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Infortunio durante l’allenamento, l’istruttore risarcisce?

8 giugno 2017


Infortunio durante l’allenamento, l’istruttore risarcisce?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 giugno 2017



Se l’allievo è inesperto l’istruttore deve pagare il risarcimento del danno per l’incidente causato durante l’allenamento sportivo.

Chi si allena ed è sottoposto alla sorveglianza di un istruttore, in caso di infortunio durante l’allenamento può chiedere il risarcimento a quest’ultimo. Salvo infatti che lo sportivo danneggiato sia sufficientemente esperto della propria disciplina e, quindi, abbia già tutte le conoscenze per adottare le misure necessarie a evitare incidenti, l’istruttore è responsabile dei danni occorsi ai propri allievi durante la lezione di sport. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Taranto con una recente sentenza [1].

Tra gli obblighi dell’istruttore di sport non vi è solo quello di insegnare la disciplina sportiva, ma anche quello di protezione e di vigilanza, sia che si tratti di sport pericolosi ove l’infortunio è più facile (si pensi allo sci, al kitesurf, alla boxe) che di sport ove invece il rischio è minore. Con la conseguenza che, per qualsiasi infortunio determinato da situazioni che potevano essere previste ed evitate o da comportamenti imprudenti, l’istruttore è responsabile e, conseguentemente, dei danni risponde con tutto il proprio patrimonio personale.

Per comprendere la vicenda immaginiamo che un istruttore di kitesurf, avendo molta fiducia nelle capacità del proprio allievo, gli faccia adoperare, già alla terza lezione, una vela più grande rispetto a quella che dovrebbero invece utilizzare i principianti. Senonché, il forte vento di quella giornata trascina il malcapitato contro i muri di alcune case poste in prossimità della riva del mare. Quest’ultimo ne esce fortemente leso, così chiede i danni al proprio istruttore, il quale però non ne vuole sapere, sostenendo che, già alla terza lezione, è legittimo adoperare vele di una certa dimensione e che, comunque, il vento è un fattore incontrollabile, che scappa al controllo dell’uomo. Chi ha ragione tra i due? Secondo la sentenza in commento, l’istruttore è sempre responsabile per l’infortunio durante l’allenamento. Ecco perché.

L’insegnamento di una disciplina sportiva comporta anche l’istruzione dell’allievo praticante sui rischi correlati all’esercizio dell’attività stessa. Sotto questo profilo non c’è differenza tra l’allievo minore d’età e quello maggiorenne; difatti la previsione dei rischi è correlata non all’età del praticante, ma, prima di tutto, alla sua abilità e conoscenza della disciplina sportiva; cosicché anche un allievo maggiorenne è da considerarsi “incapace” alla stessa stregua dell’allievo minorenne.

Attenzione però: l’obbligo dell’istruttore di controllare, tutelare e preservare l’allievo non vale solo nei confronti del principiante, come a prima vista potrebbe sembrare, ma anche di quello esperto qualora questi si faccia seguire. Difatti, ciò che rileva ai fini della responsabilità a carico del maestro, non è il grado di preparazione ed esperienza dell’allievo in sé considerate, ma il rapporto che sussiste tra questi ed il maestro, il quale è tenuto a vigilare sul suo operato nello svolgimento dell’attività sportiva.

In conclusione, nel caso di danni occorsi durante una lezione di sport, è corretto ricondurre la fattispecie nell’alveo della responsabilità aggravata [2] posto che questa opzione, pone in primo piano il rapporto esistente tra allievo e maestro, in sé oggettivamente considerato.

Detto principio trova conferma nei precedenti della Cassazione [3] secondo cui tra istruttore e allievo si instaura pur sempre, per contatto, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona.

note

[1] C. App. Taranto sent. n. 77/17 del 24.2.2017.

[2] Art. 2048 cod. civ.

[3] Cfr. Cass. S.U sent. n. 14712/07; n. 24835/11; n. 16394/10; n. 5067/10; n. 24438/11; n. 24835/11; n. 25559/11; n. 27000/11; n. 27648/11.

Corte d’appello di Taranto – Sezione civile – Sentenza 24 febbraio 2016 n. 77

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

La CORTE d’APPELLO di LECCE

Sez. Dist. di TARANTO composta dai magistrati:

1) Dott. Riccardo ALESSANDRINO Presidente

2) Dott. Ettore SCISCI Consigliere

3) Dott.ssa Antonella GIALDINO Giudice Ausiliario Rel.

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 435/2013 del Ruolo Generale delle cause dell’anno 2013, decisa all’udienza collegiale del 18.11.2016

TRA

CL.GI., rappresentato e difeso dagli avv.ti Di.Vi., Ta.Ni.;

APPELLANTE

CONTRO

1 – BE.CO., rappresentato e difeso dagli avv.ti Di.Vi., Ta.Ni.

APPELLATO (APPELLANTE INCIDENTALE)

2 – CE.SP., in persona del legale rappresentante., rappresentato e difeso dagli avv.ti Cr.Gi. e Am.To.;

APPELLATO CONTUMACE

3 – AS., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv.ti Vi.Ma. e Ma.Ta.;

APPELLATO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione inoltrato per la notifica il 26.05.2011, Be.Co., deduceva di aver riportato lesioni varie, durante una lezione di Kitesurf tenuta dall’odierno appellante, Cl.Gi., quale istruttore CSEN cui era affiliata la società sportiva Amici del vento. Chiedeva, pertanto, al Tribunale adito di essere risarcito dei danni non patrimoniali (indicati in Euro 102.606,00) e per spese mediche (indicate in Euro 386,98) connessi con le lesioni fisiche (politrauma con

trauma cranico e del massiccio facciale con fratture multiple, focolai LC polmonari, frattura composta del femore sinistro e frattura del radio destro) occorse in data 11.10.2008, 11,55, circa, a Lendinuso (BR), per l’impatto violento contro il muro di cemento di un’abitazione allocata in zona, dopo che, “durante lo svolgimento di una lezione di apprendimento dei primi rudimenta della tecnica Kitesurf, a causa della sua inesperienza, nonché delle forti raffiche di vento di cui gode la, predetta località, perdeva il controllo del suo attrezzo velico”. Chiedeva il ristoro dei detti danni al CE.SP.,in quanto Ente volto a “favorire…la pratica sportiva “ed in particolar modo quella “del kitesurf” a rilasciare apposita tessera agli iscritti, a provvedere alla loro copertura assicurativa, ad organizzare eventi e manifestazioni sportive, ad “assicurare la competenza e la capacità delle sue strutture didattiche” e, in particolare, “delle associazioni sportive ad essa affiliate, nonché degli accompagnatori – istruttori”. Chiedeva, altresì, la condanna al risarcimento dei pregiudizi subiti anche dell’associazione sportiva denominata ASD AMICI DEL VENTO e di CL. MASTELLA, per l’affidamento fatto su questi ultimi e, in particolare per la violazione degli obblighi di protezione gravanti su costoro in relazione all’attività di istruzione di detta pratica sportiva. In particolare, ha rimarcato che egli, quale “allievo di livello di tipo 4 (recte, principiante) era appena alla terza lezione con il menzionato CL. sicché l’esercitazione in questione era stata tenuta in modo imprudente, da parte dello stesso, posto che “l’istruttore gli aveva fatto montare, sull’attrezzo, una vela più grande in modo da avere un maggiore impatto sul vento” e che era stata scelta per l’esercitazione, la spiaggia di Lendinuso, anziché quella più tranquilla di Ca.Ma., ove si erano svolte le prime due lezioni, connotata da fortissime raffiche di vento (e dunque più adatta a persone più esperte della detta attività sportiva) e nelle strette vicinanze di numerose abitazioni in muratura costituenti” una vera e propria insidia per gli inesperti di Kitesurf”. A seguito poi della contestazione (da parte del CL. e della menzionata associazione che allievo di 4 livello indicasse una persona niente affatto inesperta di tale pratica sportiva, con la menzionata memoria depositata il 9.12.2011, evidenziava che la tessera attributiva di tale qualifica gli era stata consegnata qualche giorno dopo l’infortunio, nonostante egli non possedesse capacità ed abilità, nella pratica di tale attività sportiva, che giustificassero il livello attribuitogli.

IL CE.SP. replicava che il tesseramento ad esso non comportasse alcuna assunzione di obblighi verso gli iscritti, avendo esso la funzione di ausilio delle associazioni, fornendo servizi quali la copertura assicurativa e la possibilità di organizzare o partecipare a manifestazioni sponsorizzate da detto Ente. In sostanza non essendovi alcun obbligo verso le associazioni affiliate e gli iscritti, chiedeva il rigetto della domanda nei suoi riguardi.

L’associazione AS. ha chiarito di avere anch’essa una mera funzione di promozione della pratica dello sport in questione, ma di non aver organizzato un corso, né patrocinato alcuna manifestazione o gara sportiva.

Instaurato il contraddittorio, espletata l’istruzione probatoria, nel corso della quale venivano assunti l’interrogatorio formale dei sig.ri Be. e Cl., nonché prova per testi e consulenza tecnica d’ufficio, diretta a valutare le lesioni lamentate dall’attore, la causa veniva riservata a sentenza. Con la sentenza n. 721/2013 il Tribunale di Taranto, accoglie la domanda attorea, nei limiti di cui in motivazione e nei soli riguardi di Cl.Gi., e per l’effetto condanna Cl.Gi., al

pagamento in favore di BE.CO. della somma di Euro 33.644,19,oltre accessori come da motivazione.

Con atto di citazione, in appello, Cl.Gi., proponeva, appello avverso la sentenza n. 721/2013 emessa dal Tribunale di Taranto, depositata in cancelleria il 05.04.2013, per i motivi d’appello che verranno esposti nella parte motiva.

Si costituiva in giudizio con comparsa di costituzione in appello Be.Co., impugnando e contestando l’intero contenuto dell’atto d’appello ritenendolo infondato, chiedendone il rigetto, proponendo appello incidentale. Si costituiva ASD Amici del Vento “eccependo l’infondatezza del proposto appello chiedendone il rigetto.

Il Ce.Sp., restava contumace.

All’udienza del 18.11.2016 la causa già assegnata a sentenza e rimessa sul ruolo, veniva definitivamente riservata per la decisione, senza l’assegnazione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c., avendone le parti già fruito in precedenza e non essendo emersi elementi di giudizio nuovi suscettibili di ulteriore valutazione difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

I La decisione, ha per oggetto l’appello principale proposto da Cl.Gi., nonché l’interposto appello incidentale avverso la medesima sentenza, proposto da Be.Co. L’appellante, Cl.Gi., con i motivi di gravame, censura la sentenza impugnata, per travisamento dei fatti, errata valutazione delle prove, errata attribuzione della qualifica di precettore al Cl., violazione della legge e sua rilevanza ai fini della decisione impugnata.

Per l’intima connessione, i motivi d’appello, possono essere trattati, congiuntamente.

Segnatamente, sostiene l’appellante, che, contrariamente, a quanto asserito dal Giudice di prime cure, la scelta della località, per le esercitazioni di chi si accingeva, a frequentare, il corso, avveniva con riferimento alle condizioni meteorologiche e geofisiche ideali, che erano idonee in quell’occasione, perché caratterizzate da assenza di raffiche di vento. Indimostrata, ritiene l’appellante, è rimasta la vicinanza delle costruzioni, dal luogo dove i partecipanti al corso si esercitavano.

La doglianza non coglie nel segno.

Ebbene, con riguardo allo specifico ambito sportivo, va osservato che sicuramente, l’attività didattica, ha ad oggetto la pratica di un dato sport, quale esplicazione in concreto della condotta di gioco che, è la risultante delle regole tecniche che lo disciplinano.

La rilevanza delle regole tecniche è, particolarmente, importante, in riferimento all’ambito della responsabilità civile, per i danni occorsi nell’esercizio di un’attività sportiva, perché esse conformano il gesto tecnico sportivo in un modello astratto, rispetto al quale è possibile svolgere un giudizio di prevedibilità ex ante dei rischi correlati alla stessa attività sportiva, con l’effetto di escludere in apicibus l’antigiuridicità della condotta, causativa di danni, ove conforme a tale modello astratto di gioco. L’insegnamento di una data attività sportiva reca,

quindi, necessariamente in sé anche l’istruzione dell’allievo praticante, circa i rischi correlati all’esercizio dell’attività stessa, e, sotto questo profilo, non si giustifica una disparità di trattamento tra l’allievo minore d’età e quello maggiore d’età.

La previsione dei rischi è, infatti, correlata non allo stato di capacità o incapacità legale del praticante, ma, – prima di tutto, alla conoscenza della disciplina sportiva ed alla abilità a praticarla, cosicché anche un allievo maggiorenne è da considerarsi ‘incapace’ alla stessa stregua dell’allievo minorenne. Questa considerazione non deve ritenersi neanche, valevole soltanto nei confronti dell’allievo principiante, come a prima vista potrebbe sembrare, poiché ciò che rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità aggravata a carico del maestro, non è il grado di preparazione ed esperienza dell’allievo in sé considerate, ma il rapporto che sussiste tra questi ed il maestro, il quale è tenuto a vigilare sul suo operato nello svolgimento dell’attività sportiva.

In conclusione, nel caso di danni occorsi durante una lezione di sport, è corretto ricondurre la fattispecie nell’alveo della responsabilità aggravata ex art. 2048, c.c., posto che questa opzione, pone in primo piano il rapporto esistente tra allievo e maestro, in sé oggettivamente considerato, dando il giusto risalto al particolare contenuto di tale rapporto, che è rappresentato, come sopra detto, dall’insegnamento della pratica sportiva recante in sé la conoscenza dei rischi per l’incolumità fisica ad essa correlati. La Suprema Corte ha reiteratamente affermato che tra precettore ed allievo si instaura pur sempre, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell’ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l’allievo si procuri da solo un danno alla persona. (Cfr. Cass. civ., SS.UU. 26 giugno 2007, n. 14712; Cass. civ., 24 novembre 2011, n. 24835; Cass. civ., 13 luglio 2010, n. 16394; Cass. civ., 3 marzo 2010, n. 5067; Cass. civ., 21 novembre 2011, n. 24438; Cass. civ., 24 novembre 2011, n. 24835; Cass. civ., 30 novembre 2011, n. 25559; Cass. civ., 15 dicembre 2011, n. 27000; Cass. civ., 20 dicembre 2011, n. 27648.) Ciò detto, il Tribunale, ha correttamente, ritenuto “l’istruttore quale titolare di obblighi di protezione e vigilanza su chi frequenta i corsi relativi alla disciplina per la quale impartisce lezioni o comunque a lui si affidi” Doveri di protezione e vigilanza che non possono risolversi, alla luce di quanto sopra, soltanto, nella valutazione della condizioni atmosferiche, ma devono anche comprendere la scelta dei mezzi e dei posti più idonei per le esercitazioni.

La scelta di una località come la spiaggia di Lendinuso, caratterizzata, sicuramente da ostacoli, nelle vicinanze, non può considerarsi che altamente pericolosa e poco prudente. L’appellato Be.Co. a sua volta insta per il rigetto dell’impugnazione, al contempo proponendo appello incidentale, contro Cl.Gi., per illogicità e contraddittorietà della motivazione dell’impugnata sentenza, nonché violazione e falsa applicazione dell’art. 1227 co. 1 c.c., sostenendo che la sentenza impugnata, merita censura nel punto ove ha ritenuto, di concludere anche per l’attribuzione di responsabilità concorrente nella produzione dell’occorso de quo in capo a Be. nella misura del 50% dopo aver dato atto che da una rigorosa analisi delle carte processuali acquisite, sia risultato “inesperto della disciplina de qua”.

La censura non è fondata.

La contraddittorietà della motivazione ravvisata dall’appellante incidentale, nella sentenza di primo grado in realtà non sussiste. Il vizio logico di contraddittorietà va infatti valutato non già estrapolando dal testo della sentenza singoli brani o parole, ma valutando nel complesso la coerenza e la logicità dell’argomentazione.

Nel caso di specie, il senso dell’affermazione che Be. fosse “inesperto della disciplina de qua” nella sentenza impugnata, va inteso nel senso che l’allievo, al momento dell’infortunio, poteva considerarsi un principiante. In tutto il contesto semantico, la frase ha con evidenza un senso logico più ampio di quello sintattico, e sta a significare che l’allievo non era ancora un professionista, ma un principiante.

L’affermazione sottolineata, dunque, non si pone in contraddizione con la decisione adottata che individua un grado di responsabilità in capo all’allievo Be., anche se principiante della disciplina.

Secondo Cassazione civile, Sezioni Unite, 21 novembre 2011, n. 24406, in particolare, “stante la genericità dell’art. 1227, c. I, c.c. sul punto, la colpa sussiste non solo in ipotesi di violazione da parie del creditore – danneggiato di un obbligo giuridico, ma anche nella violazione della norma comportamentale di diligenza, sotto il profilo della colpa generica”.

Rispetto agli indirizzi più restrittivi precedentemente espressi dalla giurisprudenza, Il principio di diritto declamato dai Giudici della Suprema Corte si colloca, dunque, nel solco di una maggiore responsabilizzazione del soggetto danneggiato, nella prospettiva di una più completa affermazione del corollario, desumibile dall’art. 1227 c.c., per cui, al danneggiante, non può far carico quella parte di danno che non è a lui causalmente imputabile come nel caso di specie.

Quando il comportamento colposo del danneggiato non è idoneo da solo ad interrompere il nesso eziologico, esso potrà eventualmente integrare un concorso colposo (che deve essere tuttavia adeguatamente provato) ai sensi dell’art. 1227, comma I, c.c., con conseguente diminuzione del risarcimento in relazione all’incidenza della colpa del danneggiato Alla luce di quanto rilevato, condivisibili appaiono per la Corte le argomentazioni del primo Giudice e la conseguente decisione. L’appello va pertanto rigettato e le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo, in base alle tariffe di cui al D.M. 55/2014.

P.Q.M.

La Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, definitivamente pronunciando sull’appello principale proposto da Cl.Gi. nei confronti di Be.Co., nonché nei confronti di Ce.Sp. e ASD Amici del Vento, nonché sull’appello incidentale proposto da Be.Co. nei confronti di Cl.Gi., avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale di Taranto n. 721/2013, così provvede:

A) – Rigetta l’appello principale; B) – Rigetta l’appello incidentale;

C) Conseguentemente compensa le spese, del secondo grado di giudizio, tra Cl.Gi. e Be.Co., stante la reciproca soccombenza.

D) – Condanna Cl.Gi. in favore dell’Associazione ASD Amici del Vento, delle spese del secondo grado di giudizio liquidate nella misura di Euro 3000,00,oltre accessori di legge.

Compensa le spese tra Cl.Gi. ed il convenuto Ce.Sp. Ai sensi dell’art. 13 co 1-quater del D.P.R. 115/12, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dell’appellante principale, nonché dell’appellante incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Taranto il 21 dicembre 2016. Depositata in Cancelleria il 24 febbraio 2017.

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