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Che fare se si eredita un conto corrente

31 Maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Maggio 2017



Gli eredi hanno diritto a una quota di conto corrente del defunto, ma le operazioni di divisione e sblocco dello stesso possono essere complicate. Vediamo cosa fare.

La morte di una persona segna il passaggio agli eredi di tutti i suoi averi, che si tratti di case, automobili e, ovviamente, di denaro. Ecco che fare se si eredita un conto corrente.

Chi sono i beneficiari del conto corrente alla morte di una persona?

Gli eredi del titolare del conto corrente, se più di uno, hanno diritto a una quota dello stesso. Se, ad esempio, il defunto era vedovo e lascia solo due figli, entrambi hanno diritto alla metà della giacenza.

In ogni caso, costoro devono accettare l’eredità, e possono farlo sia recandosi da un notaio, che recandosi dal cancelliere del tribunale del luogo ove il defunto aveva il domicilio quando è morto.

È ovvio che, se l’erede è uno solo, avrà diritto all’intera giacenza sul conto.

Che fare per conoscere la giacenza sul conto?

L’erede che voglia sapere quanti soldi sono rimasti sul conto corrente del defunto deve recarsi in banca e presentare:

  • il certificato di morte del defunto intestatario del conto;
  • un atto notorio, che non è altro che un atto notarile, rogato alla presenza di due testimoni, che attesta la qualità di erede. In alternativa, l’erede stesso può presentare una dichiarazione in tal senso, che si dice sostitutiva di atto notorio;
  • copia della denuncia di successione da presentare all’Agenzia delle Entrate (ma non tutte le banche richiedono questo documento, che ha fini fiscali).

La banca, in pratica, prima di dare qualsiasi informazione sul conto corrente, e di procedere allo svincolo delle somme che vi sono depositate, vuole essere certa che il correntista sia morto, e che chi si è recato al suo cospetto sia il vero erede.

Eredi particolarmente scrupolosi possono chiedere alla banca, diffidandola con raccomandata a/r, che questa non liquidi le quote sul conto a soggetti che non ne hanno diritto (per esempio, a coloro che hanno rinunciato all’eredità, perdendo ogni diritto sul patrimonio del defunto). In tal caso, la banca bloccherà proprio il conto.

La banca è tenuta a dare agli eredi la propria quota del conto corrente?

La faccenda è controversa. Da un lato, infatti, il rapporto di conto corrente fa nascere un credito nei confronti della banca, e per regola generale i crediti del defunto non si ripartiscono automaticamente tra gli eredi come i debiti, ma occorre sempre procedere alla divisione davanti a un notaio come conferma la Corte di Cassazione [1] (per approfondire: I crediti del defunto cadono in successione)dall’altro, si è affermato che se gli eredi sono più di uno hanno tutti uguale diritto di ottenere la propria quota, a prescindere dal consenso degli altri, perché si creano tanti rapporti autonomi con la banca quanti sono i coeredi.

Per evitare problemi, la soluzione più prudente è che tutti gli eredi si presentino in banca per lo svincolo (tale prassi ha ricevuto in più occasioni l’assenso dell’Arbitro Bancario e Finanziario, che è sistema di risoluzione alternativa delle controversie tra banche e clienti).

Che succede se il conto è cointestato?

Se si eredita un conto corrente cointestato a firma disgiunta (per cui ciascun contitolare può svolgere operazioni senza il consenso dell’altro), non vi sono problemi di sorta qualora la banca decida, autonomamente, di bloccare il conto alla morte di uno dei correntisti. Se, invece, ciò non accade, è diritto dell’erede chiedere sempre il 50% delle somme ivi depositate, e ottenere la restituzione di quanto a lui spettante se l’altro correntista preleva più della metà che gli spetta.

In caso di conto corrente a firma congiunta, invece, il cointestatario deve recarsi in banca per lo svincolo insieme agli eredi del correntista deceduto, senza il quale questi non potrebbe prelevare alcunché. Anche in questo caso, gli eredi hanno diritto alla metà della giacenza. Nel caso in cui, però, le quote di proprietà del conto corrente in eredità siano diverse (ad esempio, 70% a un correntista e 30% a un altro), si presume sempre la parità delle quote, salvo che venga fornito alla banca un accordo delle parti che afferma il contrario (ossia che le quote sono quelle sopra indicate, ad esempio).

note

[1] Cass. sent. n. 24.657 del 28.11.2007.


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