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Come si dividono in condominio le spese legali per le cause

3 giugno 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 3 giugno 2017



Il criterio di ripartizione delle spese giudiziali: le liti interne al condomino.

In primo luogo occorre distinguere tra liti interne ed esterne. Per liti interne si intendono quelle del condominio nei confronti del singolo condòmino. In questi casi il riparto va fatto escludendo il danneggiato dal pagamento delle spese legali in capo al condominio. Si pensi al caso di un giudizio avente ad oggetto un danno arrecato a colui che è proprietario dell’immobile sottostante al terrazzo condominiale dal quale si sono verificate le infiltrazioni.

Il problema che si pone nei casi in cui il condominio verte contro terzi è l’applicabilità o meno del disposto di cui all’articolo 1123 c.c., secondo e terzo comma, e cioè se la partecipazione alle spese è diversa qualora la lite abbia ad oggetto beni destinati a servire i condòmini in misura diversa ovvero abbia riguardo a beni comuni parziari, cioè appartenenti ad un ben determinato gruppo di condòmini: come nel caso di scale, lastrici solari ecc. Dall’interpretazione dello stesso articolo 1123 c.c. che si riferisce alle sole spese di manutenzione si può arguire che alle spese giudiziali concorreranno tutti i condòmini che traggano vantaggio dal bene oggetto del giudizio.

Invero, bisogna riconoscere che ai sensi dell’articolo 1123, ultimo  comma, «qualora un edificio abbia più scale, cortili, ed altri beni comuni [….] destinati a servire solo una parte del fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico di coloro che ne traggono utilità». In tale evenienza siamo, appunto, in presenza di un condominio parziale, esso si ha quando un bene comune è destinato ed è usato solo da una parte dei condòmini. È importante ricordare che da ciò derivano diverse obbligazioni, non solo per il riparto delle spese, ma anche per la formazione delle assemblee che dovranno deliberare in merito alle stesse [1]. In caso di danni a terzi procurati da un bene in proprietà solo di alcuni condòmini, il terzo dovrebbe citare il condominio parziario, ma ciò contrasta con il principio della legittimazione passiva dell’amministratore di condominio. Per la qual cosa, nella considerazione che l’istituto del condominio non prevede una diversa legittimazione per il condominio parziario nei confronti dei terzi, bisogna operare una distinzione: nei confronti dei terzi la legittimazione spetterà pur sempre all’intero condominio, sia che trattasi di lite attiva che passiva, mentre invece gli effetti di una determinata sentenza che riguarda il condominio parziario produrrà obblighi solo nell’ambito dei rapporti interni ai soli condòmini interessati. Il principio ha trovato conferma in diverse sentenze della Cassazione [2] le quali hanno affermato che in tema di condominio degli edifici «con riguardo alle controversie attinenti a cose, impianti, o servizi appartenenti ad alcuni soltanto dei proprietari dei piani o degli appartamenti siti nell’edificio, sussiste la legittimazione passiva in capo all’amministratore dell’intero condominio quale unico soggetto fornito ai sensi dell’articolo 1131 c.c. di rappresentanza processuale in ordine a qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio». Rebus sic stantibus, occorre precisare che la relativa spesa per il risarcimento del danno, causato da un bene che si assume comune solo ad alcuni dei proprietari, è confermativa della ripartizione anche dell’onere economico derivante della condanna, in base all’articolo 1123, secondo e terzo comma.

note

[1] Cass. 7885/1994.

[2] Cass. 1959/2001 e 651/2000.

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