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Voucher, posso sostituirli col part time senza orario minimo?

9 giugno 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 giugno 2017



Quando è possibile utilizzare il contratto part time senza orario minimo per sostituire i voucher?

Part time senza limiti minimi di orario per garantire, almeno in parte, la flessibilità dei vecchi voucher: è questa la possibilità che emerge da un’attenta analisi del Ccnl intersettoriale commercio, terziario, servizi, pubblici esercizi e turismo di Cifa e Confsal.

Il contratto collettivo intersettoriale, difatti, contiene una disciplina del lavoro a tempo parziale che consente l’assenza di un orario minimo: ad esempio, utilizzando questo contratto è possibile assumere un dipendente anche per farlo lavorare soltanto un giorno alla settimana, oppure soltanto per alcune settimane nel mese, o, ancora, per alcuni mesi nell’anno.

In questo modo, è garantita una notevole flessibilità all’azienda senza necessità di ricorrere ad altri strumenti che possono comportare maggiori costi o più severe limitazioni, come il contratto a chiamata, che prevede, ad esempio, la limitazione di non poter utilizzare lavoratori over 24 o under 55, oppure come il contratto di somministrazione che, sebbene molto elastico, comporta dei costi aggiuntivi. Anche i nuovi PrestO, i contratti di prestazione occasionale che sostituiscono i voucher, contengono numerosi “paletti”: non possono essere utilizzati dalle aziende con oltre 5 dipendenti o operanti in specifici settori, non si possono superare le 280 ore annue, né 2500 euro annui di compensi per singolo prestatore o 5.000 euro di compensi annui complessivi.

Insomma, il part time senza orario minimo sembra costituire la soluzione ideale per garantire massima flessibilità: tuttavia, anche questo strumento contiene alcuni precisi parametri da rispettare.

Part time senza orario minimo: i limiti

I contratti di lavoro a tempo parziale che non prevedono un orario minimo devono comunque prevedere l’indicazione precisa della collocazione delle ore di lavoro: l’accordo collettivo, in particolare, prevede che nel contratto di lavoro part time sia contenuta una puntuale indicazione dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

È comunque possibile aumentare le ore di lavoro inizialmente previste da contratto, con l’inserimento di apposite clausole elastiche: le clausole elastiche, nel dettaglio, possono consentire sia l’aumento dell’orario di lavoro che la variazione della collocazione temporale. Le clausole elastiche devono però essere previste in un’apposita pattuizione scritta, anche contestuale al contratto di lavoro.

Part time senza orario minimo: lavoro supplementare

Se le clausole elastiche comportano un aumento dell’orario di lavoro stabilito nel contratto comportano, nella maggior parte dei casi, una maggiorazione della paga oraria.

L’obbligo, o meno, di corrispondere la maggiorazione dipende dalle previsioni del contratto collettivo applicato: il contratto collettivo intersettoriale [1], ad esempio, prevede una maggiorazione del 15%. La maggiorazione non è dovuta se la modifica è strutturale e accettata dal lavoratore, o se richiesta da lui stesso. Il contratto collettivo prevede inoltre l’obbligo di preavviso di almeno 2 giorni lavorativi, e che il lavoro supplementare non ecceda il limite del 25% della normale prestazione annua a tempo parziale.

Se gli accordi collettivi non prevedono nulla, si deve applicare una maggiorazione pari al 15%, secondo quanto stabilisce il testo unico sui contratti [2].

note

[1] Art. 156 Ccnl intersettoriale commercio, terziario, servizi, pubblici esercizi e turismo  Cifa e Confsal.

[2] D.lgs. 81/2015.

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