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Editoriali Accertamento fiscale a tavolino: contraddittorio si o no?

Editoriali Pubblicato il 1 giugno 2017

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> Editoriali Pubblicato il 1 giugno 2017

La Cassazione dice no al contraddittorio negli accertamenti fiscali che non comportano l’accesso ai locali del contribuente.

Accertamento fiscale a tavolino: nonostante l’apertura garantista di alcune pronunce di merito (da ultimo Commissione Tributaria Sicilia), la Cassazione propende per l’orientamento più restrittivo, evidenziando che nessuna norma impone al Fisco di notificare il processo verbale di constatazione al contribuente in caso di accertamento fiscale a tavolino (cioè senza accesso e ispezioni presso i locali dell’attività o professione).

Sarebbe dunque legittimo l’avviso di accertamento notificato senza rilascio del verbale di constatazione e senza possibilità per il contribuente di presentare osservazioni difensive.

L’ultima recente pronuncia della Suprema Corte [1], richiamando un precedente delle Sezioni Unite [2], afferma che, differentemente dal diritto dell’Unione europea, il diritto nazionale non pone in capo all’Amministrazione fiscale, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto.

Dunque, secondo l’ordinamento italiano, l’Amministrazione finanziaria è gravata esclusivamente per i tributi “armonizzati” (per esempio Iva e accise) di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto.

I tributi armonizzati sono quelli interessati da un procedimento di coordinamento tra le discipline fiscali degli Stati membri dell’Unione Europea, al fine di eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali nel mercato comune.

Al contrario, per i tributi “non armonizzati” (per esempio Irpef, imposta di registro ecc.) non vige l’obbligo assoluto del contraddittorio, non essendo rinvenibile, nella legislazione nazionale, una prescrizione generale, analoga a quella comunitaria.

Pertanto, per i tributi non armonizzati, l’obbligo del contraddittorio sussiste esclusivamente qualora sia espressamente previsto da una disposizione specifica.

Per esempio, in tema di accertamento sintetico delle imposte sui redditi, la legge prevede l’obbligo dell’ufficio finanziario di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione.

Nel caso degli accertamenti fiscali a tavolino, invece, la legge non prevede l’obbligo di contraddittorio (con invio del verbale al contribuente) se non nei casi di accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente [3].

L’interpretazione letterale di tale norma, così come adottata dai giudici, escluderebbe chiaramente l’ipotesi accertamento a tavolino da quelle per le quali è sancito specificamente l’obbligo di contraddittorio.

Accertamento con o senza accesso ai locali: quale differenza?

La legge, nell’obbligare il Fisco ad inviare il pvc al contribuente, si riferisce agli accessi, ispezioni e verifiche fiscali e quindi ad operazioni che costituiscono categorie d’intervento accertativo caratterizzate dall’intromissione autoritativa dell’Amministrazione nei luoghi del contribuente per cercare elementi valutativi a lui sfavorevoli.  Tali circostanze giustificano il contraddittorio «al fine di correggere, adeguare e chiarire, nell’interesse del contribuente e della stessa Amministrazione, gli elementi acquisiti presso i locali aziendali».

Si potrebbe tuttavia opinare che anche l’accertamento a tavolino, pur non essendo caratterizzato dall’intrusione nei locali del contribuente o della sua azienda, debba necessariamente comportare il contraddittorio endoprocedimentale al fine di correggere, adeguare e chiarire gli elementi acquisiti d’ufficio.

A tale conclusione si potrebbe giungere secondo un’interpretazione sistematica dell’impianto normativo sulle garanzie a favore del contribuente, fondate sui pilastri dell’obbligo di motivazione degli accertamenti e del principio di cooperazione tra Amministrazione e contribuente.

Forse guardando più alle conseguenze lesive della mancanza di contraddittorio che alle modalità, più o meno autoritative, di svolgimento dell’accertamento fiscale, si potrebbe ravvisare l’esigenza dell’incontro tra Fisco e contribuente anche nella fase di accertamento a tavolino, dove presunzioni non riscontrate possono portare ad accertamenti non corretti e al rischio di esposizione al contenzioso.

note

[1] Cass. ord. n. 12220 del 16.05.2017.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 24823/2015.

[3] Art. 12, c. 7, L. 212/2000.


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