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Quando la madre non versa il mantenimento ai figli compie reato

6 giugno 2017


Quando la madre non versa il mantenimento ai figli compie reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 giugno 2017



Se il giudice ha collocato i figli presso il padre condannando la madre a partecipare al mantenimento dei bambini quest’ultima non può omettere i versamenti solo perché ci pensa già l’ex marito.

Quelle (poche) volte in cui il padre ottiene l’affidamento dei figli e il giudice condanna la madre a versare a questi una parte delle spese per il loro mantenimento l’ordine va rispettato alla lettera. Questo significa che la madre non può omettere di contribuire al mantenimento e di partecipare al 50% delle spese straordinarie solo perché ai bambini già ci pensa il padre. Secondo la Cassazione [1], può quindi aprirsi un procedimento penale a carico dell’ex moglie, per violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Commette reato – precisa la Suprema Corte – la mamma che non versa l’assegno per i figli affidati al padre se la signora è ancora giovane e si è rassegnata alla penuria di offerte di lavoro perché appagata dalla convivenza instaurata con un altro uomo.

Il reato di omesso versamento dell’assegno di mantenimento si consuma già nel momento del semplice inadempimento da parte del soggetto obbligato, indifferentemente dal fatto che questi sia il padre o la madre e dal fatto che il minore versi in uno stato di bisogno concreto. Solo in caso di «oggettiva impossibilità» ad assolvere all’obbligo economico stabilito dal giudice in sede di divorzio si può evitare la condanna penale. Ma attenzione: questa impossibilità non può consistere nello semplice stato di disoccupazione, essendo necessario che i genitori si diano animo e facciano di tutto per mantenere i figli, anche vendendo eventuali beni posseduti (case, terreni) o cercando offerte di lavoro senza demoralizzarsi per le difficoltà del mercato del lavoro. Il semplice tenore delle buste paga, le risultanze delle dichiarazioni dei redditi, la documentazione attinente allo stato di disoccupazione non bastano a evitare il procedimento penale, essendo invece necessario dimostrare di aver tentato di trovare un impiego e di non esservi riusciti.

Quindi è punibile la donna che si rassegna all’attuale situazione di difficoltà nella ricerca del lavoro, appagata dal fatto che già il nuovo compagno la mantiene.

Per dimostrare l’incolpevolezza nel non riuscire a contribuire al mantenimento della prole è necessaria la prova di una concreta e totale impossibilità di far fronte ai propri obblighi, di una inadeguatezza assoluta da parte del genitore, di uno stato di vera e propria indigenza economica determinante l’impossibilità di adempiere, sia pure in parte, alla prestazione [2].

note

[1] Cass. sent. n. 27788/2017.

[2] Cass. sent. n. 23017/2014; n. 5969/1997; n. 5780/1995.

Autore immagine: 123rf.com

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