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Che fare se ho firmato un contratto senza saperlo?

5 giugno 2017


Che fare se ho firmato un contratto senza saperlo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 giugno 2017



La consulente di un centro massaggi mi ha fatto firmare una proposta per bloccare il prezzo di un trattamento; in realtà era un vero contratto e ora, se voglio recedere, devo pagare una penale. Che fare?

Effettivamente la lettrice ha firmato un vero e proprio contratto e non semplicemente una “proposta”.

L’atto che ci ha fatto vedere prevedeva la possibilità di recesso entro 10 giorni dalla sua sottoscrizione riconoscendo il diritto del centro massaggi a trattenere quanto versato a titolo di iscrizione e di caparra. Quella in oggetto è sicuramente una cosiddetta clausola vessatoria ovvero una clausola che, per dirla in maniera semplice, deve essere espressamente approvata essendo di carattere fortemente pregiudizievole. Se si va a rivedere il contratto si noterà che la lettrice ha apposto due firme: la seconda è quella relativa all’accettazione delle clausole vessatorie.

Si badi bene, però, che nel contratto non si fa riferimento ad alcuna penale per il caso di recesso ma, diversamente, è previsto il diritto del centro massaggi a trattenere le somme sopra indicate dove l’importo del 20% corrisponde alla tassa di iscrizione.

Senza indugiare oltre, si cercherà di chiarire i termini della questione che possono essere sintetizzati come segue:

  • se la lettrice ha già versato la tassa di iscrizione le conviene la conversione della stessa in trattamenti poiché difficilmente potrebbe ottenerne la restituzione;
  • se, invece, la tassa di iscrizione non l’ha ancora versata, la lettrice farebbe bene a impugnare il contratto nel senso di comunicare, con una lettera raccomandata, la sua intenzione di non usufruire di alcun trattamento specificando che nulla è dovuto non avendo, in alcun modo, beneficiato dei trattamenti e dei servizi del centro massaggi.

Cosa potrebbe succede nella seconda ipotesi?

Nella seconda ipotesi, il centro massaggi dovrebbe avviare nei confronti della lettrice un’azione giudiziaria per il recupero di quanto, a suo giudizio, ritiene di aver diritto ad ottenere.

Considerati i costi e la durata di una eventuale azione giudiziaria, potrebbe anche risultare economicamente poco conveniente e, considerato che il contratto prevede solo la possibilità di trattenere le somme riscosse a titolo di caparra e tassa di iscrizione, anche dall’esito incerto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

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