Donna e famiglia Indennità di maternità, come si calcola?

Donna e famiglia Pubblicato il 30 giugno 2017

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Calcolo dell’assegno pagato dall’Inps per il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità.

Il congedo di maternità, conosciuto anche come astensione obbligatoria per maternità, o aspettativa per maternità, è un periodo di assenza dal lavoro retribuito e riconosciuto obbligatoriamente prima e dopo la nascita del bambino (o nei casi di adozione e affidamento), sia per le lavoratrici madri che, in alcuni casi particolari, per i padri lavoratori.

Durante questo periodo di assenza obbligatoria la lavoratrice dipendente riceve un trattamento economico direttamente dall’Inps, in sostituzione della normale retribuzione. L’indennità, nella generalità dei casi, è integrata dal datore di lavoro, secondo le previsioni del contratto collettivo applicato.

Hanno diritto all’indennità di maternità, ad ogni modo, non solo le dipendenti, ma anche le collaboratrici, le libere professioniste e le lavoratrici autonome: in questi casi, però, il calcolo dell’assegno segue regole differenti rispetto alle lavoratrici subordinate.

È importante sottolineare che il periodo di astensione obbligatoria per maternità costituisce un diritto indisponibile, cioè al quale la lavoratrice non può rinunciare, anche in assenza di controindicazioni mediche.

Indennità di maternità: quanto dura?

Il periodo indennizzato di astensione obbligatoria per maternità dura complessivamente 5 mesi e può essere fruito in due modalità diverse:

  • per i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (ai quali si deve aggiungere l’eventuale periodo tra la data presunta e quella effettiva del parto, se avvenuto oltre il termine) e i 3 mesi successivi al parto;
  • in alternativa, può essere fruito per il mese precedente alla data del parto e i 4 mesi successivi; per poter usufruire di questa seconda modalità la lavoratrice deve ottenere un’attestazione medica in cui si specifica che la permanenza al lavoro non può provocare danni alla salute della madre o del nascituro.

Indennità di maternità: a quanto ammonta

L’indennità di maternità erogata dall’Inps è pari, nella maggioranza delle ipotesi, all’80% della retribuzione giornaliera, riferita al periodo di paga mensile precedente a quello d’inizio del congedo. L’indennità comprende anche il rateo giornaliero di gratifica natalizia o tredicesima, il rateo relativo alla quattordicesima (se prevista), nonché i ratei relativi ad ulteriori emolumenti come premi, maggiorazioni o trattamenti accessori, se erogati periodicamente.

La contrattazione collettiva può, poi, prevedere l’integrazione a carico del datore di lavoro, fino a raggiungere il 100% dell’ordinaria retribuzione percepita in busta paga. A carico del datore di lavoro resta anche il pagamento di tutte le festività cadenti durante il periodo di maternità obbligatoria, per le operaie, e di quelle cadenti di domenica, per le impiegate.

Indennità di maternità: come si calcola

Abbiamo detto che l’indennità di maternità corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera: ma come si calcola la retribuzione media giornaliera?

Innanzitutto, per trovare questa retribuzione media si deve far riferimento al mese lavorato prima della sospensione del rapporto di lavoro: secondo il Testo unico maternità-paternità [1], difatti, la retribuzione media giornaliera a cui si fa riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità è quella percepita nel periodo di paga mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’astensione obbligatoria.

Il calcolo della retribuzione media giornaliera (rmg), relativamente all’indennità di maternità, è analogo a quello utilizzato per ricavare la retribuzione media giornaliera in caso di malattia: i criteri di determinazione della rmg variano comunque a seconda della categoria e, in alcuni casi, del particolare tipo di rapporto.

Nella generalità dei casi, la distinzione fondamentale riguarda le modalità di calcolo per impiegati e operai, dato che ai primi l’indennità è corrisposta per tutti i giorni di calendario (con la sola eccezione delle festività nazionali e infrasettimanali cadenti di domenica), mentre ai secondi non sono indennizzate le domeniche e le festività.

Indennità di maternità: calcolo per gli impiegati

In particolare, per gli impiegati:

  • si considera la retribuzione imponibile del mese precedente a quello di inizio della malattia;
  • si aggiungono i ratei delle mensilità aggiuntive e delle altre voci a carattere ricorrente non comprese nella retribuzione corrente mensile (maggiorazioni, indennità, etc.);
  • il risultato di questa somma diviso 30 dà la rmg.

Se il mese precedente non risulta interamente lavorato, si divide la retribuzione lorda relativa ai giorni lavorati o retribuiti per il numero dei giorni stessi (comprese le domeniche e le festività retribuite) e si aggiunge il rateo delle mensilità aggiuntive e delle altre voci diviso 30.

Indennità di maternità: calcolo per gli operai

Per gli operai retribuiti a ore la rmg è data dalla somma dei seguenti elementi:

  • retribuzione lorda del mese precedente (o delle 4 settimane precedenti) divisa per il numero delle giornate lavorate o retribuite (escluse quelle di malattia) del periodo; se le giornate lavorative della settimana sono 5 (settimana corta), il divisore va incrementato con l’aggiunta delle seste giornate: in pratica, si deve moltiplicare il numero delle giornate per 1,2 prima di dividere la retribuzione lorda;
  • rateo giornaliero delle mensilità aggiuntive e delle altre voci ricorrenti, ottenuto dividendo l’importo del rateo mensile per 25.

Per gli operai con retribuzione fissa mensile, o mensilizzata, si può seguire una procedura alternativa:

  • si divide la retribuzione del mese precedente per 26, se interamente lavorato;
  • si aggiunge il rateo giornaliero di mensilità aggiuntive.

Se il mese precedente non è stato interamente lavorato o è retribuito solo in parte, si deve seguire la regola generale indicata per gli operai retribuiti a ore.

In ogni caso, secondo le previsioni del Testo unico maternità-paternità, se nel mese precedente si è lavorato per un numero di ore inferiore a quello previsto contrattualmente, per determinare la retribuzione di riferimento occorre:

  • dividere il totale dei compensi percepiti nel mese per il numero di ore di lavoro effettivo;
  • moltiplicare il risultato per le ore contrattuali.

note

[1] Artt. 22-23 D.lgs 151/2001.


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