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I nuovi super poteri dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione

6 Giugno 2017


I nuovi super poteri dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Giugno 2017



Ecco cosa cambia con l’arrivo del nuovo soggetto che sostituisce Equitalia: tutti i poteri di Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Dal 1° luglio 2017, Equitalia chiude e cede il testimone al nuovo Agente della riscossione, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Al di là degli spot propagandistici governativi e delle sbandierata collaborazione con il cittadino, questo passaggio di consegne segna l’inizio di una nuova era nella lotta all’evasione fiscale. Si passa da una strategia affidata a un soggetto terzo rispetto al fisco e a struttura privatistica (una società di capitali, con soci costituiti dall’Agenzia delle Entrate e dall’Inps) a un ente pubblico facente parte, a pieno titolo, dell’amministrazione finanziaria dello Stato. E, a scanso di equivoci, la stessa legge [1] ha voluto chiarire che il nuovo agente della riscossione avrà gli stessi poteri di indagine dell’Agenzia delle Entrate: possibilità di accedere alle banche dati telematiche per stanare redditi e beni dei contribuenti da sottoporre a pignoramento. In quest’ottica, la trasformazione di Equitalia in un ente pubblico economico a partire dal 1° luglio consentirà al nuovo soggetto di accedere a possibilità “concesse”, fino ad ora, solo all’agenzia delle Entrate. Come dire: dal 1° luglio non si scappa più: i tempi della riscossione saranno molto più celeri e le procedure più efficaci. Insomma, l’esattore procederà sempre “a colpo sicuro”. Vediamo dunque cosa cambia e quali sono i nuovi super poteri dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (leggi anche Arriva Agenzia delle Entrate-Riscossione: cosa cambia).

La prima cosa da tenere in considerazione che vi sarà una perfetta continuazione tra i due soggetti. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione erediterà tutti i crediti di Equitalia; sicché chi ha ricevuto una cartella di pagamento resterà ugualmente obbligato a pagarla, sebbene nelle mani del nuovo ente. Tutt’al più c’è da ritenere che, nel tempo necessario all’organizzazione degli uffici, alla realizzazione delle buste e della carta intestata, dei modelli e moduli, più di una cartella cadrà in prescrizione.

Anche i pignoramenti già avviati e le cause introdotte prima del 1° luglio 2017 procederanno regolarmente, con costituzione in giudizio del nuovo esattore.

Delle famigerate cartelle di pagamento cambierà solo l’intestazione: non leggeremo più Equitalia, ma Agenzia delle Entrate-Riscossione. Esse però costituiranno sempre titolo esecutivo e consentiranno il pignoramento del conto corrente senza bisogno dell’udienza davanti al giudice (come, del resto, già è).

A confermare la continuità c’è anche il fatto che il Consiglio dei Ministri ha nominato, come nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, in sostituzione di Rossella Orlandi, l’attuale amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini.  Dal 1° luglio l’attuale ad, presidente e commissario straordinario di Equitalia sarà a capo di tutta la “filiera” del Fisco: dai servizi ai contribuenti, passando per l’accertamento fino ad arrivare alla riscossione. E qui sta la prima grande sfida. Gestire la transizione dell’attuale Spa verso il nuovo ente pubblico economico sotto l’ala delle Entrate.

Oltre a tutto ciò assisteremo a un ampliamento di poteri in capo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione che potrà da ora (a differenza di quanto era concesso a Equitalia) utilizzare le informazioni contenute nelle banche dati alle quali accede normalmente anche per l’esazione delle somme dovute all’erario. In pratica potrà verificare:

  • grazie all’anagrafe dei rapporti finanziari, presso quale banca i contribuenti depositano i propri risparmi, in quale conto corrente finiscono gli stipendi e le pensioni, cosa contengono eventuali cassette di sicurezza e quali titoli e obbligazioni sono gestite dall’istituto di credito nel “portafogli” del cliente;
  • tramite l’accesso all’anagrafe tributaria, potrà sapere presso quale azienda lavora il contribuente, quanto guadagna, quali altri redditi percepisce, se ha appartamenti dati in affitto (in modo da pignorare i canoni), se svolge attività di agente di commercio o di procacciatore di affari (così da pignorare le provvigioni), quali sono i clienti con cui il professionista ha i rapporti lavorativi (in modo da bloccare eventuali pagamenti), ecc.;
  • tramite l’accesso nel database dell’Inps sui rapporti di lavoro e di impiego potrà avviare, in modo molto più mirato rispetto al passato, il pignoramento di stipendi, salari, Tfr, o altre indennità.

Dunque, a cambiare non sono le procedure di riscossioni ma le preliminari fasi di indagine per la ricerca dei beni da pignorare. Il tutto sarà più immediato perché ad aggredire il conto corrente sarà direttamente Agenzia delle Entrate-Riscossione, cioè la stessa Agenzia delle entrate. Insomma: l’attività di riscossione non si muoverà più a fari spenti relativamente alle azioni esecutive.

Restano quindi ferme anche le norme a garanzia del contribuente, di cui elenchiamo le principali disposizioni:

  • divieto di pignoramento della casa, a condizione che questa sia l’unico immobile di proprietà del debitore, sempre che in esso vi sia fissata la residenza, non sia accatastato A/8 o A/9, e sia adibito a civile abitazione;
  • soglie di pignoramento: le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate fino a non oltre un decimo per stipendi o pensioni fino a 2.500 euro; in misura pari ad un settimo per importi da 2.501 a 5 mila euro; oltre 5mila euro il pignoramento massimo è di un quinto;
  • il deposito presente sul conto corrente su cui viene accreditato lo stipendio o la pensione, alla data della notifica del pignoramento, può essere pignorato solo nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale;
  • la pensione pignorata presso l’Inps deve fare salvo il minimo vitale, ossia una somma pari all’assegno sociale aumentato di un mezzo; la residua parte può essere pignorata seconde le regole generali (fino a non oltre un decimo per debiti fino a 2.500 euro; in misura pari ad un settimo per debiti da 2.501 a 5 mila euro; oltre 5mila euro il pignoramento massimo è di un quinto);
  • divieto di ipoteca sulla casa per debiti inferiori a 20mila euro;
  • divieto di pignoramento della casa per debiti inferiori a 120mila euro e sempre che la somma del valore di tutti gli immobili del contribuente non superi 120mila euro. Resta fermo il divieto di pignoramento se l’immobile in questione è la «prima casa» (come detto sopra).

Altro potere concesso alla nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione (che già in passato spettava a Equitalia) è l’avvio del pignoramento presso terzi, del conto corrente o dello stipendio, senza dover passare dal tribunale. Tutto si realizza con un ordine rivolto direttamente al titolare della somma (la banca o il datore di lavoro) di versare la cifra pignorata direttamente all’Agente della riscossione se, entro 60 giorni, il debitore non ha pagato. Questo non vale per il pignoramento delle pensioni per il quale è necessario il giudice.

Ulteriore – e famigerato – potere di Equitalia è quello di iscrivere il fermo amministrativo sulle auto, vietando così l’utilizzo del mezzo a chi non ha pagato la cartella esattoriale.

Le nuove norme, dunque, non cambiano le regole sulla riscossione, che restano le stesse che abbiamo visto sino ad oggi; ma puntano a ridurre l’infruttuosità delle procedure avviate. «Ciò può consentire a Equitalia di non agire più a “fari spenti”», aveva detto appena pochi giorni fa Ernesto Maria Ruffini in audizione davanti alla commissione Finanze della Camera. Quindi la riforma potrebbe aiutare a non procedere a pignoramenti che non portano alcun risultato all’agente della riscossione (e quindi all’Erario in ultima istanza). Si tenga peraltro conto che i pignoramenti in banca che hanno avuto sino ad oggi successo non hanno mai superato il 20%. A tale inutilità della procedura si aggiungeva la beffa per lo stesso contribuente che ha subito il “blocco” di tutti i conti con l’effetto di paralizzarne l’attività senza però liberarsi del debito.

note

[1] Dl n. 193/16.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Per quanto riguarda il “FAMIGERATO” potere attribuito a Equitalia -fermo amministrativo delle auto-, a buon intenditore….. ; chi programma di non pagare, corre ai ripari, prendendo la macchina in leasing.
    Come al solito, con tutti i paletti messi ad hoc dalla legge, chi riceverà dei ……fastidi, sarà il solito sprovveduto!!!

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