HOME Articoli

Lo sai che? Trasferimento in Sud America: come non pagare le tasse italiane

Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 15 giugno 2017

Sono cittadino italiano, pensionato Inarcassa; vivo in Sudamerica. Aderisco al regime fiscale sudamericano e dovrei ricevere l’assegno previdenziale per intero. Finora Inarcassa mi ha ignorato. Che fare?

Al fine di calcolare le imposte sul reddito, sono considerati non residenti in Italia coloro che non sono iscritti presso gli uffici delle anagrafi comunali dei residenti per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili) e non hanno, nel territorio dello Stato italiano né il domicilio, inteso come sede principale di affari e interessi, né la residenza, intesa come dimora abituale. In assenza di uno solo di questi elementi il contribuente viene considerato residente.

I cittadini che hanno effettivamente trasferito la propria residenza in altra nazione devono essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all’estero e, quindi, dimostrare che non hanno più dimora abituale oppure il complesso dei rapporti riguardanti gli affari e gli interessi familiari, sociali e morali. Allo scopo, è possibile utilizzare qualsiasi mezzo di prova di tipo documentale: nel caso specifico, l’iscrizione Aire e documento di identità dello Stato sudamericano (detta Cedola), il Rif (Registro Identificazione Fiscale – il nostro Codice Fiscale), la Dichiarazione dei Redditi locali per gli anni 2014 e 2015, due dichiarazioni di residenza fiscale rilasciata annualmente dall’amministrazione tributaria dello Stato sudamericano susseguente il pagamento delle imposte locali, sono idonei. In altre parole, è necessario presentare ogni atto utile ad attestare la residenza del lettore in Sudamerica, opportunamente datato, tradotto e munito di postille, in base alla Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961, apposta presso la Prefettura, o ufficio equivalente, di riferimento.

Inoltre, il Decreto del ministero dell’Economia del 12 febbraio 2014 ha stabilito che i non residenti, che hanno prodotto redditi o possiedono beni in Italia, sono tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da eventuali Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza. Tali convenzioni sono dei particolari accordi internazionali bilaterali che individuano quale dei due Stati contraenti debba esercitare il proprio potere impositivo nei confronti di soggetti residenti in uno di essi che abbiano maturato redditi nell’altro. Oggetto delle convenzioni sono le imposte sul reddito e, in alcuni casi, alcuni elementi del patrimonio e disciplinano, inoltre, la cooperazione tra le amministrazioni fiscali degli Stati contraenti. L’intento delle Convenzioni è quello di eliminare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione/elusione fiscale, frequente in caso di cambio di residenza internazionale.

Alla luce di quanto detto, per le motivazioni esposte, i redditi previdenziali del lettore dovranno essere tassati esclusivamente dalla Nazione in cui è effettivamente residente.

Nonostante questo, nella denegata ipotesi in cui il lettore dovesse subire comunque una doppia imposizione, potrà presentare, richiesta di rimborso al centro operativo dell’Agenzia delle Entrate [1], entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data del prelevamento dell’imposta. Tale istanza dovrà contenere necessariamente l’attestazione di residenza ai fini tributari nel Paese estero, rilasciata dalla competente autorità fiscale, e la dichiarazione di esistenza di eventuali altre specifiche condizioni previste dalla Convenzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Artt. 37 e 38 del d.P.R. n. 602 del 29.09.1973.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza n. 6501, 31.03.2015

I criteri per la determinazione della residenza fiscale delle persone fisiche sono dettati dall’articolo 2 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR), il quale stabilisce che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta si trovino in una delle seguenti condizioni (tra loro alternative): a) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente; b) hanno la residenza o c) il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile. Il comma 2- bis dell’articolo 2 del TUIR (aggiunto dall’art. 10, co.1 L. 23 dicembre 1998, n. 448), dispone che “si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministro delle finanze. Tale norma prevede una presunzione relativa di residenza per i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza o il proprio domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata: al fine di essere esclusi dal novero dei soggetti residenti in Italia ricade su di essi l’onere di provare di risiedere effettivamente in quei Paesi o territori. In altri termini: avere la sede principale dell’attività, sicché il centro degli interessi vitali del soggetto va individuato dando prevalenza al luogo in cui la gestione di detti interessi viene esercitata abitualmente in modo riconoscibile dai terzi.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI