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Animali selvatici in strada: in caso di incidente chi paga?

4 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 agosto 2017



In caso di sinistri causati da animali selvatici, l’automobilista deve dimostrare che il danno è stato causato da un comportamento colpevole della Pubblica Amministrazione. Che significa?

Non sono rari, soprattutto nelle zone di montagna, gli incidenti stradali causati dall’improvviso spuntare sulla carreggiata di animali selvatici come daini, cinghiali, cervi. Che fare in questi casi? Sicuramente, il danneggiato dovrà chiedere un risarcimento. Ma a chi? Secondo una redente sentenza del Tribunale di Ancona [1], quando si verificano questo genere di sinistri, l’automobilista deve dimostrare che il danno è stato causato da un comportamento colpevole della Pubblica Amministrazione (il Comune, la Provincia, la Regione). Gli enti pubblici, infatti, non possono certo recintare tutte le strade e segnalare tutti i confini dei boschi, per cui non si può pensare di chiamarli in causa – in automatico – per qualunque danno a una qualsiasi vettura, ogni volta che c’è di mezzo un daino, un cinghiale, una volpe, un capriolo. Spieghiamoci meglio, cercando di capire chi paga se un incidente viene causato da animali selvatici.

La vicenda

Un uomo faceva causa alla Provincia di Ancona chiedendole il risarcimento per i danni subiti a causa di un incidente dovuto a un daino improvvisamente sbucato dal bosco e che aveva invaso la carreggiata.

Incidente per animali selvatici: chi paga?

Quando un automobilista fa incidente a causa di un animale selvatico, sbandando o urtando contro un muro o contro un’altra auto, può chiedere il risarcimento all’ente proprietario della strada (il Comune, la Provincia, la Regione), a meno che lo stesso automobilista, con il suo comportamento, non abbia contribuito a provocare l’incidente: pensiamo a colui che, andando ad alta velocità, non ha avuto il tempo di accorgersi della presenza dell’animale. Per legge, infatti, l’ente titolare della strada deve fare in modo, prendendo le misure opportune, di evitare simili eventi: ad esempio ponendo sulla strada dei segnali che avvisino circa la presenza nella zona di fauna selvatica oppure una recinzione che, sottoposta a controlli periodici, impedisca l’accesso sulla strada degli animali stessi. La manutenzione è importante per evitare che, ad esempio, la rete si buchi e un daino o un cervo possano comunque passarvi attraverso. Se la Provincia, il Comune, l’Anas non provvedono in tal senso, la domanda di indennizzo dell’automobilista è più che lecita: egli, infatti, potrà farsi rimborsare le spese sostenute per riparare l’auto o quelle per medicine, visite ed esami specialistici per le lesioni fisiche riportate a seguito dell’impatto con l’animale.

Incidente per animali selvatici: cosa provare?

Chiaramente, per ottenere i soldi, occorre provare la responsabilità della Pubblica Amministrazione.

  1. Per prima cosa, va dimostrato il fatto e, cioè, l’incidente: a tal fine sono utili foto del luogo del sinistro, dell’animale, dell’auto danneggiata.
  2. A questo punto, bisogna dimostrare il rapporto di causalità tra la presenza dell’animale selvatico sulla strada e l’incidente: se manca questo elemento, non si può escludere che il sinistro sia stato causato da altri fattori, come un colpo di sonno, una disattenzione del conducente. Servono, quindi, dei testimoni che dichiarino l’improvvisa comparsa dell’animale selvatico sull’asfalto. Molto utili saranno anche i verbali delle forze dell’ordine intervenute sul luogo. Attenzione: secondo quanto affermato dal Tribunale di Ancona il soggetto danneggiato deve indicare e provare la condotta omissiva addebitabile alla Pubblica Amministrazione e causa dell’incidente [2], dato che, per quanto gli enti pubblici siano responsabili della custodia e della manutenzione delle strade, non si può pretendere che essi le recintino tutte e segnalino i confini di tutti boschi presente sul territorio. In altre parole, la gestione della fauna incombente sulla Pubblica Amministrazione non comporta che essa possa essere chiamata a rispondere per qualunque danno causato da un animale selvatico a mano che non si dimostri una condotta omissiva che l’abbia effettivamente provocato: ad esempio, un’anomala incontrollata presenza di molti animali selvatici sul posto, l’esistenza di fonti di richiamo degli animali verso la strada a cui l’Amministrazione non ha posto rimedio, la mancata adozione di tecniche in grado di segnalare la presenza di animali verso le aree boscose e lontane da strade e centri urbani.
  3. Terzo e ultimo elemento da provare sono i danni effettivamente subiti. E, a tal fine, saranno utili le foto dell’auto danneggiata, le fatture dell’officina dove l’auto è stata riparata; se il conducente si è fatto male, farà bene a conservare i certificati del pronto soccorso e le ricette del medico curante.

Il tutto va inviato all’ente titolare della strada con una richiesta di risarcimento in cui si descrive l’incidente: data, orario, luogo, indicazione dei mezzi coinvolti, numero patente, targa del mezzo, ricostruzione della dinamica, generalità di eventuali testimoni, giorni di prognosi riconosciuti al pronto soccorso.

Incidente per animali selvatici: niente risarcimento se…

C’è un solo modo che la Pubblica Amministrazione ha per non pagare: dimostrare che l’incidente è avvenuto per caso fortuito. In sostanza dovrà provare che l’animale si trovava sulla carreggiata per un fatto imprevedibile e inevitabile: ad esempio, l’automobilista disattento oppure un fulmine che, poco prima, durante un temporale improvviso, ha colpito la recinzione determinando una rottura tale da non poter essere riparata in poche ore ma per la quale ci si era già attivati.

note

[1] Trib. Ancona sent. n. 860 del 23.05.2017.

[2] Secondo Cass. sent. n. 9276 del 24.04.2014, il danno causato dalla fauna selvatica ai veicoli in circolazione non è risarcibile in base alla presunzione stabilita dall’art. 2052 c.c., inapplicabile per la natura stessa degli animali selvatici, ma soltanto secondo i principi generali sanciti dall’art. 2043, anche in tema di onere della prova, e perciò richiede l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico.

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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