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Lo sai che? Quali sono i diritti di una moglie?

Lo sai che? Pubblicato il 18 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 giugno 2017

Fedeltà, assistenza, coabitazione. Ma anche diritto a non essere maltrattata, a lavorare, a vedere chi vuole, a decidere per i figli insieme al marito.

In teoria, parlare di quali sono i diritti una moglie potrebbe sembrare fuori luogo in una società in cui la parità di sessi è (o dovrebbe essere) un dato di fatto. Sarebbe, da questo punto di vista, più opportuno parlare di diritti – e di doveri – dei coniugi, senza distinguere tra marito e moglie.

Tuttavia, in non poche famiglie prevale ancora la cultura del cosiddetto «capofamiglia» il cui ruolo, come tale, è stato abolito nel 1975 (anche se rimane solo ai fini anagrafici) con la riforma del diritto di famiglia [1]. Grazie a quella legge, infatti, i diritti di una moglie e i diritti di un marito sono (o dovrebbero essere) gli stessi.

A chi, però, resta convinto che il marito sia quello che deve prendere ogni decisione in casa e che la donna debba sottostare alla volontà dell’uomo, è bene ricordare quali sono i diritti di una moglie stabiliti dalla legge, a partire da quelli sanciti dal Codice civile [2].

I diritti di una moglie acquisiti con il matrimonio

Insieme ai doveri, il Codice civile stabilisce i diritti di una moglie e di un marito nel momento in cui si sposano e formano una famiglia. Se è vero, com’è vero, che dai doveri scaturiscono i diritti, ecco i doveri previsti dal Codice:

  • alla fedeltà;
  • all’assistenza morale e materiale;
  • alla collaborazione nell’interesse della famiglia;
  • alla coabitazione;
  • alla contribuzione ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro (professionale o casalingo).

Ne consegue che una moglie ha diritto ad avere un marito fedele, che l’assista nei suoi bisogni morali e materiali, che collabori nell’interesse della famiglia (anche facendo le pulizie o passando la scopa elettrica quando c’è bisogno), che viva sotto il suo stesso tetto e che contribuisca ai bisogni della famiglia (cioè che non passi le giornate sulla poltrona davanti alla tv ma che si dia da fare per il bene di tutti).

Ma i diritti di una moglie vanno ben al di là di quanto sancito dal Codice civile. La citata riforma del diritto di famiglia riconosce a una moglie:

  • il diritto a scegliere la casa in cui abitare: non può essere individuata solo dal marito in base alle sue esigenze o ai suoi comodi (ad esempio perché vuole restare vicino alla mamma, anche se la moglie non vuole) ma deve essere scelta in base alle esigenze di entrambi i coniugi;
  • il diritto a partecipare alle decisioni relative ai figli: se il marito fa il medico e si mette in testa che anche il figlio deve seguire le sue orme, la moglie ha voce in capitolo e può opporsi se vede che il figlio vuole intraprendere un’altra strada;
  • il diritto ad avere dal marito i mezzi di sostentamento: se, per qualsiasi motivo, non può lavorare, la moglie deve essere mantenuta dal marito;
  • il diritto a gestire anche la parte economica della famiglia (pure se è solo il marito a lavorare);
  • il diritto a non essere denunciata per infedeltà, anche se essere sorpresa a letto con un altro può comportare un motivo di addebito della responsabilità di un’eventuale separazione.

Se uno di questi diritti viene leso, la moglie può rivolgersi a un giudice.

Diritti di una moglie: comunione o separazione dei beni

Prima del matrimonio, è importante decidere se optare per la comunione o per la separazione dei beni. In base a questa scelta quali sono i diritti di una moglie?

Con la comunione dei beni [3], la moglie ha diritto di disporre di tutti i beni acquisiti durante il matrimonio (compresi risparmi e debiti) ad eccezione di:

  • beni posseduti prima del matrimonio;
  • beni personali del marito;
  • donazioni o eredità ricevute dal marito.

Con la separazione dei beni, invece, [4] a ciascuno dei coniugi rimangono i propri beni. Marito e moglie devono contribuire in modo proporzionale alle necessità della famiglia, in base all’entità dei beni posseduti da ciascuno.

Il diritto di una moglie alla libertà e alla privacy

Tra i diritti di una moglie c’è anche quello alla libertà: il marito, infatti, deve rispettare la libertà, la dignità e la personalità della donna che ha sposato. Significa che la moglie ha il diritto a non essere mortificata dal marito, a non essere insultata (né in pubblico né in privato), a non essere maltrattata fisicamente o psicologicamente, a non essere svilita (ad esempio trovandosi costretta a subire un rapporto sessuale non desiderato o in modo umiliante) e a manifestare il proprio pensiero o il proprio culto religioso, cioè: a dire quello che pensa e a mettere in pratica le proprie convinzioni senza essere derisa, purché ciò non avvenga a danno dei figli.

Allo stesso modo, una moglie ha diritto al rispetto della propria privacy. Mariti ficcanaso no, grazie: rischiano una denuncia per reato di violenza privata se pretendono che la moglie gli faccia vedere le e-mail personali, i messaggi ricevuti sul cellulare o le telefonate fatte e ricevute, il contenuto dei suoi cassetti. La moglie ha diritto a parlare al telefono con una persona senza essere ascoltata o interrotta in modo illecito: il marito che provasse a farlo, rischierebbe la reclusione da 1 a 4 anni per intercettazione fraudolenta. Anche se «dimenticasse acceso», così per caso, un registratore audio o una telecamera per spiare la moglie mentre si trova da sola a casa.

Quali sono i diritti di una moglie per quanto riguarda la sua vita sociale? Innanzitutto, quello a frequentare chi le pare: non deve essere, certo, il marito a dirle con chi si deve vedere o con chi no. O a fare la tipica scenata in piazza se trova la moglie a prendere un aperitivo con un collega maschio dopo il lavoro. L’importante è che lei non dia dei motivi per far pensare a qualche «tresca» con atteggiamenti equivoci.

Frequentare chi le pare significa anche mantenere i contatti con la propria famiglia di origine (la mamma è sempre la mamma). Se il marito cercasse di impedirglielo, ne pagherebbe le conseguenze in sede di separazione.

Una moglie ha il diritto di lavorare. Essere costretta a restare a casa a fare la calza è roba, ormai, superata. La donna sposata può decidere di lavorare anche quando il marito ne guadagna tanti e promette che la manterrà a vita.

Una moglie ha il diritto di essere felice. Come suo marito. Con suo marito. Questo non c’è scritto sul Codice civile ma è inciso a fuoco su quello del buon senso.

note

[1] Legge n. 151/1975.

[2] Art. 143 cod. civ.

[3] Art. 177 cod. civ.

[4] Art. 215 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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