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Lo sai che? Incidenti stradali con animali selvatici

Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 giugno 2017

Che succede se, mentre circoliamo in autostrada, investiamo fortuitamente un animale selvatico? Si può chiedere il risarcimento del danno?

Accade spesso che durante la guida ci si imbatta in un animale selvatico che attraversi repentinamente la carreggiata. In alcuni casi, purtroppo, l’impatto è inevitabile e può provocare ingenti danni a mezzi e passeggeri. Ebbene, nel caso di incidenti stradali con animali selvatici il conducente può chiedere il risarcimento del danno all’ente proprietario o gestore della strada. Ottenerlo non è neppure molto difficile, perché spetta all’ente stesso dimostrare che il sinistro si è verificato per caso fortuito. Vediamo perché.

La responsabilità del custode: cosa dice la legge

Il nostro codice civile dedica un articolo specifico al «danno cagionato da cose in custodia» [1]. In particolare, la legge afferma che la persona (o la società) che ha in custodia un bene di qualunque genere risponde del danno provocato da quest’ultimo, a meno che non provi il caso fortuito. Si configura quella che comunemente viene definita responsabilità oggettiva. Ciò perché, secondo un principio immanente nel nostro ordinamento, chi gode dei vantaggi di una cosa deve rispondere, altresì, delle conseguenze negative che quest’ultima può provocare (anche nei confronti dei terzi).

Tale soggetto deve predisporre tutte le misure necessarie affinché il bene custodito non arrechi danni. Il «custode», in poche parole, è colui che ha il potere di controllo sulla cosa. Di conseguenza, egli ha l’obbligo di prevenire eventuali situazioni di pericolo, eliminare quelle eventualmente insorte, escludere i terzi dal contatto sulla cosa stessa e ristorare i danni eventualmente accorsi.

Animali selvatici in autostrada

Prendiamo subito in considerazione il tema che ci occupa, ossia quello degli incidenti stradali con animali selvatici. Mettiamo il caso che, mentre viaggiamo in autostrada, un animale di qualunque genere attraversi improvvisamente la carreggiata: l’impatto (oltre alle conseguenze inevitabili per la sventurata bestiola) provoca danni al mezzo e ai suoi passeggeri. A chi va chiesto il risarcimento? Applicando quanto affermato nel paragrafo precedente, la risposta è semplice: la responsabilità è di chi esercita il potere controllo su quel tratto stradale specifico, ossia dell’ente proprietario o gestore dell’autostrada.

Il tema è stato recentemente affrontato dalla Cassazione [2], con una sentenza che ha ribadito principi ormai consolidati. Nel caso di specie, il conducente di un’auto ha ottenuto il risarcimento dei danni patiti a seguito dell’investimento di un capriolo, che aveva attraversato la carreggiata di un’autostrada.

Cosa bisogna dimostrare?

Ora, come si è visto in precedenza, in capo alla società che gestisce la rete stradale si configura una responsabilità oggettiva. Significa che la stessa risponderà dei danni in modo quasi automatico. In caso di incidenti stradali con animali selvatici, infatti, il danneggiato dovrà limitarsi a dimostrare:

  • che la società chiamata in giudizio aveva l’effettivo potere di controllare il tratto stradale in cui è avvenuto l’incidente;
  • il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, ossia che il pregiudizio è stato provocato proprio da ciò che l’ente era chiamato a controllare.

Al contrario, il conducente dell’auto non ha l’onere di provare l’esistenza di una condotta colpevole in capo alla società che gestisce l’autostrada. In poche parole non occorre necessariamente dimostrare, ad esempio, che la recinzione metallica della carreggiata era danneggiata o, in generale, che l’ente stesso non ha esercitato un controllo effettivo sulla strada.

La posizione dell’ente proprietario o gestore

La società proprietaria o concessionaria del tratto stradale, per il solo fatto di ricoprire tale posizione, è responsabile di quanto accaduto (responsabilità oggettiva). A quest’ultima, dal canto suo, non serve affermare in giudizio l’assenza di una qualsivoglia condotta colposa. In altri termini, non serve a nulla dimostrare che il controllo sulla rete stradale è stato effettuato diligentemente, che i dispositivi di sicurezza o i sistemi di monitoraggio della strada erano efficaci.

Nel caso degli animali selvatici, ad esempio, non serve dimostrare che la recinzione esterna dell’autostrada non presentava anomalie al momento dell’incidente. L’unico modo per andare esente da responsabilità, infatti, consiste nel provare che l’incidente si è verificato per caso fortuito. Con questa espressione, in particolare, si intende una situazione assolutamente imprevedibile, eccezionale, straordinaria, che, da sola, sia stata la causa unica dell’incidente. Si pensi (riprendendo gli esempi addotti dalla stessa Cassazione nella citata sentenza) all’improvviso danneggiamento della recinzione esterna che non sia stato possibile riparare in tempo utile. Ancora, si pensi all’animale che sia stato abbandonato pochi istanti prima da un altro automobilista, proprio nel tratto in cui è avvenuto l’incidente.

Come si può notare, deve trattarsi di una circostanza imprevedibile ed eccezionale che, da sola, possa considerarsi come l’unica causa effettiva dell’incidente. In casi di questo genere, quindi, l’ente proprietario o gestore dell’autostrada non può considerarsi responsabile del danno e, di conseguenza, non può essere chiamato a risarcire il pregiudizio patrimoniale subito dall’automobilista.

In conclusione: le domande da porsi

In caso di incidenti stradali con animali selvatici, per capire se possiamo ottenere il risarcimento del danno basta porsi le seguenti domande: era concretamente esigibile, in capo all’ente proprietario/gestore del tratto stradale, un comportamento che, se adottato, avrebbe evitato il sinistro? Oppure quest’ultimo è stato causato da un fattore improvviso, eccezionale, imprevedibile, del tutto avulso dal potere di controllo dell’ente stesso? Se la risposta a quest’ultima domanda è negativa, chi è stato danneggiato ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno: occorre soltanto provare che la società o l’ente convenuto avesse, all’epoca dei fatti, un effettivo potere/dovere di controllare la strada incriminata.

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 11785/2017 del 12.05.2017.


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