Diritto e Fisco | Editoriale

Come ricominciare a pagare il canone Rai senza multe

17 giugno 2017


Come ricominciare a pagare il canone Rai senza multe

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 giugno 2017



Nel 2003 ho fatto richiesta di suggellamento che non è mai avvenuto. Ora voglio ricominciare a pagare il canone senza che mi chiedano gli arretrati o mi multino. Che fare?

Il fatto che il lettore abbia deciso di corrispondere da quest’anno il canone e, soprattutto, il fatto che effettivamente andrà a pagarlo non comporterà automaticamente da parte della Rai l’avvio della procedura di riscossione del canone relativamente alle dieci annualità pregresse (essendo decennale il termine prescrizionale in materia). Non è, cioè, scontato che la Rai attivi le procedure di riscossione coattiva per le annualità di canone precedenti al 2016.

In ogni caso, ove la Rai decidesse di richiedere il pagamento delle annualità pregresse rimaste non pagate, è chiaro che lo farebbe basandosi sulla presunzione del possesso da parte del lettore di un apparecchio televisivo anche negli anni trascorsi (presunzione rafforzata, nel suo caso specifico, dal fatto che la missiva dal lettore inviata nel 2003 per richiedere il suggellamento, e quella successiva, comprovano il possesso di un apparecchio). In tale prospettiva, può essere consigliabile (per rafforzare sul piano probatorio la sua posizione) accompagnare il pagamento del canone dall’invio di una raccomandata a.r. in cui comunica alla Rai di non aver posseduto apparecchi televisivi prima del 2016 (essendo poi onere della Rai dimostrare il contrario) e, magari, se possibile, dalla fotocopia dello scontrino di acquisto di un apparecchio televisivo con data successiva al 1° gennaio 2016 evidenziando che il pagamento a partire da quest’anno deriva dal fatto che proprio da quest’anno si possiede un apparecchio di ricezione dei programmi radio – televisivi. Se, poi, la Rai dovesse comunque inviargli avviso di accertamento per il recupero dei canoni per le annualità pregresse (maggiorati di interessi e sanzioni), vi è un precedente giurisprudenziale [1] di annullamento di una cartella di pagamento per la riscossione del canone Rai in un caso in cui non era seguito, da parte della Rai, il suggellamento dell’apparecchio sebbene richiesto dal contribuente con le modalità previste dalla legge. In tale caso, i giudici tributari motivarono l’annullamento della cartella con riferimento sia al mancato suggellamento dell’apparecchio (sebbene richiesto dal contribuente), sia al principio processuale [2] secondo cui possono considerarsi come provarti i fatti non contestati (nel caso di specie, il contribuente aveva dichiarato in ricorso di non aver posseduto né utilizzato apparecchi di ricezione radio-televisiva e la Rai non aveva sul punto mosso alcuna obiezione). Tale precedente giurisprudenziale potrà essere utilizzato dal lettore nel caso gli fosse recapitato un atto della procedura di riscossione del canone per gli anni trascorsi ed egli  decidesse di proporre opposizione dinanzi al competente giudice tributario.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Ctr Lazio sent. n. 597 del 2013.

[2] Art. 115 cod. proc. civ.

Commissione Tributaria Regionale di Roma, sezione 1°

Sentenza dell’8 ottobre 2013, numero 597

(Presidente Alfonso Lauro, relatore Giandomenico Tozzi)

 

Le ragioni giuridiche della decisione

Questa Commissione ritiene che l’appello del contribuente possa essere accolto, per ragioni sostanziali. Risulta infatti che il contribuente abbia richiesto già nell’anno 2002 l’oscuramento delle reti Rai; ha fatto presente di aver inviato una ulteriore raccomandata nell’anno 2008, nella quale comunicava il non utilizzo dell’apparecchio televisivo da lui detenuto perchè rotto, ma le sue richieste non hanno avuto alcuna comunicazione di risposta.

Il contribuente dunque aveva presentato denuncia di oscuramento delle reti Rai e quindi in tutta buona fede riteneva di non dover più versare il canone relativo al suo abbonamento.

Le argomentazioni del contribuente non vengono contestate in maniera specifica e puntuale da parte degli enti appellati; di tal ché deve presumersi la loro fondatezza quantomeno in applicazione del principio di non contestazione previsto dall’art. 115 cpc come modificato con la novella L. 69/2009 il quale prevede che i fatti che una parte ha l’onere di provare non sono più bisognevoli di prova (e, pertanto, il Giudice deve considerarli come veri e decidere di conseguenza, in caso di mancata specifica contestazione a opera della parte interessata.

In altri termini, la mancata contestazione, rappresenta, in positivo e di per sè, l’adozione di una linea incompatibile con la negazione del fatto e quindi rende inutile provarlo perchè non più controverso.

Sulla base delle dedotte considerazioni, l’appello del contribuente deve essere accolto e per l’effetto deve essere annullata la cartella di pagamento impugnata.

Le spese di lite possono essere compensate tra le parti, tenuto conto della natura della controversia e della sua sostanziale semplicità; e tenuto, in particolare conto, della necessità di emettere una sentenza sulla base di ragioni sostanziali e non soltanto formali

P.Q.M.

La Commissione Tributaria Regione del Lazio – Sezione 1a, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, così dispone:

“Accoglie l’appello, spese compensate”.

10 gennaio 2014

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