HOME Articoli

Lo sai che? Sono in causa: mi conviene una transazione o una cessione?

Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 14 giugno 2017

Ho un’azienda agricola e ho incaricato una srl per installare 3 impianti fotovoltaici. Non è andata bene e siamo in causa. Vorrei chiudere bonariamente con un atto di cessione. Mi conviene?

Per prima cosa, è necessario chiarire la nozione di transazione e di cessione del credito.

La transazione è quel contratto mediante il quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine da una lite già esistente o prevengono una lite che potrebbe sorgere tra loro. Quando, dunque, due parti avanzano richieste contrastanti, al fine di evitare l’insorgere di una lite tra loro o di porre fine ad una controversia già sorta, esse possono stipulare un accordo che disciplini definitivamente il rapporto esistente. Il contratto a cui fanno ricorso le parti prende il nome di transazione proprio perché, attraverso questo strumento, i contraenti “transigono” la lite. A tale scopo ciascuno dei soggetti fa reciproche concessioni in favore dell’altro: ciò vuol dire che ognuna delle parti del contratto rinuncia ad una porzione delle proprie pretese al fine di comporre la lite. Di conseguenza nessuna delle parti contrattuali otterrà il pieno soddisfacimento delle proprie ragioni, ma al contempo ognuna di esse riuscirà ad ottenere più di quello che l’altra parte sarebbe disposta a concedere. Altro vantaggio del ricorso a tale tipologia di contratto, è quello di evitare di dover agire in giudizio con le lungaggini e le notevoli spese che i processi inevitabilmente comportano. Affinché il contratto di transazione sia valido è necessario che esso abbia ad oggetto diritti disponibili, cioè diritti di cui i soggetti possono disporre pienamente tra i quali rientrano sicuramente i diritti di credito. Quanto alla forma, il codice civile non richiede alcun procedimento particolare ai fini della formazione del contratto valorizzando, tuttavia, la forma scritta la quale consente di provare più agevolmente l’esistenza del contratto transattivo.

La cessione del credito è quel contratto con il quale il creditore trasferisce, a titolo oneroso o gratuito, il proprio credito. Il legislatore non pone particolari limiti alle parti quanto ai diritti cedibili purché il cedente sia l’effettivo titolare del diritto di credito ceduto e salvo il divieto di cedere crediti di natura strettamente personale o il cui trasferimento sia vietato dalla legge. Ai fini della cessione del credito non è necessario il consenso del debitore posto che, secondo il legislatore, per il debitore è irrilevante la persona del creditore: ciò che rileva per il debitore è l’adempimento del proprio debito a prescindere dalla persona fisica o giuridica che riveste il ruolo di legittimo creditore. Tuttavia, affinché la cessione sia efficace nei confronti del debitore ceduto, il contratto di cessione deve essere notificato al debitore o, in alternativa, è necessario che il debitore abbia accettato l’avvenuta cessione del credito. Anche per la stipula del contratto di cessione del credito non è prevista alcuna forma peculiare anche se è sempre bene, ai fini probatori, il ricorso alla forma scritta.

Il codice civile distingue due tipi di cessione: la cessione pro soluto e la cessione pro solvendo.

Si ha la cessione pro soluto ogni qual volta il creditore cedente garantisce al creditore cessionario l’esistenza del credito al tempo della cessione e l’inesistenza di cause di nullità, annullabilità o altri vizi che possano far venir meno il credito; si è in presenza di una cessione pro solvendo quando il cedente non solo garantisce l’esistenza del credito ma anche la solvenza del debitore. In tal caso, qualora il debitore non adempia al proprio obbligo, il cedente risponderà nei confronti del cessionario nei limiti di quanto ha da questi ricevuto dovendo, inoltre, corrispondere gli interessi, rimborsare le spese della cessione e quelle che il cessionario ha dovuto sopportare per escutere il debitore (cioè per cercare di ottenere il pagamento da parte del debitore). Tuttavia la garanzia pro solvendo cessa se la mancata realizzazione del credito per insolvenza del debitore è dipesa da un comportamento negligente del creditore cessionario nell’iniziare o nel proseguire le istanze contro il debitore. Al riguardo il legislatore precisa che, quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a prestare la garanzia pro soluto, cioè può limitarsi a garantire la sola esistenza del credito; mentre l’assunzione della garanzia pro solvendo è il risultato di una libera scelta delle parti.

Tanto premesso relativamente agli istituti giuridici oggetto d’interesse, è possibile adesso rispondere al quesito posto circa la convenienza o meno di addivenire ad un accordo transattivo.

Il lettore ha un’esposizione debitoria nei confronti della srl pari, complessivamente, ad € 149.000,00. L’accordo transattivo proposto dal creditore è da considerarsi vantaggioso posto che consentirebbe di liberarsi del debito concordando la somma di € 88.0000,00 e, dunque, con risparmio pari ad € 61.000,00. Non è particolarmente vantaggioso proseguire le cause attualmente in corso poiché, qualora il lettore dovesse risultare soccombente, oltre a dover saldare il debito sarà anche obbligato a pagare le spese processuali nonché gli ulteriori interessi nel frattempo maturati sui crediti originari. Al contrario, qualora nelle due cause per le quali ancora non è stata resa la consulenza tecnica d’ufficio egli dovesse risultare vincitore, potrebbe chiedere il risarcimento del danno patito che però, a fronte di un reddito annuo complessivo di circa € 20,000 sarebbe minimo.

Se gli impianti sono identici, tenendo conto dell’esistenza di una ctu negativa, è possibile che anche l’esito delle restanti consulenze possa condurre a risultati per il lettore svantaggiosi.

Quanto all’efficacia dell’accordo transattivo (cioè l’accordo che il lettore stipulerebbe con la srl) esso consentirà di porre fine alle controversie in corso e l’importo concordato sostituirà il debito originario in via definitiva a meno che il contratto non si basi su di un titolo nullo o non ricorrano ipotesi di annullabilità dell’accordo (ad esempio, la falsità dei documenti su cui si basa la transazione o la scoperta di documenti nuovi prima sconosciuti).

Inoltre, poiché la transazione avrà ad oggetto la cessione di crediti a titolo oneroso, il legislatore impone la sola garanzia pro soluto, rimanendo tuttavia nell’autonomia negoziale delle parti la possibilità (ovviamente più cautelativa per la srl) di concordare anche l’assunzione della garanzia pro solvendo al fine di comporre la lite.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI