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Servitù acquedotto: far passare l’acqua per il terreno vicino

5 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 giugno 2017



Come e quando ottenere la servitù di acquedotto sul terreno del vicino.

La servitù di acquedotto consiste nel diritto di far passare le acque attraverso il fondo del vicino [1]. L’importanza dell’acqua come bene essenziale per i bisogni della vita o per gli usi agrari o industriali è alla base della scelta del legislatore di prevedere la servitù di acquedotto tra le servitù coattive, cioè tra quelle riconosciute direttamente dalla legge, a prescindere dalla volontà delle parti.

Difatti il proprietario ha un vero e proprio obbligo di dare passaggio per il proprio fondo alle acque a favore di chi ha, anche solo temporaneamente, il diritto di utilizzarle (per i bisogni della vita o per scopi industriali o agrari).

L’obbligo del proprietario del fondo per il quale l’acqua deve passare (fondo servente) e il corrispondente diritto del proprietario del fondo che vuole utilizzare l’acqua (fondo dominante) sono riconosciuti dalla legge quando sussistono determinate condizioni.

Sono comunque esonerati dalla servitù di acquedotto coattivo le case, i cortili, i giardini e le aie ad esse attinenti. 

Condizioni servitù coattiva di acquedotto

La servitù coattiva di acquedotto presuppone come condizione essenziale la mancanza di alternative per il proprietario del fondo dominante. In altri termini, colui che vuole utilizzare l’acqua non deve avere altri modi per farlo se non usufruendo del passaggio tramite il fondo servente.

La servitù coattiva di acquedotto è quindi esclusa se, per esempio, il richiedente può usufruire di un acquedotto pubblico nelle vicinanze.

Ai fini della costituzione di una servitù coattiva di acquedotto il richiedente deve dimostrare che:

– può disporre dell’acqua durante il tempo per il quale chiede il passaggio;

– le acque siano sufficienti per l’uso cui sono destinate;

– il passaggio dell’acqua sia il più conveniente e meno pregiudizievole per il fondo servente, tenendo conto delle condizioni dei fondi vicini, del pendio e del corso e sbocco delle acque.

Per l’individuazione del luogo di passaggio delle acque, occorre fare riferimento al criterio del minor pregiudizio del fondo servente e della maggiore convenienza per entrambe le parti. Il fondo servente non deve infatti essere assoggettato ad eccessivo disagio o dispendio e la valutazione del minor pregiudizio/maggiore convenienza spetta al giudice di merito investito della richiesta di riconoscimento del diritto di servitù. 

Indennità servitù di acquedotto

Prima di intraprendere la costruzione dell’acquedotto, il richiedente deve pagare il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare, senza detrazione delle imposte e degli altri carichi riguardanti il fondo, oltre l’indennità per i danni (compresi quelli derivanti dalla separazione in due o più parti o dal deterioramento del fondo).

Il proprietario del fondo servente può tuttavia impedire la costruzione dell’acquedotto, consentendo il passaggio dell’acqua destinata al fondo dominante nei propri acquedotti già esistenti, qualora ciò non rechi notevole pregiudizio. In tal caso al proprietario dell’acquedotto è dovuta un’indennità da determinarsi avendo riguardo all’ acqua che si introduce, al valore dell’acquedotto, alle opere che si rendono necessarie per il nuovo passaggio e alle maggiori spese di manutenzione. 

Come ottenere la servitù di acquedotto

Quando si parla di servitù coattiva, si intende dire che il legislatore riconosce il diritto di servitù sul fondo altrui, ma non che la servitù sia automaticamente costituita per legge. Di conseguenza deve essere l’interessato ad attivarsi per ottenere la servitù, qualora sussistano le condizioni, sopra esaminate, previste dalla legge.

La costituzione della servitù coattiva di acquedotto può avvenire tramite contratto, attraverso il quale le parti regolano i propri interessi e disciplinano le modalità di esercizio della servitù stessa.

Tuttavia, qualora il proprietario del fondo servente sia contrario alla costituzione della servitù e non voglia stipulare alcun accordo in tal senso, si rende necessaria un’apposita azione giudiziaria con la quale chiedere al giudice di accertare il diritto di servitù (sulla base delle condizioni dimostrate dall’interessato).

Se il giudice riconosce la servitù coattiva, sarà la sentenza a disciplinarne le modalità di esercizio, secondo il criterio già evidenziato del minor pregiudizio per il fondo servente e maggiore convenienza per entrambi i fondi.

note

[1] Art. 1033 e ss. cod. civ.

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