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Somma di denaro ricevuta da amici o parenti: va dichiarata?

4 giugno 2017


Somma di denaro ricevuta da amici o parenti: va dichiarata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 giugno 2017



Le regalie di un amico o di un parente non vanno dichiarate al fisco, ma se l’Agenzia delle Entrate dovesse rilevare una capacità di spesa superiore rispetto a quella risultante dalla dichiarazione dei redditi è necessario fornire la prova della provenienza dei soldi.

Quando si riceve del denaro da parte di un amico o di un parente l’importo non va dichiarato al fisco se si tratta di prestito. Nel caso, invece, in cui si tratti di una donazione l’obbligo di dichiarare il regalo non scatta se si tratta di importi di scarso valore (per i limiti vedi più avanti). In entrambi i casi, deve essere il contribuente in grado di dimostrare l’origine gratuita del bonifico, altrimenti l’Agenzia delle Entrate, rilevando una movimentazione bancaria, potrà presumere – in assenza di prova contraria – che si tratti di un compenso ovvero di un reddito e, come tale, tassarlo. Ma procediamo con ordine e vediamo come ci si deve comportare in caso di somma di denaro ricevuta da amici o parenti: va dichiarata oppure non è necessario “denunciarla” al fisco?

La somma di denaro ottenuta da un parente o un amico a titolo di regalia (ossia donazione) va dichiarata al fisco solo se rientra nei limiti oltre i quali si paga l’imposta sulle donazioni.

In particolare, non si pagano tasse e, pertanto la donazione è irrilevante per il fisco, nei seguenti casi:

  • donazione tra marito e moglie: fino a 1 milione di euro non si pagano tasse e, quindi, il regalo non va dichiarato. Oltre tale soglia si paga il 4% di imposta di donazione;
  • donazione tra genitori e figli: fino a 1 milione di euro per ciascun figlio non si pagano tasse e, quindi, il regalo non va dichiarato. Oltre tale soglia si paga il 4% di imposta di donazione;
  • donazione tra fratelli e sorelle: fino a 100mila euro non si pagano tasse. Oltre tale soglia si paga il 6% di imposta di donazione;
  • donazione tra tutti gli altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al 3° grado: la donazione viene tassata con il 6% di imposta;
  • donazione tra amici: si paga l’8% di imposta.

Il problema si pone soprattutto per quei casi in cui la somma di denaro ricevuta da amici o parenti sia accreditata sul conto corrente. Difficilmente lo scambio del denaro potrebbe invece essere rilevato dal fisco se i soldi vengono consegnati a mani, ossia in contanti, e non si tratta di importi talmente rilevanti da consentire l’acquisto di beni di lusso che potrebbero far scattare il redditometro (ossia un’anomalia nel tenore di vita del contribuente rispetto alla sua dichiarazione dei redditi). Così, tanto per fare un esempio, se una persona consegna 10mila euro in contanti a un amico e questa, con tali soldi, acquista un’auto, pur essendo disoccupato, l’Agenzia delle Entrate potrebbe rilevare l’intestazione di un bene che, altrimenti, non sarebbe sostenibile. In questi casi, inoltre, potrebbe sussistere anche contestazioni del fisco in base alla normativa antiriciclaggio, essendo i passaggi di denaro contante vietato per tale importo.

Sintetizzando: le donazioni tra parenti non vanno dichiarate se non accedono gli importi appena indicati; quelle tra amici invece andrebbero sempre dichiarate, anche per importi di scarso valore (sebbene vi sia una certa accondiscendenza del fisco quando si tratta di cifre irrisorie).

Il prestito tra parenti e amici invece non va mai dichiarato perché non costituisce reddito.

Come dicevamo, il contribuente deve essere in grado di dimostrare la causa del bonifico, ossia la donazione o il prestito. Diversamente, per le movimentazioni bancarie di cui non si riesce a dimostrare la fonte, il fisco può presumere che si tratti di compensi per la vendita di beni o prestazione di servizi. Quindi è sempre bene dotarsi di una scrittura privata, con data certa (ad esempio spedita a sé stesso o registrata all’Agenzia delle Entrate), con cui si formalizza il prestito o il regalo. In questo modo, qualora l’amministrazione finanziaria dovesse chiedere chiarimenti in sede di verifica, il contribuente potrebbe sempre avere un documento scritto per dimostrare l’origine dei soldi e che non si tratta di “nero”.

note

Autore immagine: 123rf com

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