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Le prostitute sono lavoratrici autonome. E pagano le tasse

31 maggio 2017


Le prostitute sono lavoratrici autonome. E pagano le tasse

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 maggio 2017



I redditi delle escort vanno denunciati con la dichiarazione dei redditi come proventi da lavoro autonomo.

Le prostitute non possono pagare le tasse perché non esisterebbe, nella dichiarazione dei redditi, un codice per questa attività? Non è affatto vero! Ed a infrangere la leggenda metropolitana che attribuisce alle escort l’incolpevole ruolo di «evasori fiscali per necessità» è la Cassazione [1], di recente richiamata da una sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Bolzano [2]. Secondo infatti l’ormai condiviso orientamento dei giudici tributari, l’attività della prostituta, se svolta in forma abituale (e non occasionale) è in tutto e per tutto assimilabile al lavoro autonomo. Anche i proventi, quindi, derivanti dalle prestazioni elargite dalle escort devono essere dichiarati come «redditi di lavoro autonomo» e vanno tassati allo stesso modo.

Le prostitute sono lavoratrici autonome

Sulla tassabilità dei proventi del meretricio la Cassazione è ormai concorde nel ritenere che l’attività, se svolta in forma abituale, è assimilabile al lavoro autonomo, mentre se viene svolta, sempre autonomamente in forma occasionale rientra nella categoria dei redditi diversi. Dunque la prostituta abituale è una lavoratrice autonoma. Il tutto proprio quando si è iniziato a parlare dei nuovi diritti dei lavoratori autonomi, grazie alla recente approvazione del cosiddetto «Job Act degli autonomi» (la carta dei diritti di quanti non hanno un reddito da lavoro dipendente e non svolgono un’attività “sotto padrone”).

Anche la Corte di giustizia europea aderisce a tale interpretazione. I giudici comunitari hanno chiarito [3] che «la prostituzione costituisce una prestazione di servizi retribuita, la quale rientra nella nozione di attività economiche e spetta al giudice nazionale accertare, caso per caso, se sussistono le condizioni per ritenere che la prostituzione sia svolta come lavoro autonomo», vale a dire al di fuori di fenomeni, penalmente rilevanti, di induzione, costrizione o sfruttamento della prostituzione.

La prostituta non commette attività illecita

Spesso si crede erroneamente che l’attività della prostituta sia illecita, ossia sanzionata penalmente. Non è così. Né le norme penali, né quelle amministrative puniscono le prostitute o chi va a prostitute. Si tratta di attività “tollerata” dall’ordinamento, anche se non tutelata. In termini pratici ciò vuole che l’ordinamento, pur non punendo la escort o il suo cliente, non consente a nessuno dei due di trovare tutela nel caso in cui la controparte non rispetti l’accordo. In altri termini, da un punto di vista civilistico, il contratto è nullo perché contrario al buon costume. Detto in modo ancora più semplice, se il cliente non paga o se la prostituta non si presenta all’appuntamento dopo aver incassato l’anticipo non c’è possibilità di rivolgersi a un giudice. Ma è diritto del cliente, quantomeno, pretendere d’ora innanzi la fattura.

note

[1] Cass. sent. n. 15596/16.

[2] Ctr Bolzano, sent. n. 27/1/17.

[3] C. Giust. Ue causa C-268/99.

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1 Commento

  1. Salve, suggerisco di impostare l’articolo usando un riferimento neutro al genere in quando l’attività di escort/prostituzione può essere esercitata da donne uomini e trans.
    Grazie e cordiali saluti.

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