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Lo sai che? Notifica cartella alla vecchia residenza: come contestarla

Lo sai che? Pubblicato il 10 giugno 2017





> Lo sai che? Pubblicato il 10 giugno 2017

La cartella di pagamento va notificata presso la residenza del contribuente e le variazioni hanno effetto decorsi trenta giorni.

Non sempre l’Agente della riscossione si aggiorna sui cambi di residenza dei contribuenti. Accade così che una cartella di pagamento possa essere notificata presso la vecchia abitazione del contribuente. In questo caso la notifica è nulla e la cartella di pagamento può essere contestata. Vediamo come fare opposizione alla cartella notificata erroneamente presso la vecchia residenza.

Dove va notificata la cartella di pagamento?

La notifica della cartella di pagamento, indirizzata ad un contribuente persona fisica (cioè al normale cittadino, escluse le società e gli enti di varia natura), va eseguita presso la residenza del destinatario.

In altre parole, l’Agente della riscossione deve notificare le cartelle di pagamento nel comune nella cui anagrafe il contribuente è iscritto. Tecnicamente si dice che in questo comune il contribuente ha il suo domicilio fiscale. All’interno del comune va poi cercato l’indirizzo preciso in cui il contribuente abita.

Cosa accade quando il contribuente cambia residenza?

Nel caso in cui il contribuente cambi il proprio indirizzo di residenza, è opportuno dare comunicazione al competente ufficio comunale (anagrafe).

Il cambio di residenza va richiesto anche nel caso in cui ci si sposti all’interno della stessa via, da un numero civico ad un altro, e perfino quando si cambi appartamento all’interno dello stesso edificio.

Quando il contribuente comunica al Comune l’abbandono della vecchia residenza, anche l’Agente della riscossione deve intendersi ugualmente informato ai fini della esecuzione delle notifiche.

Fino a quando è valida la notifica alla vecchia residenza?

Attenzione perché la variazione della residenza non ha effetto da subito.

Infatti la modificazione dell’indirizzo, al quale vanno notificati tutti gli atti destinati al contribuente, ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello in cui è avvenuta la variazione anagrafica [1].

Facciamo un esempio concreto.

Se il contribuente ottiene la variazione della residenza anagrafica il 1° luglio:

  • le notifiche effettuate presso la vecchia residenza dal 1° luglio al 31 luglio restano valide;
  • le notifiche effettuate presso la vecchia residenza dopo il 31 luglio sono nulle.

Come contestare la notifica nulla fatta presso la vecchia residenza?

La notifica fatta presso la vecchia residenza, dopo il termine di trenta giorni dalla variazione anagrafica sopra indicato, è sicuramente nulla.

Tuttavia la giurisprudenza afferma che se il contribuente impugna per tempo una cartella di pagamento, lamentando il vizio di notifica, la cartella viene sanata. In altre parole, si ritiene che la notifica della cartella abbia comunque raggiunto il suo scopo, che è appunto quello di portare il contribuente a conoscenza del suo debito. Poiché lo scopo della notifica è stato raggiunto, il vizio viene sanato e dunque il contribuente non può lamentarsi degli errori eventualmente commessi dall’Agente della riscossione.

Come evitare che la notifica nulla venga sanata?

Come abbiamo detto, la cosiddetta sanatoria della notifica si verifica quando il contribuente dimostra nei fatti di aver ricevuto la cartella, a prescindere dalla regolarità del procedimento di notifica.

Quindi sicuramente il vizio di notifica (tipo la notifica presso la vecchia residenza) viene sanato quando il contribuente impugna la cartella tempestivamente, ovvero entro sessanta giorni dalla notifica.

Invece, il vizio di notifica rimane in piedi nei seguenti casi:

  • quando il contribuente viene a conoscenza di essere debitore nei confronti dell’Agente della riscossione facendo un accesso agli atti, ovvero richiedendo un estratto di ruolo;
  • quando il contribuente viene a sapere di avere delle cartelle di pagamento a proprio nome mediante la notifica di un atto successivo. Ciò accade ad esempio quando al contribuente viene notificato un preavviso di fermo amministrativo.

Come dimostrare di aver cambiato residenza?

Il contribuente deve dare la prova di aver ottenuto la variazione anagrafica della residenza. Per farlo basta richiedere presso il Comune, in cui si abita, un certificato storico di residenza.

Infatti all’interno di un certificato storico di residenza sono elencate tutte le variazioni anagrafiche e le date in cui il contribuente si è trasferito da un indirizzo ad un altro.

Il certificato di residenza va poi depositato nel corso del giudizio, in modo che il giudice possa verificare che:

  • la variazione della residenza era stata regolarmente comunicata dal contribuente al comune;
  • la notifica è stata erroneamente eseguita dall’Agente della riscossione presso la vecchia residenza;
  • la notifica presso la vecchia residenza è stata compiuta passati trenta giorni dalla avvenuta variazione anagrafica.

Se viene accertato che la notifica eseguita presso la vecchia residenza è effettivamente viziata, la cartella viene annullata e il debito viene cancellato.

L’Agente della riscossione può notificare di nuovo la cartella presso la residenza corretta?

In astratto, l’Agente della riscossione può nuovamente notificare la cartella di pagamento, una volta accertato che il contribuente ha lasciato la vecchia residenza, comunicando la variazione al Comune.

Tuttavia la cartella va notificata entro precisi termini di decadenza, che elenchiamo nell’articolo Cartella Equitalia: tutti i termini di decadenza.

Se il termine di decadenza è passato, l’Agente della riscossione non può più notificare la cartella.

Considerato quanto dura il processo, iniziato dal contribuente per contestare la notifica presso la vecchia residenza, è probabile che maturi il termine di decadenza e che il debito venga di conseguenza definitivamente annullato.

note

[1] Art. 60 D.P.R. 29.09.1973 n. 600.


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