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Che succede a colui che non assiste chi gli ha donato la casa?

16 Giugno 2017 | Autore:
Che succede a colui che non assiste chi gli ha donato la casa?

Se una persona ti dona un immobile a patto che tu la assista ma poi non lo fai, la nuda proprietà della casa donata torna all’usufruttuario.

Gli anziani soli – si sa – non sono sempre facili da gestire. Spesso ci si affida alle badanti ma non è detto che chi ha bisogno di assistenza accetti di tenere una persona sconosciuta in casa. Meglio se questa persona sia un’amica, una parente o, soluzione ideale, un figlio. E scatta una ragionamento: “tu mi assisti, io in cambio ti regalo casa”. Ma si può fare? Certo, con la cosiddetta donazione modale [1]: in pratica, una persona può trasferire al figlio o a chi preferisce la nuda proprietà di un immobile, restandone usufruttuaria ma a una condizione, che il donatario si prenda cura, vita natural durante, del donante, cioè di lui. Attenzione, però: se il beneficiario della donazione viene meno all’obbligo che ha assunto e non presta l’assistenza richiesta, la nuda proprietà può essere revocata. È quanto accaduto nella vicenda trattata da una sentenza del Tribunale di Ariano Irpino [2]. Esaminiamola per capire che succede a chi non assiste chi gli ha donato la casa.

La vicenda

L’anziana usufruttuaria di un appartamento, la cui nuda proprietaria era una signora, lamentava che quest’ultima non la assisteva come promesso. Chiedeva, quindi, che la donna lasciasse l’immobile.

Donazione modale: cos’è?

La donazione è quel contratto con cui – per dirla in  modo semplice – una persona (donante) regala qualcosa (denaro, beni di vario tipo) a un’altra (donatario), senza ricevere nulla in cambio. In alcuni casi, tuttavia il donante può decidere di regalare qualcosa a un altro soggetto ma a condizione che lo assista, assistenza che dovrà avvenire entro i limiti del valore della cosa donata: per intenderci, se il donante chiede al donatario sforzi economici superiori al prezzo di mercato del bene donato, egli può rifiutarsi di adempiere l’onere che gli è stato imposto. Si tratta di un metodo che, negli ultimi tempi soprattutto, è stato molto utilizzato specie da persone avanti negli anni, le quali in questo modo:

  • possono continuare a vivere nell’immobile donato: come abbiamo detto, infatti, ciò che si regala è la nuda proprietà della casa, conservando il diritto di usufrutto;
  • possono contare sull’assistenza del donatario che può essere un figlio, un parente o una qualsiasi persona di fiducia. Proprio grazie all’imposizione di questo onere, se il donatario, senza alcuna motivazione valida, si rende inadempiente, il donante – se riesce a dimostrarlo – può chiedere la risoluzione della donazione per inadempimento: la “cancellazione del regalo”, in pratica, con la conseguenza che ritornerà ad essere pieno proprietario del bene.

Attenzione: l’atto di donazione, redatto davanti a un notaio, deve contenere un’indicazione chiara circa il fatto che si tratta di una donazione modale, spiegando in modo tale da non lasciare spazio a dubbi quale onere graverà sul donatario che, da qual momento in poi, avrà un obbligo vero e proprio nei confronti del donante.

Nella sentenza in commento, il Tribunale ha revocato la donazione con riserva di usufrutto: il trasferimento gratuito della nuda proprietà dell’immobile al donatario in cambio, da parte di quest’ultimo, di assistenza a vita in favore del donante è in linea con l’“essenza” della donazione che è il cosiddetto spirito di liberalità, il fatto – cioè – di dare qualcosa a qualcuno senza esservi costretto. L’importante è che l’obbligo imposto al donatario non sia visto come una specie di corrispettivo per il fatto di aver ricevuto il bene in regalo, trasformando la donazione in una comune vendita.


note

[1] Art. 793 cod. civ.

[2] Trib. Ariano Irpino sent. n. 78 del 15.03.2017.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


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