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Pensione anticipata a 63 anni, come si ottiene?

9 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 giugno 2017



Pensione anticipata contributiva: quali lavoratori ne hanno diritto, scorciatoie per raggiungerla. 

Vorrei pensionarmi a 63 anni con la pensione anticipata contributiva, ma l’Inps ha detto che non posso perché possiedo 3 settimane di contributi versati prima del 96: hanno ragione?

La pensione anticipata contributiva è un trattamento previdenziale che si può raggiungere a 63 anni e 7 mesi di età, se si possiedono almeno 20 anni di contributi e se l’assegno calcolato supera di 2,8 volte l’assegno sociale (deve quindi superare i 1.254,60 euro mensili).

I requisiti elencati, però, non sono i soli da rispettare per ottenere questo tipo di trattamento: la pensione anticipata contributiva, come dice il nome stesso, è calcolata utilizzando il sistema interamente contributivo.

Ciò vuol dire che non può essere ottenuta dai lavoratori che hanno diritto al calcolo della pensione, anche solo in minima parte, col sistema retributivo: basta anche una sola settimana di contributi versata prima del 1996, calcolata dunque col sistema retributivo, per perdere questa possibilità.

Esistono, però, degli stratagemmi, che consentono anche ai lavoratori che hanno diritto al calcolo “misto” del trattamento di raggiungere comunque la pensione anticipata a 63 anni. Vediamo come.

Pensione anticipata a 63 anni: computo nella gestione separata

Se non si appartiene alla categoria dei cosiddetti “contributivi puri”, cioè di coloro che non possiedono contributi precedenti al 1996 e, pertanto, hanno diritto al calcolo esclusivamente contributivo della prestazione previdenziale, un modo per ottenere la pensione anticipata contributiva esiste comunque: si tratta del computo nella gestione separata dell’Inps.

Per gli iscritti alla gestione separata, difatti, è possibile versare in questa gestione la contribuzione posseduta in altre casse, escluse quelle professionali, optando per il computo dei contributi: in questo modo, tutti i versamenti accreditati sono ricalcolati col sistema contributivo, dando la possibilità, dunque, di ottenere la pensione anticipata contributiva a 63 anni di età.

Ad ogni modo, è possibile optare per il computo nella gestione separata solo se:

  • si è iscritti alla gestione separata (come liberi professionisti, collaboratori, lavoratori con contratto di prestazione occasionale…): l’iscrizione non scade mai;
  • si possiedono almeno 15 anni di contributi;
  • si possiedono meno di 18 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995;
  • si possiedono almeno 5 anni di contributi versati dal 1996;
  • è stato accreditato almeno un mese di contribuzione nella Gestione Separata.

Pensione anticipata a 63 anni: è penalizzante?

Ma raggiungere la pensione anticipata a 63 anni col ricalcolo contributivo conviene? Non è possibile effettuare una valutazione valida per tutti, in quanto le carriere lavorative possono avere notevoli differenze.

Bisogna però osservare che, in generale, il calcolo contributivo risulta maggiormente penalizzante rispetto al retributivo: quest’ultimo sistema di calcolo, difatti, si basa sugli ultimi anni di stipendio, mentre il contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa; peraltro, le rivalutazioni applicate nel sistema retributivo risultano più generose di quelle applicate nel calcolo contributivo.

Tuttavia, il ricalcolo contributivo per ottenere la pensione anticipata può risultare notevolmente conveniente per chi non possiede molti contributi calcolabili col retributivo; la penalizzazione derivante dal sistema di calcolo, difatti, non risulta, in questi casi, molto alta: questo piccolo taglio del trattamento consente, però, di pensionarsi sino a 3 anni prima, rispetto all’età necessaria per ottenere la pensione di vecchiaia (dal 2018, 66 anni e 7 mesi per tutti).

Pensione a 63 anni: l’Ape

Per chi non vuole perdere la propria quota di pensione calcolabile col sistema retributivo, ad ogni modo, è sempre possibile richiedere l’Ape, cioè l’anticipo pensionistico, per uscire dal lavoro a 63 anni.

Se si rientra tra le categorie beneficiarie della cosiddetta Ape sociale (caregivers, invalidi dal 74% in su, disoccupati, addetti a lavori faticosi e rischiosi), a fronte di 30 o 36 anni di contributi si può ottenere un assegno, pari alla futura pensione, erogato dallo Stato: l’Ape sciale non comporta penalizzazioni sulla pensione, ma non può superare 1500 euro al mese.

Con l’Ape volontaria, invece, bastano 20 anni di contributi e si possono superare 1500 euro al mese ma, trattandosi di una prestazione derivante da un prestito bancario, la futura pensione risulta penalizzata: il finanziamento, difatti, deve essere restituito ed è dovuto, per di più, un premio assicurativo.

Le rate del prestito e il costo dell’assicurazione, quindi, pesano sulla futura pensione: in media, su un’Ape corrispondente all’85% della futura pensione, è stata calcolata una penalizzazione di quasi il 5% per ogni anno di anticipo.


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1 Commento

  1. Credo che sia stato omesso un requisito importante, anche se personalmente non trovo giusto l’esistenza stessa di questo requisito. non basta trasferire tutto in gestione separata, bisogna comunque avere al 31/12/2011 i requisiti di età per una normale pensione in gestione separata. Nessuno,credo, rispetto questo paletto. personalmente ho 17 anni contributivi come lavoratore dipendente al 1993 e 13 in gestione separata dal 2003. Non posso andare a 63 anni e 7 mesi perchè nel 2011 non avevo i requisiti di età. Oggi ho 64 anni e 9 mesi, non mi sembra giusto essere escluso rispetto ad un lavoratore che inizia a versare contributi soltanto dopo il 1996.

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