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Lo sai che? È possibile adottare il figlio del coniuge?

Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 giugno 2017

Il nuovo partner può adottare il figlio minore che il coniuge ha avuto fuori dal matrimonio: può però essere essenziale l’assenso del genitore naturale.

L’adozione del figlio del coniuge è ammessa dalla legge ma a condizione che siano soddisfatti alcuni requisiti. Si tratta infatti di un’ipotesi che rientra nelle cosiddette “adozioni in casi particolari”, ammessa a favore coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge [1].

Ai fini dell’adozione è necessario innanzitutto il consenso espresso del coniuge adottante e del figlio da adottare qualora questi abbia compiuto il quattordicesimo anno di età. Se invece egli ha compiuto dodici anni, deve essere personalmente sentito dal giudice per verificare che l’adozione sia per lui favorevole, in termini di sviluppo armonico della personalità.

Se il minore ha un’età inferiore a dodici anni può essere sentito dal giudice in base alla sua capacità di discernimento.

In ogni caso, se l’adottando non ha compiuto gli anni quattordici, l’adozione deve essere disposta dopo che sia stato sentito il suo legale rappresentante.

Se il genitore naturale si oppone all’adozione

Per l’adozione è poi necessario l’assenso dei genitori. Oltre all’assenso della madre è quindi indispensabile anche quello del padre naturale.

Se il genitore naturale si rifiuta, il tribunale, sentiti gli interessati, su istanza dell’adottante, può comunque concedere l’adozione, qualora ritenga il rifiuto del genitore naturale ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando.

Il giudice non può in ogni caso pronunciare l’adozione se l’assenso è stato rifiutato da genitori esercenti la responsabilità genitoriale. Ciò vuol dire che, se il padre naturale, anche se non più convivente con il minore, ha ancora la responsabilità genitoriale (perché non sospesa o non decaduta), e si oppone all’adozione, il giudice non può autorizzarla.

Il tribunale può pronunciare l’adozione quando è impossibile ottenere l’assenso per incapacità o irreperibilità delle persone chiamate ad esprimerlo.

La giurisprudenza tende ad escludere l’adozione di un minore che abbia ancora i genitori naturali qualora questi abbiano la responsabilità genitoriale e ciò a prescindere dal rapporto instaurato con essi.

Per esempio, la Cassazione [2] ha ritenuto legittimo negare l’adozione di un minore da parte del nuovo marito della madre per il solo fatto che il padre naturale si era opposto, anche se di fatto si era sempre disinteressato del figlio. I giudici hanno in quella sede dato peso alla permanenza della responsabilità genitoriale in capo al padre naturale che gli attribuiva il diritto di impedire al minore di avere un secondo padre.

Sempre la stessa pronuncia ha statuito che, in tema di adozione in casi particolari, ha efficacia preclusiva il dissenso manifestato dal genitore naturale non convivente all’adozione del figlio minore, dovendo egli ritenersi comunque “esercente la potestà (più corrttamente responsabilità)“.

Ciò vale anche quando il genitore naturale non sia mai stato convivente con il minore, dato che il principio della bigenitorialità ha eliminato ogni difformità di disciplina tra figli legittimi e naturali, cosicché la cessazione della convivenza tra genitori naturali non comporta più cessazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale.

Come ottenere l’adozione del figlio del coniuge

L’adozione deve essere chiesta con ricorso al Tribunale per i Minorenni. Se concessa con sentenza del giudice (in presenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge e quindi del consenso e assenso degli interessati oltre che, in via principale, della valutazione favorevole per il minore) produce effetti diversi dalla classica adozione.

L’adottato si ritrova sostanzialmente con due famiglie: mantiene il rapporto con la famiglia d’origine e i diritti successori nei confronti di quest’ultima, ma assume anche i diritti della famiglia adottiva.  Egli conserva il cognome della famiglia d’origine, ma vi si aggiungerà quello della famiglia adottiva.

Con la sentenza che pronuncia l’adozione, il genitore adottivo assume la responsabilità genitoriale e tutti gli obblighi di mantenimento, educazione e istruzione nei confronti del minore.

note

[1] Art. 44, lett. b) L. n. 184/1983.

[2] Cass. sent. n. 10265/2011.


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3 Commenti

  1. Io sono ragazza madre. Sto col mio compagno da quando mio figlio, anzi, nostro figlio aveva 5/6 mesi di età e ci conoscevamo già prima e speriamo di sposarci presto.
    Mio figlio non è stato riconosciuto dal padre biologico, in teoria non esiste. Il mio compagno è l’unico papà che ha mai avuto, è un padre a tutti gli effetti da sempre e per sempre. Dopo il matrimonio speriamo di mettere il fiocco alla nostra famiglia con questa bella adozione perché questo legame di padre e figlio sia riconosciuto anche dallo stato.

  2. Buonasera

    situazione complessa

    siamo due fratelli e siamo stati adottati minorenni dall’attuale compagno di nostra madre.
    Il nostro padre biologico , avendo un’altra famiglia, non ci ha mai riconosciuti, ma noi l’abbiamo saputo solo successivamente.
    Dopo 20 anni ci siamo riconciliati con nostro padre biologico…..lui voleva riconoscerci ma improvvisamente é mancato.

    E’ tecnicamente possibile, ad oggi, un disconoscimento di genitore adottivo e successivo riconoscimento del genitore biologico tramite esami del dna?

    Grazie

    1. Se la finalità è quella di poter essere considerati eredi necessari del vostro padre naturale, non occorre essere disconosciuti dal vostro padre adottivo. Si dovrà semplicemente richiedere il riconoscimento del vostro stato di figli del de cuius, e del conseguente diritto alla quota di eredità spettante.

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