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Quali sono i diritti di un marito?

30 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 giugno 2017



Dai doveri di lei derivano i diritti di lui: fedeltà, assistenza, partecipazione ai bisogni, libertà e privacy. Senza mattarello. E tenendo mamma alla larga.

«E’ tardi, meglio che vada a casa, altrimenti mia moglie mi aspetta col mattarello». La vita coniugale è piena di luoghi comuni come questo: la moglie comanda, il marito ubbidisce. O non lo fa, ma tace e tiene per sé i propri spazi per non fare arrabbiare la moglie.

Sono, appunto, luoghi comuni che lasciano il tempo che trovano oppure nascondono un fondo di verità? Ciascuno si organizzi la propria vita di coppia come ritiene opportuno. Tuttavia non guasta ricordare quali sono i diritti di un marito, che nascono dai doveri di una moglie e da quelli scaturiti dal matrimonio. Partiamo proprio da questi ultimi, dai diritti di un marito in base ai doveri del matrimonio [1], ricordando che la violazione di questi diritti può avere dei risvolti sul piano civile (l’addebito in caso di separazione e, nei casi più gravi il risarcimento del danno) o sul piano penale (il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare scatta in capo a chi nega la dovuta assistenza materiale al coniuge).

Il diritto di un marito a non essere tradito

Sembra il più scontato dei diritti di un marito: tornare dal lavoro e non trovare la moglie a letto con un altro. Oppure non diventare lo zimbello del paese per colpa dei commenti dei vicini sulle abitudini fin troppo disinvolte della moglie. Il marito ha diritto a non essere tradito, perché la moglie ha il dovere di fedeltà imposto dal Codice civile, oltre che da quello non scritto dell’amore coniugale. Ma se cede alla tentazione di trovarsi un amante, lui come può comportarsi? Quali sono i diritti di un marito tradito?

Il tradimento non è un reato ma un illecito civile. Tuttavia, lo si può esibire come addebito in una causa di separazione. Il marito, quindi, ha il diritto di non pagare l’assegno di mantenimento alla moglie fedifraga dopo la separazione, anche se lui ha il reddito più elevato rispetto a quello di lei.

Questa norma vale non solo nella tipica circostanza in cui si sente lei che dice: «Oh, cielo, mio marito», cioè quando viene sorpresa con l’amante sotto le lenzuola. Ma anche quando lui sorprende lei a chattare con un uomo che vive nell’altra parte del mondo ed il contenuto della chat è piuttosto esplicito. Il tradimento via Facebook o via Whatsapp, insomma, tradimento resta, anche se non c’è stato un vero e proprio rapporto carnale. Così come lo scambio di e-mail piccanti o di lettere che facciano capire che c’è una relazione sentimentale extraconiugale. Basta anche una volta sola. Frasi del tipo «scusa, è stato un errore», «non so come possa essermi successo», «mi sentivo così sola» ecc., possono servire solo a farsi perdonare – forse – ma non a sminuire il tradimento in sé.

C’è, però, un’eccezione: quella del tradimento che avviene in un rapporto in crisi conclamata e trova causa in ragioni pregresse. Se la coppia non ha più rapporti sessuali o affettive, se la separazione, ormai, è una questione di tempo, il tradimento resta sempre un gesto triste ma non sufficiente a giustificare l’addebito in sede di separazione, purché vengano fornite delle prove (testimoniante di amici o parenti, ad esempio). Significa che il rapporto non è stato compromesso dal tradimento della moglie ma dal rapporto in sé, ormai inesistente.

Il diritto del marito all’assistenza

Poiché tra i doveri del matrimonio c’è anche quello all’assistenza sia morale che materiale, tra i diritti di un marito c’è proprio quello di essere compreso dalla moglie, sostenuto nei momenti di difficoltà e corrisposto nei momenti di intimità. In altre parole, «coccolato» e curato quando le cose non vanno nella sua vita per il verso giusto.

Il diritto di un marito all’assistenza morale comporta, infatti, anche il dovere della moglie di «concedersi» ad un rapporto sessuale (il discorso è reciproco, ovviamente: anche lui deve fare la sua parte quando è la donna ad avere bisogno). A meno che ci siano delle valide ragioni, come un evidente motivo di salute. Purché non si finisca come nella barzelletta delle balene: «Cara, là fuori migliaia di persone si battono per evitare l’estinzione della nostra specie e tu mi dici che ti è venuto il mal di testa…». Ecco, il solito «mal di testa» non è una scusa per mancare a questo dovere coniugale.

Ma, come dicevamo, tra i diritti del marito c’è anche quello dell’assistenza materiale. Intesa come un sostegno, ad esempio, in caso di malattia o anche economico quando lui si trova in difficoltà. Senza dimenticare che il tempo passa per tutti e, quando si diventa anziani, si ha più bisogno l’uno dell’altra. Ecco, quel «finché morte non ci separi» significa anche quello: garantire l’assistenza materiale nel momento in cui l’altro è più fragile.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto prettamente economico, se la coppia si separa tra i diritti di un marito rientra quello ad avere l’assegno di mantenimento, nel caso la moglie avesse un reddito superiore al suo oppure lui non fosse autosufficiente.

Il diritto del marito a non portare avanti da solo la baracca

I diritti di un marito contemplano il dovere della moglie a contribuire ai bisogni della famiglia e di partecipare alle spese necessarie per portare avanti la baracca, come si suol dire. In base alle capacità economiche o lavorative di lei, il marito ha diritto a ricevere una mano dalla moglie per pagare le bollette, l’affitto, la spesa, la scuola dei bambini, ecc.

Se, invece, la coppia ha deciso di comune accordo che la moglie stia a casa per badare direttamente e a tempo pieno alle necessità della famiglia, il marito ha il diritto di concentrarsi sul proprio lavoro e sulla propria carriera. Non significa che lui non debba mai passare la scopa elettrica in casa: significa che la moglie non deve pretenderlo, perché l’attività di casalinga ha pari dignità e valore di quella lavorativa in senso stretto. Se la donna decide di stare a casa e pretende che sia il marito a pulire e cucinare o vuole la domestica per potersi concedere estetista, piscina e shopping, viola il dovere di assistenza e contribuzione.

Il diritto del marito alla libertà e alla privacy

Ci sono molti modi di essere violenti tra le mura di casa. Sicuramente il peggiore è quello di mettere le mani addosso all’altro, uomo o donna che sia. Ma esistono dei metodi molto più «sottili» e non per questo meno avvilenti. E’ il caso di chi parla male del marito alle spalle o in pubblico, di chi lo umilia in privato o davanti alle amiche, di chi si lamenta in continuazione di lui davanti alla madre, sminuendo le sue capacità e la sua dignità. Il marito ha diritto a difendersi da questo tipo di violenza, spesso psicologica, altre volte a suon di piatti lanciati o di mattarello in testa, per usare due icone del litigio domestico. Se la moglie non rispetta i diritti del marito con questo tipo di atteggiamenti, può essere tenuta a risponderne legalmente e a versare una somma come risarcimento del danno provocato.

Come la moglie, anche il marito ha diritto alla privacy. Un conto è vederlo arrivare con il colletto della camicia sporco di rossetto, altro ben diverso è andare a frugare nelle sue cose, controllare il suo cellulare o la sua casella di posta elettronica, mettere le mani nella tasca della giacca con la scusa che deve mandarla in lavanderia per vedere se c’è il biglietto da visita di qualche donna o lo scontrino di «quel» posto in cui non si doveva trovare. Tutto questo si chiama violazione della privacy, della quale si risponde in tribunale.

La privacy, però, vuol dire anche rispetto della propria intimità, intesa come possibilità di vivere la propria casa come nido di amore e di famiglia. Questo vuol dire che il marito ha il diritto di decidere quando e quanto tempo può stare la suocera in casa della figlia. Che, poi, sarebbe anche la casa del marito, appunto. Visite troppo frequenti e, soprattutto, prolungate ledono i diritti del marito in quanto dev’essere anche lui a decidere eventuali invasioni di campo.

Ultima – ma non ultima – questione: il marito ha il diritto di mettere la chiave nella serratura e riuscire ad aprire la porta di casa finché la moglie vive con lui. Cambiare quella serratura per un litigio o per una separazione iniziata ma non conclusa è sbagliato. E perseguibile. Se proprio non si vuole il marito fra i piedi, c’è sempre la stanza degli ospiti. O il divano del salotto, quello che era stato comprato da entrambi perché «era così comodo che ci si potrebbe dormire una notte intera». Anche due, volendo.

note

[1] Art. 143 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. La legge e sbaglata!Tante donne cercano di sposarsi per non faticare du lavorare e dopo con violenza psicologica,sfidano il marito e chedono divorzio.Doppo tutta la vita sono mantenuti da mariti.Eco perche uomini impazziscono e uccidono le moglie.

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