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Lo sai che? Multa col semaforo rosso: la fotografia si può contestare?

Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 giugno 2017

Photored: la multa al passaggio dell’incrocio, con il semaforo rosso, non può essere contestata se la telecamera non è stata soggetta a controllo periodico.

Sempre più difficile contestare le multe per attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso: difatti, con una recentissima sentenza, la Cassazione [1] ha chiarito che, in caso di sospetto di non corretto funzionamento della telecamera apposta sul semaforo, spetta all’automobilista dare prova dell’errore commesso dall’impianto di controllo elettronico; la contestazione, quindi, non si può basare sul semplice fatto che manca il certificato con la revisione periodica. Difatti, tutto ciò che può essere richiesto alla telecamera è l’avvenuta omologazione.

Come già stabilito in passato dalla stessa Cassazione [2], la multa per passaggio con semaforo rosso, rilevata mediante apparecchiatura Vista Red, è valida anche se i vigili, nel redigere il verbale, non hanno attestato la corretta funzionalità dello strumento di rilevazione elettronica. Spetta invece all’automobilista dimostrare il non corretto funzionamento della telecamera e l’eventuale difformità rispetto ai requisiti previsti dal decreto di omologazione. Unico e sufficiente elemento per ritenere valida e corretta la multa è, infatti, la fotografia dell’infrazione rilevata con l’apparecchiatura omologata.

In tema di violazioni del divieto di proseguire la marcia con semaforo rosso a mezzo di apparecchiature elettroniche – chiarisce sempre la Suprema Corte – né il Codice della strada né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso da parte della polizia; al contrario, l’efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica perdura sino a prova contraria, ossia fino a quando non risultino accertati, sulla base di prove fornite dall’automobilista multato, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento [3].

La sola fotografia delle infrazioni commesse agli incroci per passaggio con il semaforo rosso, è sufficiente a dimostrare il corretto funzionamento della telecamera, se omologata e utilizzata nel rispetto delle prescrizioni di legge; tali impianti di controllo elettronico sono infatti divenuti idonei a funzionare anche in modalità completamente automatica, senza la presenza di agenti di polizia.

Non è quindi necessaria – proseguono i giudici supremi [4] – né la presenza della pattuglia nelle adiacenze del semaforo, né la contestazione immediata, né il cartello con l’avviso preventivo del controllo elettronico della fotocamera (sul punto leggi l’approfondimento: Multa al semaforo rosso: come fare ricorso).

La Cassazione dà così continuità ai propri stessi precedenti, chiudendo definitivamente uno dei tanti filoni di quello che nella seconda metà del decennio scorso era passato nelle cronache come lo scandalo dei semafori. Inutile quindi ipotizzare manomissioni del semaforo con accorciamento dei tempi del giallo e installazioni di semafori e rilevatori in posizioni tali da trarre in inganno i guidatori e da far risultare trasgressore anche chi era passato regolarmente: se il conducente non fornisce le prove concrete delle proprie dichiarazioni perde la causa. Né tali prove possono consistere solo nel mancato controllo periodico della macchina, che la legge non richiede.

note

[1] Cass. sent. n. 11574/2017.

[2] Cass. sent. n. 4255/2015 e n. 18825/2015.

[3] Senza che possa farsi leva, in senso contrario, su mere congetture, connesse alla idoneità della mancanza di revisione o manutenzione periodica dell’attrezzatura a pregiudicarne l’efficacia ex art. 142 c. strad.

[4] Cass. sent. n. 21605/2011.


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