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Utenza acqua: nessun contributo di attivazione è dovuto al Comune

9 Giu 2017


Utenza acqua: nessun contributo di attivazione è dovuto al Comune

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Giu 2017



Il Comune non può pretendere un contributo fisso per allacciare l’appartamento alla rete idrica e attivare l’utenza dell’acqua.

Sorpresa: i Comuni non possono chiedere prestazioni economiche per attivare l’acqua negli appartamenti dei cittadini. Questo perché le tariffe idriche sono determinate dalle indicazioni del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) fissate con ordinanza del 2002 [1] mentre, per il resto, sono soggette ai normali accordi privatistici, stretti tra le parti. Dunque, il Comune non può imporre delle prestazioni accessorie ulteriori. A chiarirlo è una recentissima e interessante sentenza della Cassazione [2].

Bocciati i “diritti fissi” delle amministrazioni locali che vanno ad incidere sull’attivazione dell’utenza idrica, come ad esempio quelli per «fogne e depurazioni». Non rileva il fatto che l’ente erogatore dell’acqua abbia natura pubblica, sia partecipato dall’amministrazione o si tratti di una società privata. Secondo infatti l’orientamento espresso dalla Suprema Corte – che così facendo ha accolto il ricorso di alcuni cittadini vessati dal Comune di appartenenza – i contributi non possono essere imposti con regolamento comunale poiché il rapporto è di natura contrattuale e non regolamentato da fonti amministrative.

Risultato: il privato assume una posizione di «diritto soggettivo» (tutelabile davanti al giudice ordinario) all’attivazione dell’utenza dell’acqua e il Comune non può richiedere una prestazione pecuniaria ulteriore di un determinato importo.

Addio corrispettivi per pubblico servizio. Nell’ambito di un procedimento instaurato da alcuni cittadini nei confronti del Comune per l’accertamento della non debenza del “diritto fisso” richiesto dal Comune in relazione alla richiesta di un’utenza di servizio idrico, la Cassazione ha colto la palla al balzo per ribadire un principio già affermato in passato: l’amministrazione locale non può maggiorare il corrispettivo dovuto alla società fornitrice dell’acqua, imponendo un contributo fisso comunale poiché si tratta di un pubblico servizio. Al contrario il privato ha un vero e proprio diritto soggettivo e nessuna prestazione accessoria gli può essere richiesta dall’ente locale.

note

[1] Cipe delibera n. 131/2002.

[2] Cass. ord. n. 14143/17 del 7.06.2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 14 marzo – 7 giugno 2017, n. 14143
Presidente Tirelli – Relatore

Fatto e diritto

In un procedimento tra C.I. e altri, e Comune di Ascoli Piceno, avente ad oggetto l’accertamento circa la richiesta della titolare di una utenza di servizio idrico, della non debenza di “diritto fisso” richiesto dal Comune.
Il Giudice di Pace rigettava la domanda. Il Tribunale, in funzione di Giudice di appello, in riforma, la accoglieva.
Ricorre per cassazione il Comune. Non svolge attività difensiva l’intimata.
Il Comune propone ricorso sulla base di due motivi. Con il primo, si afferma che il Comune ha gestito il servizio idrico, determinando le relative tariffe nel pieno rispetto della normativa in vigore. Nel secondo/si sostiene che il giudice, valutando illegittimo il diritto fisso in esame,avrebbe dovuto disapplicare varie delibere comunali e la stessa delibera del CIPE n. 131 del 2002, che ne costituisce il fondamento.
I due motivi, strettamente connessi, possono trattarsi congiuntamente.
Si da atto che controversia del tutto analoga (ricorrente lo stesso Comune) è già stata decisa da questa Corte (n. 14958 del 2012) in senso sfavorevole al Comune stesso.
In generale, va ribadito che, in tema di corrispettivo dovuto per il godimento di un pubblico servizio, la posizione del privato assume la natura di diritto soggettivo, tutelabile dinnanzi al giudice ordinario, per quanto attiene all’accertamento della inesistenza del potere dell’ente di pretendere una prestazione pecuniaria di un determinato importo, venendo in tal caso in considerazione diritti ed obblighi di fonte contrattuale privata e ben potendo il giudice verificare in via incidentale la legittimità e l’efficacia di provvedimenti della autorità amministrativi determinativi o modificativi della tariffa. Nella specie, la debenza del diritto fisso “fogne e depurazioni” attiene al rapporto di utenza del servizio idrico integrato inquadrabile nei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, la cui fonte regolatrice non è di natura amministrativa ma di diritto privato negoziale, indipendentemente dalla natura dell’erogatore.
Va altresì osservato che proprio dalla parte di delibera n. 55 del 2002, riportata nello stesso ricorso emerge che l’importo fisso “fognatura e depurazione” è composto da voci del tutto estranee ai consumi di acqua, e relative invece ad altri parametri (numero addetti, superficie edificata, ecc.), non contemplati dalla predetta delibera del CIPE n. 131 del 2002. Non si comprende dunque per quale ragione l’odierna resistente avrebbe dovuto impugnare la deliberazione del CIPE, cui la delibera n. 55 del 2002 avrebbe dovuto conformarsi né altre delibere comunali, come richiesto dal ricorrente, la cui rilevanza non iene specificamente chiarita. È bensì vero che, con successiva delibera n. 133 del 2004, il Comune ha eliminato l’importo per “costi generali ed amministrativi” ma questo non era il solo costo fisso svincolato dai consumi, essendo rimaste in vita voci variabili in funzione di numero di addetti e della superficie.
Vanno pertanto rigettati i due motivi e conseguentemente il ricorso.
Nulla sulle spese, non essendosi costituita l’intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.


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3 Commenti

  1. Salve,
    volevo un chiarimento sull’argomento,
    vale anche per il contributo fisso su depurazione e fognatura che paghiamo trimestralmente nelle bollette, ad una società privata che si occupa della distribuzione?

  2. Come procedere? Dato che sicuramente il comune o chi per lui continuerà a richiedere il contributo fisso?
    Possiamo richiedere indietro il denaro che ci é stato addebitato ingiustamente negli anni?
    Grazie per la risposta.

  3. Questo vale anche per le società di servizio tipo Hera, io ho pagato una quota per allacciamento e una quota per chiusura contatore.

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