla sua destinazione [3]. Una strada privata (o un’area privata) aperta alla libera circolazione di un numero indeterminato ed indiscriminato di persone, viene equiparata ad un area pubblica [4]. La giurisprudenza ha altresì affermato, in una pronuncia che sembra attagliarsi molto bene alla nostra vicenda, che quando la circolazione all’interno di tali aree è consentita a particolari categorie di persone, individuate ed autorizzate dal proprietario, non si può parlare di area pubblica [5].

Nel caso del lettore, la strada, di sua proprietà, può essere percorribile (ed essendo, tra l’altro, “cieca” è così anche di fatto) solo da determinate e specifiche persone, da lui autorizzate al passaggio e non percorsa (o percorribile) da un numero indiscriminato di persone e/o veicoli. Valorizzando questa impostazione, la contestazione che gli viene mossa, a prescindere dalla altre considerazioni che da qui ad un attimo si svilupperanno, nel suo caso non sia applicabile poiché mancherebbe il presupposto oggettivo dell’illecito.

La norma prevede che i lavori (o il deposito di materiali) debbano essere eseguiti sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli e di pedoni dovendosi intendere, in questo senso, solo quelle aree che sono destinate alla circolazione di un numero indiscriminato ed imprevedibile di veicoli o di pedoni. Nel caso del lettore, anche in considerazione chi si tratta di una strada senza uscita, la circolazione è limitata a quelle persone ed a quei veicoli ai quali egli, in qualità di proprietario della strada, ha concesso il diritto di passaggio. Nella specie, ad esempio, il lettore ben potrebbe chiudere la stradina con un cancello o una sbarra, fornendo alle persone che in quella strada vivono, le chiavi di accesso. Se così è, difetterebbe lo stesso presupposto oggettivo per l’irrogazione della sanzione.

Da altro punto di vista, poi, correttamente il lettore ritiene che nessuno è in grado di provare l’infrazione. In questo senso, la stessa violazione si ritiene non applicabile al proprietario ma alla persona o alle persone che hanno materialmente eseguito quei lavori. Secondo la giurisprudenza della Cassazione, infatti, la sanzione amministrativa prevista per lavori o deposito di materiali su aree destinate alla circolazione o alla sosta di veicoli senza l’adozione degli accorgimenti indicati dalla stessa norma, deve essere irrogata nei confronti dell’esecutore materiale dell’attività, e non anche del proprietario dell’immobile in favore del quale la stessa viene esplicata, non avendo il committente dei lavori – diversamente dall’imprenditore, dal dirigente e dal proponente – poteri di vigilanza e direzione sull’appaltatore [6].

Nel nostro caso, i verbalizzanti danno solo atto che sono stati eseguiti dei lavori e, non avendo sorpreso nessuno nello svolgimento degli stessi, non sono stati in grado di specificare (probabilmente nemmeno sapevano che avrebbero dovuto farlo) chi materialmente quei lavori ha eseguito. Pur se lo scavo è stato eseguito nell’interesse del lettore (se non avesse dichiarato nulla a verbale sarebbe stato meglio) nulla vieta che egli abbia affidato i lavori di scavo a terze persone ovvero a questa o quella ditta specializzata. L’onere di questa prova compete alla autorità che eleva la contestazione e non a chi quella contestazione la subisce. Non dovrebbe essere il lettore, in altre parole, a provare che quei lavori sono stati eseguiti da altri su suo incarico quanto, piuttosto, l’amministrazione a provare il contrario.

Ma adesso cosa succede? Quale dovrebbe essere il procedimento che l’amministrazione dovrà seguire per dare esecuzione alle contestazioni? I verbali di accertamento della violazione e tutta la documentazione disponibile deve essere rimessa al prefetto il quale, entro 120 giorni [7] dovrà emettere i provvedimenti di sua competenza: ordinanza di ingiunzione o, nel caso in cui non ritenga fondata la contestazione, il provvedimento di archiviazione.

Di particolare rilievo è l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale in tema di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, qualora ad una violazione consegua l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria e di una sanzione amministrativa accessoria (nella specie, ordine di rimozione o di ripristino dello stato dei luoghi), e nel caso in cui sia stato proposto ricorso avverso il verbale di contestazione, il Prefetto è tenuto ad emettere l’ordinanza-ingiunzione nel termine di 120 giorni. In caso di ricorso, pertanto, il prefetto sarebbe tenuto, pena la illegittimità del provvedimento, ad emettere la sua decisione nel termine perentorio di 120 giorni, trascorsi i quali l’ordinanza prefettizia sarebbe da considerare illegittima. Tanto si rappresenta perché, anche questo dato “formale” deve essere tenuto in considerazione per valutare l’opportunità di eventuali impugnazioni del verbale di contestazione.

In conclusione, volendo semplificare:

  • si può argomentare con una certa fondatezza che nel caso del lettore manchi l’elemento oggettivo della violazione, nel senso che quella sulla quale sono stati realizzati i lavori di scavo, non sia da considerare un’area destinata alla circolazione dei veicoli o dei pedoni secondo l’impostazione cui si è fatto riferimento;
  • nel caso di specie i verbalizzanti non hanno potuto accertare l’autore materiale dei lavori i scavo al quale andava comminata la sanzione;
  • non vi è prova che, durante l’esecuzione dei lavori, non siano stati posti in essere tutti gli accorgimenti previsti dalla norma che si assume violata;
  • argomentando circa la destinazione cui la strada è destinata e delle sue specifiche caratteristiche (strada senza uscita) si potrebbe anche ritenere la non necessarietà di autorizzazioni e comunicazioni preventive, poiché alcun disagio la sua attività (o meglio: l’attività di chi ha realizzato lo scavo della cui identità non vi è prova) ha arrecato alla circolazione pubblica ed alla sicurezza dei pedoni.

Non può essere fatta alcuna previsione circa l’esito di un eventuale ricorso. In considerazione di quanto sin qui detto, il ricorso può considerarsi fondato e meritevole di essere accolto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 21, co. 2 e 4, cod. str.

[2] Art. 1, l. n. 990 del 24.12.1969.

[3] Cass. sent. n. 3633 del 17.04.1996.

[4] Tar Puglia sent. n. 491 del 24.03.1994.

[5] Cass. del 18.08.1995.

[6] Cass. sent. n. 8757 del 27.04.2005.

[7] Art. 204 cod. str.


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