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Il preside può vietare i pantaloncini a scuola?

14 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 giugno 2017



Il dirigente scolastico decide in piena autonomia sull’abbigliamento degli studenti. Come su fumo e uso di cellulari. Eppure su baci e abbracci in corridoio.

Che cosa può risultare più antipatico alla vista quando il termometro supera i 30 gradi: un liceale fresco in pantaloncini e canottiera oppure un professore incravattato che gronda di sudore? E’ peggio una quindicenne in minigonna e sandali o un’insegnante ben coperta che costringe gli alunni a mettere la mascherina in classe? Non lo decide la legge ma lo decide il dirigente scolastico. A lui l’arduo compito di stilare l’elenco dei divieti di comportamento a scuola, compreso quello di presentarsi in abiti succinti o, comunque, non adatti al contesto.

Il preside può vietare i pantaloncini a scuola perché il Ministero gli consente di decidere in piena autonomia. Certo, anche lui deve rispettare le regole, a cominciare da quelle che riguardano il rispetto della privacy dei ragazzi. Ma per quanto riguarda il codice di comportamento, la scelta è soltanto sua.

Il divieto di pantaloncini o minigonne a scuola

Perché costringere un ragazzo o una ragazza a vestirsi con abiti lunghi quando il caldo di fine o inizio anno scolastico lo sconsiglia? Nella maggior parte dei casi, il preside vieta i pantaloncini a scuola per una questione di decenza. Sembra un discorso troppo antiquato ma è così.

Pantaloni a vita bassa, gonne troppo corte, infradito, bermuda sono banditi in molte scuole, da Nord a Sud. Recentemente, i ragazzi di una scuola del Veneto si sono ribellati, invocando addirittura il diritto alla salute e la Convenzione dei diritti dell’uomo. Niente da fare: il regolamento della scuola parla chiaro e viene stilato in modo completamente autonomo. E vuole che gli studenti si presentino alle lezioni in abbigliamento «decente», cioè pantaloni lunghi o gonna fino al ginocchio, magliette che non mostrino l’ombelico e che coprano le spalle, scarpe che non diano l’impressione di essere al mare. Nulla, insomma, che possa «distrarre» l’occhio adolescente di ragazzi e ragazzi alle prese con bollori dettati non soltanto da fattori climatici. Se il criterio della dirigenza è questo, il preside può vietare i pantaloncini a scuola.

Vietato baciarsi a scuola

I bollori, appunto. In molte scuole i ragazzi devono imparare a tenerli a bada. Perché il preside può anche vietare di scambiarsi troppo palesemente delle effusioni all’interno della scuola. Baci ed abbracci troppo espliciti sono banditi dagli istituti.

Solo per una questione morale? Non sempre. Qualche dirigente scolastico, forse per non essere tacciato di «troppo bigotto», ha argomentato un problema sanitario: i baci spinti tra i ragazzi possono essere – dicono – un veicolo per la trasmissione di malattie infettive (in un liceo di Roma si parlò, addirittura, di pericolo di contagio dell’influenza aviaria). Insomma, scambiarsi baci da innamorati può nuocere gravemente alla salute. Meglio evitarli, dunque. Almeno a scuola. Fuori dall’istituto, che i giovanotti facciano quello che vogliono.

Cellulari e fumo: gli altri divieti a scuola

Il preside può vietare i pantaloncini a scuola, anche i baci tra i ragazzi ma anche l’uso del cellulare. Lo smartphone è, probabilmente, l’oggetto che più discussioni ha sollevato tra insegnanti e studenti. Anche perché oggi togliere ad un ragazzo il telefonino dalla mano sembra quasi un oltraggio.

Pure in questo caso, però, gli alunni devono mettere il cuore in pace: in tutta autonomia, il preside può vietare l’uso del cellulare a scuola, almeno durante le lezioni, se non addirittura per tutto il tempo di permanenza del ragazzo all’interno dell’edificio scolastico.

I dirigenti si sentono appoggiati dal Garante per la privacy, che ha vietato la diffusione sul web di immagini (foto o video) scattate o girate all’interno della scuola, pena una sanzione disciplinare o pecuniaria, se non addirittura l’obbligo di rispondere di un reato (violazione della privacy, ad esempio). Vale lo stesso per i tablet, ammessi soltanto per fini didattici. Non si tratta soltanto di evitare distrazioni durante le lezioni, ma di debellare anche il fenomeno delle «prese in giro» che possono sfociare in atti di bullismo verso altri compagni.

L’insegnante può sequestrare il cellulare allo studente a patto che lo restituisca alla fine della lezioni o lo affidi alla scuola per la successiva consegna ai genitori.

Più rigoroso, invece, il divieto di fumo. Vale per i ragazzi come per i professori. Sta alla scuola decidere se permettere agli studenti di fumare in un’area all’aperto. Ma, anche qui, è il preside che può vietare il fumo a scuola nel modo più assoluto. A tutti, compreso se stesso.

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