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Minacciare il suicidio per protesta è reato

31 maggio 2017


Minacciare il suicidio per protesta è reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 maggio 2017



Chi minaccia di darsi fuoco o di suicidarsi per protesta ai controlli o all’arresto di carabinieri o polizia commette reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Non è illegale tentare il suicidio, ma se si tratta solo di una scusa per protestare contro le autorità e impedire loro di adempiere ai propri compiti istituzionali (un sequestro, un pignoramento, un arresto, una contravvenzione, ecc.) allora scatta l’illecito penale. Il reato per chi minaccia i carabinieri o la polizia di suicidarsi per ostacolare a questi ultimi l’esercizio delle proprie funzioni integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale. È quanto chiarito dalla Cassazione in una recente sentenza [1].

Tentare il suicidio è legale?

Prima di spiegare perché minacciare il suicidio per protesta è reato, chiariamo un equivoco ricorrente sul suicidio o sul tentato suicidio. Chi tenta di darsi fuoco, di buttarsi da un ponte o da una finestra non può essere punito: non esistono infatti norme penali o civili che sanzionino il tentato suicidio (e tanto più il suicidio, per ovvie difficoltà a comminare una sanzione per chi non c’è più).

È invece illegale aiutare qualcuno a suicidarsi oppure istigarlo al suicidio. Stabilisce infatti il codice penale [2] quanto segue: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima».

Dunque l’unico reato previsto dalla legge italiana è l’istigazione o l’aiuto al suicidio.

Quando minacciare di suicidarsi è reato

Minacciare di suicidarsi una persona qualsiasi – ad esempio, la fidanzata che ha lasciato il partner – non è reato se questo comportamento non assume i caratteri dello stalking o della violenza privata. Minacciare di suicidarsi la polizia, i carabinieri o qualsiasi altra autorità per impedire l’esercizio delle pubbliche funzioni è invece reato.

Per meglio comprendere come stanno le cose facciamo un esempio.

Immaginiamo una persona che abbia occupato abusivamente una casa di altri. Su autorizzazione del giudice, giunge la polizia per trascinare fuori l’abusivo, ma questi si trincera nell’appartamento. Dinanzi alle pressioni delle autorità, l’uomo si affaccia dal balcone, sale sul cornicione e minaccia gli agenti di buttarsi sotto se questi tenteranno di sfrattarlo. Per evitare un bagno di sangue le autorità sono costrette a desistere e a rinviare le operazioni a un altro giorno. Tuttavia l’abusivo viene denunciato alla Procura della Repubblica per resistenza a pubblico ufficiale. Lui, nelle proprie difese, sostiene di essere stato costretto da uno stato di necessità e che, pertanto, non è punibile, posto peraltro che il suicidio non è illegale; peraltro – sostiene l’avvocato dell’imputato – il comportamento incriminato sarebbe una mera resistenza passiva» e «la minaccia aveva ad oggetto un danno riguardante la propria persona». La polizia, invece, si richiama al fatto di essere stata ostacolata nel compimento dei propri doveri. Chi ha ragione?

Secondo la Cassazione l’uomo che minaccia il suicidio per protesta compie una condotta catalogabile come «resistenza a pubblico ufficiale».

Per i giudici bisogna tenere a mente che «la minaccia ad un pubblico ufficiale» può essere costituita anche «da una condotta autolesionistica» finalizzata ad «impedire o contrastare il compimento di un atto dell’ufficio».

Nell’esempio di poc’anzi l’uomo «non si è limitato a disobbedire alle richieste della polizia, barricandosi all’interno dell’appartamento», bensì ha messo in atto «un comportamento volto ad impedire, con l’uso della minaccia, al pubblico ufficiale di compiere l’atto del proprio ufficio», cioè effettuare uno sfratto.

note

[1] Cass. sent. n. 26869/17 del 29.05.2017.

[2] Art. 580 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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