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I diritti di chi soffre di tunnel carpale


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2017



La compressione del nervo mediano sul polso è considerata una malattia professionale per la quale si ha diritto all’indennizzo dell’Inail. Ecco come ottenerlo.

Capita spesso a chi lavora in ufficio, mouse in mano per 8 ore al giorno. Quel dolore sempre più fastidioso al polso, che sembra uno strappo o un «vai a sapere che cosa». Finché il diretto interessato scopre di essere entrato in un tunnel di cui non vede la fine, talmente il dolore diventa progressivo, fastidioso. Insopportabile. Altro che il «tunnel del divertimento» che cantava Caparezza. Questa è la sindrome del tunnel carpale. E chi ne soffre ha poco da divertirsi, ma qualche diritto da difendere.

Che cos’è la sindrome del tunnel carpale

Son dolori, invece, che nascono dalla compressione di uno dei principali nervi del polso. Si chiama nervo mediano e si estende dell’avambraccio alla mano. A che serve questo nervo, oltre che a dare i nervi per il dolore? Serve a controllare le sensazioni del lato palmare del pollice e delle altre dita, tranne il mignolo (ma se si salva solo lui, a poco serve, poverino). Controlla anche gli impulsi diretti che vanno dal cervello ad alcuni piccoli muscoli della mano. In poche parole, il nervo mediano consente alle dita di muoversi. Come nel calcio, se il mediano non è in condizioni di giocare bene il rapporto tra i giocatori della difesa e dell’attacco si interrompe.

Più o meno succede così nel polso, dove si trova il tunnel carpale. Una sorta di imbuto stretto e rigido in cui hanno sede il legamento e le ossa della base della mano e dal quale passano il nervo mediano ed i tendini. Se questi ultimi si infiammano (o se ci sono altri gonfiori in quella zona), il nervo mediano viene compresso. In altre parole: nello stesso spazio ci stanno tutti se mantengono certe dimensioni. Ma se uno ingrassa troppo, l’altro finisce contro il muro. E ne soffre.

E se il nervo mediano soffre, soffre anche il resto dell’articolazione, provocando dolori e riducendo la capacità motoria del polso e della mano. Si presenta, a tutti gli effetti, una neuropatia. Pertanto c’è da sapere quali sono i diritti di chi soffre di tunnel carpale, per capire come comportarsi al lavoro: se è possibile chiedere la malattia, che cosa ne dice in proposito l’Inail, ecc.

I diritti al lavoro di chi soffre di tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è considerata dal Ministero della Salute una malattia professionale [1], in quanto patologia muscolo-scheletrica che non consente delle «lavorazioni, in modo non occasionale, che comportano movimenti ripetuti o prolungati del polso e di prensione della mano, mantenimento di posture incongrue, compressione prolungata o impatti ripetuti sulla regione del carpo». Insomma, la maggior parte dei lavori manuali, compreso quello di battere sulla tastiera di un computer e di manovrare un mouse.

Il concetto di lavoro svolto in modo «non occasionale» e/o «prolungato», ai fini del riconoscimento della malattia professionale, è precisato in una successiva circolare dell’Inail [2], in cui ci sono le tabelle con le relative patologie. Ma anche la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito, stabilendo che la destinazione di una persona alla lavorazione «può ritenersi non occasionale quando costituisca una componente abituale e sistematica dell’attività professionale dell’assicurato e sia dunque intrinseca alle mansioni che lo stesso è tenuto a prestare». Insomma, quando un lavoratore deve svolgere la mansione a lui assegnata in modo quotidiano, continuativo e sistematico.

Ma anche, dicevamo, in modo «prolungato», cioè per un tempo sufficientemente adeguato a causare la patologia del tunnel carpale, in questo caso.

Che cosa significa e come influisce tutto questo nei diritti di chi soffre di tunnel carpale? Significa che il lavoratore non è più tenuto a dimostrare il nesso causale tra attività svolta e patologia, ma può chiedere e ottenere il riconoscimento dell’indennizzo Inail se ha svolto «in maniera non occasionale e/o prolungata» le lavorazioni descritte nelle tabelle, cioè quelle «che comportano movimenti ripetuti o prolungati del polso e di prensione della mano, mantenimento di posture incongrue, compressione prolungata o impatti ripetuti sulla regione del carpo».

Su chi pende, allora, l’onore della prova? Sull’Inail: sarà l’Istituto, a questo punto, a dover dimostrare che il lavoratore che pretende l’indennizzo:

  • non abbia svolto la sua mansione «in maniera non occasionale e/o prolungata» ma solo in modo occasionale o per un tempo ridotto;
  • sia stato esposto alla causa della patologia in modo non sufficiente a provocare la malattia;
  • abbia contratto la malattia per cause extralavorative (giocando a ping pong, per esempio?).

Come difendere i diritti di chi soffre di tunnel carpale?

A chi rivolgersi per difendere i diritti di chi soffre di tunnel carpale? La porta giusta a cui bussare è quella dell’Inail: tocca, infatti, all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali gestita dall’Istituto occuparsi della tutela delle infermità dipendenti da causa di servizio [3].

La normativa ha abrogato l’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. Questi ultimi due istituti sono, invece, ancora disciplinati dalla normativa precedente che riguardava il personale delle Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica), l’ Arma dei carabinieri, le Forze di polizia a ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia penitenziaria) e militare (Guardia di finanza), il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e soccorso pubblico.

Il certificato medico deve essere inoltrato all’Inail per il riconoscimento di una malattia professionale e, contestualmente, dell’eventuale stato di inabilità temporanea assoluta.

La denuncia di malattia deve essere inviata entro 15 giorni dalla data in cui si è manifestata, pena decadenza dal diritto all’indennizzo per il tempo antecedente [4], a meno che non sia già stata presentata in copia al datore di lavoro.

Quest’ultimo dovrà inoltrare la denuncia di malattia all’Inail, allegando il certificato medico, entro i 5 giorni successivi alla data in cui è stata ricevuta dal lavoratore.

note

[1] DM del 09.04.2008.

[2] Circ. Inail n. 47 del 24.07.2008.

[3] Art. 6 legge n. 201/2011.

[4] Art. 52 DPR n. 1124/1965.

Autore immagine: 123rf.com

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