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Lo sai che? Lavoro occasionale con partita Iva aperta: è possibile?

Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

Emettere fattura come lavoratore autonomo occasionale nonostante si eserciti già un’attività professionale: è possibile? 

Sono avvocato, ma ho svolto una consulenza informatica di recente: devo fatturarla con la mia partita Iva o emettere ricevuta come lavoro autonomo occasionale?

La possibilità di emettere una ricevuta in qualità di lavoratore autonomo occasionale non è preclusa a chi esercita già come professionista, quindi a chi ha già una partita Iva aperta: è necessario, però, che l’ambito in cui è svolta la prestazione occasionale sia differente dal proprio ambito professionale.

In parole semplici, la prestazione rientra nel lavoro autonomo occasionale, e non in quello professionale, quando l’attività svolta occasionalmente è diversa e non riconducibile alle attività svolte professionalmente.

Ad esempio, la consulenza tributaria, seppure svolta saltuariamente, rientra nell’ambito delle attività professionali del consulente del lavoro, quindi va fatturata normalmente, con la propria partita Iva; al contrario, la progettazione di un sito internet svolta saltuariamente da un avvocato può essere retribuita come lavoro autonomo occasionale.

Lavoro autonomo occasionale e partita Iva: quali differenze

Il lavoro autonomo occasionale e il lavoro autonomo con partita Iva, o meglio l’attività professionale, si distinguono in base all’organizzazione e all’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Parliamo di lavoro autonomo occasionale, in pratica, quando l’attività è esercitata in modo non abituale e senza un’organizzazione.

Certamente, il concetto di saltuarietà del lavoro e di organizzazione danno luogo a infinite discussioni, perché non esiste un criterio generale che determini l’abitualità, o meno, della prestazione, né l’esistenza di un’organizzazione, ma si deve valutare caso per caso.

Lavoro autonomo occasionale: i limiti

Non è dunque vero che si è obbligati ad aprire la partita Iva se si superano i 5.000 euro di compensi: questo limite obbliga soltanto all’iscrizione alla Gestione separata dell’Inps (l’aliquota contributiva è quella valida per i collaboratori, attualmente al 32,72% e a breve al 33,23%).

Si può parlare di lavoro autonomo occasionale, ad esempio, se si fatturano 8.000 euro per una sola prestazione saltuaria nei confronti di un solo committente. Al contrario, se si ha un rapporto continuativo con un committente, anche se per pochi giorni e con una retribuzione scarsa, ad esempio 100 euro ogni mese per una prestazione di 2 giorni mensili, il requisito dell’occasionalità viene a cadere.

Così come non si può parlare di lavoro autonomo occasionale se emerge un’organizzazione nell’esercizio dell’attività: generalmente, si parla di attività organizzata se è verificata la disponibilità di uno studio proprio, se ci sono collaboratori o dipendenti, o se esiste un sito internet relativo all’attività esercitata.

Si devono, ad ogni modo, valutare la continuatività e l’organizzazione caso per caso.

Lavoro autonomo occasionale: gli adempimenti

Gli adempimenti legati al lavoro autonomo occasionale sono piuttosto semplici: per le prestazioni effettuate si deve emettere una ricevuta, nella quale non è previsto l’addebito dell’Iva ma soltanto l’addebito di una ritenuta d’acconto del 20% (che poi è scomputata dall’Irpef dovuta in sede di dichiarazione dei redditi); la ritenuta non è effettuata se il committente è un privato, non sostituto d’imposta. Si deve applicare una marca da bollo da 2 euro se i compensi non superano i 77,47 euro.

In sede di dichiarazione dei redditi, compensi, spese inerenti e ritenute d’acconto, assieme agli eventuali contributi previdenziali, vanno dichiarati tra i redditi diversi.

Non si sommano, quindi, ai redditi derivanti dall’esercizio della professione.


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1 Commento

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