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Lo sai che? Cosa rischia chi tiene uno spettacolo blasfemo?

Lo sai che? Pubblicato il 30 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 giugno 2017

Nessun risarcimento dei danni spetta a chi si sente offeso da uno spettacolo contrario al suo sentimento religioso. Vediamo perché.

Gli organizzatori di balletti e spettacoli teatrali possono mandare in scena le proprie opere in piena tranquillità. Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], infatti, ha stabilito che non spetta alcun risarcimento dei danni allo spettatore che si senta offeso da uno spettacolo blasfemo.

Il caso

Un cittadino, sentitosi offeso nel suo sentimento religioso da uno spettacolo di danza a suo dire blasfemo (il Messiah Game, che è una lettura in chiave sadomaso della Passione di Cristo andata in scena nel 2007), cita in giudizio la fondazione La Biennale di Venezia, che ha organizzato la manifestazione, chiedendo che gli vengano risarciti i danni. Il Tribunale di Venezia, in primo grado, respinge la domanda di risarcimento del danno non patrimoniale, e questa decisione è poi confermata dalla della Corte di Appello di Venezia, contro la cui sentenza è stato proposto ricorso in Cassazione.

Che rischia chi tiene uno spettacolo blasfemo?

Per la Corte di Cassazione, chi tiene uno spettacolo blasfemo non può essere condannato a risarcire i danni a un singolo cittadino che si senta offeso nel suo sentimento religioso.

Lo Stato italiano, infatti, è uno Stato laico, che riconosce nella sua Costituzione [2] la libertà di religione, offrendo uguale tutela alle confessioni religiose al suo interno. Basti pensare al fatto che la Corte costituzionale, con una nota sentenza [3], ha dichiarato la parziale incostituzionalità di una norma del codice penale [4], nella parte in cui  incriminava il reato di bestemmia «contro la Divinità o i simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato». La Corte costituzionale ha ritenuto che l’incriminazione della bestemmia contro la Divinità fosse incostituzionale non in quanto tale, ma solo nella parte in cui, distinguendo tra la religione dello Stato e gli altri culti, differenziava la tutela penale del sentimento religioso individuale a seconda della fede professata. Senza dimenticare, poi, che anche la libertà di manifestazione del pensiero è costituzionalmente garantita [5], e che l’arte e la scienza in Italia sono liberi [6], fin quando non venga turbato il decoro o l’ordine pubblico (e, nel caso esaminato, ciò non è avvenuto).

Per la Corte di Cassazione, inoltre, nel caso di specie non c’è alcun danno ingiusto tale da giustificare una domanda per risarcimento danni non patrimoniali: partecipare ad uno spettacolo teatrale, seppur blasfemo, è sempre una libera scelta del cittadino, e nessuna responsabilità è ascrivibile all’organizzatore, che programmando la manifestazione sta solo dando espressione alla sua libertà, costituzionalmente garantita, di esprimersi con l’arte.

note

[1] Cass. sent. 7468/17 del 23.03.2017.

[2] Art. 19 Cost.

[3] C. Cost. sent. n. 440/95 del 18.10.1995.

[4] Art. 724 cod. pen.

[5] Art. 21 Cost.

[6] Art. 33 Cost.

Autore immagine: Pixabay.


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