Come richiedere un permesso elettorale retribuito

7 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2017



I diritti dei lavoratori che devono partecipare al seggio come presidente o scrutatore. Ma anche per chi deve soltanto votare alle elezioni amministrative.

Il diritto di voto non può essere negato a nessuno [1]. Nemmeno a chi lavora lontano dal proprio Comune ed è chiamato alle urne per rinnovare il Consiglio comunale del proprio paese o della propria città, magari dall’altra parte dell’Italia. Tenendo conto che la data delle elezioni potrebbe essere doppia: quella del primo turno e quella del ballottaggio, che si svolge 15 giorni dopo.

Men che meno a chi viene convocato al seggio come presidente o come scrutatore. In tutti questi casi, come richiedere un permesso elettorale retribuito? E quali sono i diritti dei lavoratori che devono andare a votare per le elezioni amministrative? Possono ottenere un permesso per spostarsi nei loro comuni sia per il primo turno sia per il ballottaggio?

I diritti dei lavoratori che partecipano al seggio

Chi deve partecipare ai lavori del seggio come presidente o come scrutatore può richiedere un permesso elettorale retribuito per l’intero periodo della consultazione (quindi, primo e secondo turno se venisse convocato per entrambi). Naturalmente, si deve verificare quali sono i giorni interessati dalle votazioni. Qui ci sono diverse ipotesi:

  • il voto si svolge solo di domenica e lo scrutinio avviene subito dopo la chiusura delle urne: se il lavoratore ha la domenica come giorno festivo, non deve richiedere il permesso elettorale. Altrimenti può chiedere un permesso retribuito;
  • il voto si svolge solo di domenica e lo scrutinio avviene nella giornata di lunedì: se il lavoratore ha la domenica come giorno festivo, dovrà richiedere il permesso elettorale solo per il lunedì. Altrimenti può chiederlo per entrambi i giorni;
  • la costituzione del seggio elettorale richiede un impegno anche durante la giornata di sabato: idem come prima, cioè: se il sabato è giorno di riposo, non occorre il permesso. Altrimenti il lavoratore ha diritto al permesso elettorale.

Chi richiede un permesso elettorale per partecipare alle attività del seggio ha diritto alla normale retribuzione come se avesse lavorato normalmente.

Chi di solito lavora la domenica ma si vede impegnato nelle attività del seggio grazie al permesso elettorale non ha diritto alla maggiorazione festiva, in quanto viene già pagato dallo Stato.

L’impegno presso il seggio elettorale si intende per l’intera giornata e non solo per alcune ore [2].

La retribuzione riconosciuta dall’azienda a chi richiede un permesso elettorale è deducibile dall’imponibile fiscale [3].

Per poter richiedere un permesso elettorale retribuito è necessario presentare al datore di lavoro la copia della certificazione della chiamata al seggio e di quella firmata dal presidente del seggio in cui vengono riportate le giornate di presenza e l’orario di chiusura con l’indicazione delle giornate di presenza al seggio e dell’orario di chiusura.

Se, invece, si viene convocati come presidente del seggio, il certificato verrà firmato dal vicepresidente.

I diritti dei lavoratori che devono andare a votare

Diversa la questione per i lavoratori che non devono richiedere un permesso elettorale per partecipare all’attività del seggio ma che, semplicemente, devono andare a votare in un Comune fuori da quello in cui hanno il domicilio. Ad esempio, chi lavora a Milano ma ha la residenza a Ferrara.

Se si tratta di un dipendente privato, può richiedere al proprio datore di lavoro un permesso, al fine di potersi recare a votare: l’azienda, in questo, non ha margini di discrezionalità, poiché, come abbiamo già detto, si tratta di un diritto costituzionalmente garantito. In altre parole, l’azienda non può dire di no. A patto che il dipendente torni dalle urne con il certificato elettorale timbrato. Altrimenti, la giornata non sarà retribuita e sarà scalata dal monte ferie (comporterà, probabilmente, anche una tirata d’orecchie).

Cosa devono fare, invece, i dipendenti pubblici (civili o militari) che vogliono andare a votare nel loro Comune di residenza? Se sono stati trasferiti in prossimità delle elezioni, ma l’iscrizione alle liste elettorali della nuova sede non è stata ancora effettuata, il lavoratore può fruire di un permesso retribuito per adempiere al diritto di voto [4]. Il permesso sarà pari ad un giorno, se il seggio elettorale dista tra i 350 ed i 750 km, ed a due giorni se la distanza supera i 700 km, o per spostamenti verso le isole, comprese quelle minori.

Per chi deve spostarsi per adempiere al voto (escluse le elezioni di deputati e senatori), la normativa [5] contempla tariffe agevolate, sia per quanto concerne i pedaggi autostradali, sia per i collegamenti marittimi, sia per quelli ferroviari. Per navi e treni, lo sconto è pari al 60%; diverse percentuali, e sconti anche sui biglietti aerei, sono disponibili per gli elettori provenienti dall’Estero. I benefici saranno fruibili, ovviamente, per il solo viaggio di andata verso la sede elettorale e ritorno: a tal fine, sarà necessario, all’andata, presentare la scheda elettorale, ed al ritorno la stessa scheda, timbrata.

note

[1] Cost., art.48.

[2] Cass. sent. n. 8712/2002.

[3] Art. 2, legge n. 178/1981.

[4] Circ. Igop. 23/92.

[5] Artt. 116/117, Dpr n. 361/1957 e Legge n. 241/1969.

Autore immagine: 123rf.com

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