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Lo sai che? Incidente stradale: la polizia può sequestrare il cellulare

Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2017

Chi è responsabile di un grave incidente stradale può essere costretto a mostrare il cellulare alla polizia affinché verifichi eventuali distrazioni alla guida.

Gli automobilisti non ne vogliono proprio sapere: non ce n’è uno che, di tanto in tanto, non sbirci il cellulare mentre è alla guida pur sapendo che si tratta di un comportamento, oltreché pericoloso, anche vietato dalla legge e che l’eventuale investimento di pedoni costituisce reato. Preso atto di tale triste realtà, da oggi in poi, in caso di incidente stradale, la polizia potrà ordinare al conducente l’esibizione del telefonino per vedere se, in prossimità del momento dello scontro, risultano eseguite operazioni come telefonate, sms, chat su Whatsapp, foto, video, post su Facebook, ecc. E se l’automobilista si rifiuta, scatterà il sequestro di tablet e smartphone. È quanto chiarito dalla polizia municipale di Torino con una recente e innovativa circolare che – si pensa – sarà presa ad esempio dal resto d’Italia [1].

L’uso del telefono alla guida non costituisce reato, ma un illecito amministrativo; in pratica, scatta una multa per il conducente che viene trovato con una mano sullo sterzo e l’altra sul telefonino, a prescindere da ciò che stia facendo: chattare, trovare un numero sull’elenco telefonico, sostenere il cellulare all’altezza della bocca mentre è attivo il vivavoce, ecc. Insomma, non è necessario porre lo smartphone all’altezza dell’orecchio per essere multati. Poiché, peraltro, nel concetto di circolazione rientra anche la sosta al semaforo, la contravvenzione scatta anche per chi, in attesa che il “rosso” diventi “verde” fa veloci incursioni su Facebook o sulla chat di Whatsapp. La sanzione è salatissima: si rischia una multa che parte da 160 euro e può arrivare fino a 646 euro (112 se si paga entro 5 giorni) oltre alla decurtazione di cinque punti dalla patente. E se una persona viene beccata più di una volta, nell’arco di due anni, con il cellulare alla guida scatta anche la sospensione della patente da uno a tre mesi. Peraltro, sulla questione è in corso l’approvazione di una modifica al codice della strada che vorrebbe la sospensione della patente come sanzione accessoria già alla prima violazione (non solo quindi per il caso di recidiva). Sul punto leggi Cellulare al semaforo: sospensione patente per 3 mesi.

Molto spesso, però, la polizia arriva quando già il sinistro si è verificato ed è quindi impossibile multare il conducente per guida con l’uso del telefonino. Che fare in questi casi? La legge non prevede nulla, ma ad integrare il vuoto normativo ci ha pensato la municipale di Torino con una apposita circolare: chi rimane coinvolto in un grave incidente stradale dovrà esibire agli organi di polizia il proprio telefonino per verificare eventuali distrazioni. Se il conducente si rifiuta di collaborare, l’agente può sottoporlo a perquisizione e disporre il sequestro di tablet e smartphone. Viene così evitato anche il rischio che l’automobilista, subito dopo lo scontro, possa nascondere in tasca o nel bagagliaio lo smartphone che aveva in mano al momento dell’incidente.

Incidenti: la polizia può chiedere di vedere il cellulare 

Il provvedimento drastico, appena comunicato dalla polizia piemontese, è il frutto di una previa consultazione con la locale Procura della Repubblica che ha consentito così l’adozione di un protocollo apposito al fine di acquisire gli elementi di prova per eventuali comportamenti illeciti e distrazioni che possano aver determinato un pericolo per gli automobilisti e, quindi, l’incidente stradale.

Il protocollo in questione è rivolto a mettere sotto esame, nella scena dell’incidente, tutti i dispositivi tecnologici sia in dotazione al veicolo che alle persone. Unitamente al sequestro del veicolo andrà quindi dettagliata la presenza a bordo del mezzo di sistemi di navigazione, eventuali scatole nere o telecamere di bordo. Per quanto riguarda i dispositivi personali come telefoni mobili e tablet – secondo la circolare della polizia municipale – si dovrà prima chiedere la collaborazione del conducente chiedendo a questi di esibire il cellulare e tutti gli strumenti tecnologici in suo possesso. In caso di mancato consenso, i dispositivi potranno essere sequestrati; infine, se il proprietario farà resistenza verrà sottoposto a perquisizione personale.

Il cellulare verrà così affidato al «laboratorio di tecnologie forensi» del comando di polizia di Torino affinché, dopo aver esaminato il dispositivo, estrapoli la maggior parte delle fonti di prova digitale. E sarà compito della stessa pattuglia dell’infortunistica, nell’immediatezza dell’intervento, tentare di recuperare il maggior numero di informazioni sui pin e sui codici di sblocco dei dispositivi.

note

[1] Polizia Municipale Torino, circolare n. 32 del 19.04.2017.

Autore immagine: 123rf com


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