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Le Guide Quali sono i doveri di un marito?

Le Guide Pubblicato il 7 giugno 2017

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> Le Guide Pubblicato il 7 giugno 2017

Diritti e doveri dei coniugi: al marito spetta l’obbligo di fedeltà, coabitazione, assistenza morale e materiale, collaborazione, contribuzione ai bisogni della famiglia.

Quando si parla di matrimonio non si può non parlare anche di diritti e doveri dei coniugi; sebbene, infatti, l’unione è principalmente un vincolo affettivo, basata sul reciproco amore e condivisione di intenti, essa è però anche un fenomeno giuridico e, come tale, disciplinata dalla legge. Ora, se è vero che dove interviene la legge nascono anche diritti e doveri, è naturale – per quanto freddo e poco collaborativo possa sembrare – parlare anche di diritti e doveri di marito e moglie. Moglie e marito che hanno uno scopo da portare avanti: quello di far crescere una piccola comunità chiamata «famiglia» in cui – secondo la Costituzione – si forma la persona. È la stessa Costituzione [1], del resto, a stabilire che il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare. Il principio viene ripetuto dal codice civile [2] secondo cui marito e la moglie, con il matrimonio, acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Chiedersi quindi quali sono i doveri di un marito equivale anche a sapere quali sono i doveri della moglie, posta l’uguaglianza dei coniugi innanzi alla legge (salvo alcune eccezioni dovute all’interpretazione dei giudici, come ad esempio la preferenza della madre in caso di affidamento dei figli piccoli dopo il divorzio). E siccome a un dovere corrisponde sempre un diritto, conoscere quali sono i doveri di un marito significa anche sapere quali sono i diritti della moglie. Cerchiamo quindi di fare il punto della situazione.

I doveri del matrimonio

Come anticipato, la norma di riferimento che stabilisce quali sono i doveri del marito (e, quindi, della moglie) è il codice civile secondo cui dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco:

  • alla fedeltà,
  • all’assistenza morale e materiale,
  • alla collaborazione nell’interesse della famiglia,
  • alla coabitazione,
  • alla contribuzione ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro (professionale o casalingo).

Ma perché sapere quali sono i doveri del marito? La violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio può rilevare in caso di separazione e divorzio, potendo comportare il cosiddetto addebito (il coniuge al quale è addebitata la separazione, perde il diritto al mantenimento); può rilevare anche da un punto di vista penale quando il marito, tenuto al versamento del mantenimento alla moglie o ai figli fa loro mancare i mezzi di sussistenza (reato di violazione dei doveri coniugali); può rilevare anche ai fini del risarcimento del danno in caso di condotte che possano ledere l’integrità psico-fisica e più in generale alla salute dell’altro coniuge (si pensi a un tradimento particolarmente plateale e mortificante da comportare uno stato di depressione per l’ex).

Detto ciò cerchiamo di analizzare, più nel dettaglio, quali sono i doveri del marito nei confronti della moglie.

Il dovere del marito di rispettare la libertà e la privacy della moglie

Il marito deve rispettare la libertà, la dignità e la personalità della moglie; in caso contrario le deve risarcire i danni. Questo significa che non deve mortificarla, non deve insultarla (tanto in pubblico quanto in privato), non deve svilirne la persona (ad esempio imponendole rapporti sessuali in assenza di volontà, anche in forme particolarmente umilianti), non deve imporre la propria volontà, non deve impedirle di manifestare il proprio pensiero o di esercitare il proprio culto religioso (si pensi al marito che deride la moglie per il fatto che questa sia osservante della dottrina cattolica o che le vieti di cambiare religione se tale scelta non pregiudica la convivenza o non costituisce una situazione di pericolo per i figli).

Il marito non deve invadere la privacy della moglie, spiando nella sua corrispondenza, tra le email, sul cellulare, nei cassetti o tra le “cose private” della donna. Imporre a quest’ultima di esibire il telefonino, alla ricerca di prove di eventuali tradimenti, può costituire il reato di violenza privata.

Quando un coniuge capta, interrompe o impedisce in modo illecito delle comunicazioni o conversazioni dell’altro può configurarsi il reato di intercettazione fraudolenta, punito con la reclusione da 1 a 4 anni.

Ad esempio commette tale reato il marito che installa abusivamente in casa propria un registratore per spiare le telefonate della moglie a terzi, anche se per procurarsi le prove di un possibile tradimento da esibire, a tutela dei propri diritti, nella causa di separazione.

Il marito non può dire alla moglie chi frequentare e chi no: la donna è libera di conoscere uomini purché nel rispetto del dovere di fedeltà e purché non assuma comportamenti equivoci che possano pubblicamente far pensare ad altro.

Il marito non può impedire alla moglie di mantenere contatti con la propria famiglia di origine; diversamente ciò costituisce causa di addebito della separazione.

Il marito deve rispettare la volontà della moglie di lavorare. In particolare la moglie ha il diritto di esercitare un’attività lavorativa fuori dell’ambito strettamente domestico.

Non costituisce pertanto motivo di addebito della separazione il fatto che la moglie voglia lavorare o dedicarsi ad occupazione più o meno remunerativa e impegnativa, anche quando il suo lavoro non è necessario per essere l’altro coniuge disposto a mantenerla e garantirle un tenore di vita adeguato.

Il dovere del marito di fedeltà

Il marito si impegna, per tutta la durata del matrimonio, a non tradire la moglie sia da un punto di vista fisico che affettivo. La fedeltà non deve quindi essere intesa come semplice astensione da relazioni sessuali extraconiugali. L’uomo resta libero di avere una relazione con un’altra donna se riesce a dimostrare che l’unione con la moglie è già terminata per altre cause e i due si avviano inesorabilmente al divorzio.

Nell’obbligo di fedeltà rientra il divieto di avere relazioni affettive anche di tipo epistolare o platonico. Allo stesso modo vi rientra il divieto di non dar pubblicamente adito a sospetti con comportamenti equivoci che potrebbero umiliare la persona della moglie dinanzi alla collettività.

L’infedeltà è tale non solo nel caso di una relazione stabile extraconiugale ma anche in ipotesi di un incontro occasionale.

L’obbligo di fedeltà sussiste fino a quando dura la convivenza matrimoniale.

 

Il dovere del marito di assistere la moglie

Tra i doveri del marito rientra quello all’assistenza morale e materiale della moglie. Si tratta dell’impegno dei coniugi a sostenersi, proteggersi e aiutarsi nella vita quotidiana.

Il diritto è sospeso nei confronti del coniuge che si allontana senza giusta causa dalla residenza familiare e rifiuta di tornarvi.

Rientra nell’assistenza morale, ad esempio, il dovere di riconoscere all’altro coniuge il libero esercizio dei diritti personali inviolabili e il sostegno reciproco nella sfera affettiva, psicologica e spirituale.

Rientra invece nell’assistenza materiale l’obbligo di partecipare alle spese per la famiglia e per soddisfare le esigenze di carattere primario (proprie e dei figli) come il cibo, il vestiario, i trasporti, lo studio, la cura in caso di malattie.

Per soddisfare tali esigenze i coniugi devono mettere a disposizione il denaro occorrente o eventualmente ricorrere all’opera di terzi.

Nell’assistenza rientra anche il dovere di curare il coniuge quando malato, benché si tratti di un male incurabile.

Tra i doveri del marito, in attuazione dell’obbligo di assistenza, vi è quello di non aggredire la moglie fisicamente o anche solo con ingiurie od offese, svalutandolo come coniuge e genitore; di non trattarla in modo autoritario e violento; di non rifiutarsi ad avere rapporti affettivi o rapporti sessuali con lei.

Il dovere di collaborazione del marito

Il marito ha l’obbligo di collaborare nell’interesse della famiglia. Non si può quindi disinteressare dei figli, del ménage domestico (seppur solo in forma economica), deve sorvegliare e accudire i figli, impegnarsi nella loro istruzione ed educazione, curare i rapporti esterni della famiglia, ecc.

Il dovere di coabitazione del marito

Il marito deve coabitare e convivere con la moglie salvo diverso accordo tra le parti dovuto a esigenze specifiche come quelle di lavoro (si pensi al marito costretto a trasferirsi per doveri di ufficio). L’uomo non può quindi andare via di casa se non per gravi e valide ragioni.

Il dovere di coabitare dura sino al momento del deposito della domanda di separazione o di annullamento del matrimonio.

Se i coniugi sono in disaccordo sulla fissazione della residenza possono congiuntamente richiedere al giudice, senza che sia necessario rispettare particolari formalità, di adottare la soluzione che quest’ultimo ritiene più adeguata alle esigenze dell’unità e della vita della famiglia. La coabitazione non deve essere intesa come mera convivenza sotto lo stesso tetto, ma come una vera e propria comunione di vita.

Se un coniuge si allontana dalla residenza familiare senza giusta causa e rifiuta di tornarvi subisce l’addebito nella separazione e commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Il dovere del marito di contribuire ai bisogni della famiglia

Sempre e comunque in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, il marito deve contribuire ai bisogni della famiglia.

L’obbligo può essere assolto con l’attività lavorativa, casalinga o professionale, o mettendo a disposizione beni personali come la casa o l’auto.

Questo significa che se il marito lavora e la moglie no, il primo deve dare a quest’ultima un contributo per le spese quotidiane.

Quando l’omessa o insufficiente contribuzione ai bisogni della famiglia è volontaria e colpevole, il coniuge può commettere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare punito con la reclusione fino a un anno o la multa da 103 euro a 1.032 euro. La violazione può anche determinare l’addebito della separazione.

note

[1] Art. 24 Cost.

[2] Art. 143 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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