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Lo sai che? I diritti di chi soffre di incontinenza

Lo sai che? Pubblicato il 13 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 giugno 2017

Invalidità civile e ausili come cateteri e pannoloni. Ma anche permessi al lavoro. Ecco a che cosa ha diritto chi è affetto da incontinenza urinaria o fecale.

C’è poco di cui vergognarsi. Chi soffre di incontinenza urinaria o fecale, però, spesso è restio a recarsi dal medico per farsi visitare a causa del forte imbarazzo che crea il dover ammettere: «Mi scappa di continuo». Ma vede anche fortemente condizionata la qualità della propria vita: andare al cinema o uscire a cena con gli amici può essere un problema. Per non parlare del lavoro: i frequenti viaggi in bagno sono, sicuramente, un motivo di imbarazzo.

L’incontinenza è una malattia che colpisce oltre 5 milioni di italiani, per lo più donne e anziani. Significa che questo disturbo interessa circa il 10% della popolazione e che si colloca al quinto posto nell’elenco delle malattie a maggior impatto economico sul sistema sanitario nazionale.

Non a caso, molte Regioni hanno rivisto la fornitura degli ausili per l’incontinenza (pannoloni e cateteri). A tal punto che non esiste una norma generale perché il criterio per quella fornitura cambia perfino da un’Asl all’altra.

Eppure i diritti di chi soffre di incontinenza prevedono proprio quegli aiuti, secondo un disegno di legge presentato in Senato diversi anni [1] fa che riconosce a questi cittadini una percentuale di invalidità civile quando la situazione è particolarmente grave. Ci sono certi requisiti ed un iter da seguire per ottenerli. Vediamo.

Incontinenza: cosa prevede la legge

Il citato disegno di legge presentato in Parlamento disciplina, tra le altre cose, i diritti di chi soffre di incontinenza urinaria o fecale, che viene identificato come:

  • soggetto con sottrazione totale o parziale della minzione al controllo della volontà, sia per abnorme reattività della vescica sia per atonia della stessa;
  • soggetto con sottrazione totale o parziale della defecazione e dell’emissione di gas dal controllo della volontà.

Il ddl stabilisce anche che le Regioni e le aziende sanitarie locali devono assicurare «appositi fondi del Servizio sanitario nazionale ai pazienti incontinenti a titolo completamente gratuito, tutti gli interventi preventivi, curativi, compresi quelli farmacologici, ausiliari-protesici e riabilitativi necessari, connessi alla loro patologia ed invalidità».

Quali sono questi interventi o, per meglio dire, i livelli essenziali delle prestazioni a cui ha diritto chi soffre di incontinenza?

  • i presidi sanitari presenti sul mercato da fornire ai soggetti portatori di incontinenza urinaria o fecale, salvaguardando il principio di libera scelta, nonché il quantitativo mensile di materiale da concedere loro gratuitamente, in rapporto ad età, classe di gravità della patologia, complicanze e compatibilità;
  • i livelli di assistenza socio-sanitaria a domicilio, nei luoghi di lavoro se necessaria e, nel caso di bambini che necessitano di cateterismo intermittente, nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • le modalità per garantire l’educazione e l’adeguata informazione dei pazienti e dei familiari per ciò che attiene alle procedure da adottare per il mantenimento dell’igiene personale allo scopo di prevenire complicanze;
  • le modalità del controllo clinico periodico della funzionalità e della condizione dello stato funzionale dell’incontinenza, anche per una rivalutazione dell’adeguatezza dei presidi adottati e dei trattamenti riabilitativi in atto;
  • l’assistenza burocratica per il rapido disbrigo delle pratiche relative alle richieste dei presidi ausiliari-protesici;
  • il rilascio delle certificazioni mediche necessarie ai fini assistenziali, riabilitativi e previdenziali;
  • l’assistenza domiciliare da parte di personale infermieristico specializzato o di operatori socio-sanitari, in particolare per i soggetti anziani o non autosufficienti e nei confronti dei bambini;
  • l’introduzione dell’obbligo di prevedere nei locali pubblici, sui mezzi di trasporto pubblici e nei luoghi di lavoro spazi ed attrezzature idonei ad assicurare ai disabili incontinenti la possibilità di poter svolgere in modo adeguato le funzioni necessarie, anche nel rispetto di regole igieniche particolari e della necessaria esigenza di riservatezza (bagni riservati, specchi, lavandini, irrigatori, appositi raccoglitori igienici per rifiuti, spogliatoi, illuminazione adeguata, aeratori ecc).

Il ddl prevede anche tra i diritti di chi soffre di incontinenza la possibilità di usufruire di 6 ore settimanali di assenza dal lavoro, regolarmente retribuite, per esigenze igienico-sanitarie e, in caso di patologia medio-grave, di avere una riduzione della tariffa dell’acqua per uso domestico pari al 50%.

Incontinenza e invalidità civile

Lo stesso disegno di legge che contiene i diritti di chi soffre di incontinenza dispone che venga riconosciuta a questi soggetti l’invalidità civile in queste percentuali:

  • incontinenza urinaria media: 80%;
  • incontinenza urinaria grave: 100%;
  • incontinenza fecale grave: 100%;
  • incontinenza urinaria più fecale grave: 100% più indennità, non essendo il soggetto in grado di compiere da solo alcuni atti quotidiani della vita.

Questo, secondo il legislatore significa avere il diritto a:

  • ricevere contributi economici a seconda della percentuale d’invalidità;
  • avere il riconoscimento dello stato di handicap (in base alla legge 104);
  • essere iscritti in apposite liste di categorie protette ed eventuale collocamento al lavoro;
  • assicurarsi la fornitura gratuita dei pannoloni o di cateteri.

Incontinenza: come chiedere la fornitura di pannoloni

E qui tocchiamo un tasto dolente. Perché una cosa è quello che prevede la legge a tutela di chi soffre di incontinenza e un’altra cosa è come gestiscono le Regioni la fornitura degli ausili.

Vediamo, innanzitutto, che cosa prevede la legge. Il Nomenclatore protesico [3] (nome di tutto rispetto per indicare un decreto ministeriale) stabilisce che cosa deve garantire il Servizio sanitario nazionale a chi soffre di incontinenza: un quantitativo massimo di 120 dispositivi al mese (150 se si tratta del pannolone a formato unico) da consegnare entro 5 giorni da quando l’Asl dà l’autorizzazione alla fornitura.

Su un successivo decreto del Ministero della Salute, entrato in vigore 2 anni dopo [4], si legge che le persone che soffrono di incontinenza stabilizzata hanno diritto agli ausili (cateteri e pannoloni). E anche come avere gli ausili per chi soffre di incontinenza, cioè:

  • fare richiesta al medico curante di visita domiciliare;
  • recarsi con la richiesta all’Asl di competenza e pagare il ticket sanitario per la prenotazione della visita, lasciando il recapito telefonico di un paziente reperibile;
  • sottoporsi alla visita domiciliare del medico incaricato dall’Asl.

Sarà questo dottore a prescrivere la fornitura degli ausili per chi soffre di incontinenza per un periodo da 3 a 12 mesi, a seconda delle condizioni del paziente (la richiesta è rinnovabile se le condizioni del paziente sono sempre le stesse).

Con la prescrizione, si torna all’Asl (ufficio riabilitazione) per chiedere l’autorizzazione della fornitura.

Dopo una settimana, potranno essere ritirati pannoloni o cateteri (a seconda di ciò che sarà stato stabilito dal medico). La consegna può essere effettuata a domicilio oppure in farmacia (decidono le Regioni, a seconda di quale scelta sia economicamente più conveniente per il servizio sanitario).

Per fare la prima richiesta, occorrerà presentare questi documenti:

  • fotocopia della carta d’identità e della tessera sanitaria del paziente;
  • fotocopia del decreto di invalidità;
  • documento di identità di chi presenta la richiesta (se fosse, ad esempio, un parente).

note

[1] Ddl n. 791 del 2008.

[2] Art. 1 ddl n. 791.

[3] DM n. 332/1999.

[4] DM n. 321/2001.

Autore immagine: 123rf.com


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